sabato 5 agosto 2006

x Gianpiero

Mi auguravo di non dover più raccontare di inaspettate dipartite, invece ...
Sono ancora frastornato, incredulo, lo sarò ancora per molto perchè lo conoscevo da vent'anni ma purtroppo la realtà dura è questa: Gianpiero non doveva meritare una fine così. E' la realtà che supera l'immaginazione. Ti accorgi subito di quando una persona è brillante, speciale, quando è una spanna sopra la media. E lui era di quelli. Forse anche non simpatico a tutti, ma quando hai un'idea precisa in testa, conosci le tue capacità e sai dove vuoi arrivare, quando riesci a dire un impopolare "no" e diventi il bersaglio di critiche di basso profilo, la simpatia è un carattere marginale. Invece Gianpiero aveva simpatia da vendere e riusciva sempre a metterti a tuo agio, il conoscente e lo sconosciuto. Nel complicato mondo delle macchine amministrative lui era già un asso e tra qualche anno l'avremmo visto scalare chissà quali vette ... Ma non è andata così: uno schianto e poff! Poi cominciano i perchè. Cause, responsabilità, fatalità. Non c'è nulla da dire, tranne che i tempi sono bastardi e se sei un animale da soma prima o poi qualcuno ti carica il fardello fino al limite, e tu taci perchè sei certo (o credi) di farcela. E se il viaggio l'hai già portato a termine, un secondo è già pronto per te e se batterai un tempo migliore sarai ripagato col sorriso beota del dio efficiente. E così ogni giorno, senza il tempo di prendere fiato.
Già, il tempo. Neanche liberi di prendersi il tempo ... Ciao, Gianpiè

lunedì 31 luglio 2006

Da queste parti in questi giorni è in azione l'esercito della salvezza: c'è un gran da fare nel raccattare animaletti. Nell'ordine: una cinciarella (purtroppo deceduta, che dramma), una gazza e un rondone (salvato dal traffico cittadino) e per ultima una micetta multicolore (quella accanto), subito battezzata Principessa. Mah!

lunedì 10 luglio 2006


Me ne stavo a bordo campo, osservando i ragazzini nella loro partitina di fine corso. Un campo in terra battuta abbastanza grande per ricavare due campetti 7+7 e lo spazio per i riscaldamenti. Famigliole, nonni e zii, tutti ad ammirare i piccoli giocatori, gruppi colorati, uno per ciascun "mister". Premesso che di calcio non capisco un'acca, mi faceva un pò strano seguire la partitella con mio figlio tra questi. Al mio fianco un altro papà, più in là negli anni, brizzolato. "Eccolo, è quello là. Stessa passione del fratello, anche di più, forse." - Si, (rispondo) suo figlio e il mio sono anche compagni di squadra, a quanto pare. "Oggi avrebbe avuto ventuno anni, il fratello". E così comincia a raccontare.
"Era davvero promettente al calcio. Gli allenatori volevano proporlo per fargli fare una carriera professionale. Anche a scuola lo sapevano, che era un piccolo asso del calcio. Lui mi promise che non avrebbe trascurato gli studi, anzi, promise che avrebbe fatto qualcosa in grado di far sentire orgoglioso il padre. Oggi a pensarci, aveva ragione, perchè parecchi giornali parlarono dell'incidente e per diversi giorni.
Dopo quel giorno, mia moglie entrò in una profonda depressione, al punto tale che il dottore disse che forse non avrebbe concepito più figli. Comunque lui tornava nei miei sogni e prevedeva tutto ciò che si sarebbe verificato. Una insperata risalita della sua squadra del cuore (l'Inter) dal fondo del campionato, fino alla vittoria finale, i risultati delle partite e poi, un giorno un messaggio strano: Non temere, papà, consola mamma perchè io ritornerò." Mentre ascoltavo questa storia mi si accapponava la pelle e nello stesso tempo notavo la serenità di quest'uomo nel raccontarla, quasi fosse una storia qualunque. "Il messaggio che lasciò quella notte era questo: avrei avuto un figlio. Questa cosa era contro ogni logica perchè a mia moglie la terapia antidepressiva aveva mandato via anche il ciclo. Invece no: mia moglie attendeva un bambino. Ed eccolo lì, io ci credo nei sogni."


Una fredda sera dell'autunno 1996, un'auto fuori controllo per il fondo bagnato sbandando investe due ragazzini, di ritorno dalla scuola calcio. Lo stadio comunale viene intitolato a loro: una lapide affissa sulla parete accanto gli spogliatoi ricorda la memoria di Carlo e Giuseppe, 11 anni entrambi, amici e con la passione del pallone.

domenica 18 giugno 2006

eppure...



Poi ci si dimentica degli inizi, belli.

Se c'è qualcosa di bello,

un barlume, uno straccio di verità,

questa vita ci passa il panno sopra

ed è tutto pulito,

senza timore di perdere amore.

Amore, lo sporco necessario,

me e te, vittime di questo enorme gioco...

Afferrami ancora

come fece quel leggero colpo di vento

che ci lanciò dall'alto della scogliera

giù, felici e incoscienti.

venerdì 26 maggio 2006



immagine di Hugo P. - link

Voglio ricordare un amico, conosciuto per web a fine 2004. Insofferente, estroverso, originale, alla perenne ricerca del bello nelle cose impossibili, Hugo usava la fotocamera come un segugio, cercando "fiori tra il letame", parafrasando un verso del suo amato De Andrè. Sì, ci ha lasciati pochi giorni fà. Ci rimangono le sue immagini, quelle della sua città, delle periferie, i colori delle sue invenzioni cromatiche e molto altro. Ciao Hugo.

mercoledì 10 maggio 2006

Polvere



Spaccheresti il mondo, lo sento,

e al prossimo angolo svoltato

tracceresti nuovi limiti.

Ma la strada è polverosa,

troppo, da togliere il respiro,

e si sà, l'istinto di sopravvivenza

ha sempre il primo posto.

E così ti lasci cullare da nuove banalità

abbastanza da mollare la presa

della mano del tuo sogno bambino.

E il mondo è ancora lì, intatto.

mercoledì 3 maggio 2006


L'altro giorno, vengono a trovarci i cugini da Novi.
Ai piccoli, la solita domanda: beh, che cosa farai da grande?
Martino, deciso: "l'ingegnere!" (...oddio, un'altro in famiglia, speriamo di no, penso);
Cosmo, ci pensa un attimo: "io da grande farò ... il piccolo!". (geniale!!!)