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martedì 2 giugno 2026

Studio (e un po' casa)


Perchè proprio il 2 giugno di venti anni fa inauguravo il nuovo studio? E perchè proprio in coincidenza con la Festa della Repubblica? Solo un caso. Oppure no, forse una ragione profonda c'è. 
Sono stato e continuo a sentirmi profondamente repubblicano. La chiave è sempre stata "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". Ok, ho lavorato 20 anni (+9 almeno, lo studio c'era già, tra i muri di casa) e la mia repubblica l'ho costruita, lacrime e sangue. Ma sono solo un fesso: avrei ottenuto gli stessi risultati in altro modo, non muovendo in dito, con la sola forza delle parole e della persuasione. Dicono.
"La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione"
.
Immaginiamo per un attimo di esserci sbagliati, tutti quanti. Il welfare, i diritti, il rispetto delle regole, l'inclusività, pagare le tasse: tutta roba obsoleta. Fatto? Ok: lo vedi? Funziona! Questa repubblica funziona ugualmente, si gode allo stesso modo! Accidenti, è vero: funziona lo stesso, sono proprio un fesso, tanta fatica sprecata! Però... che strano... non paarlo neanhe più italiano... mi sentho un pò suddamericano:
quem toca a campainha e grita para eu sair e deixar a casa imediatamente?
Stop! Che incubo... per un attimo mi son perso in un sogno sinistro: c'era una nazione governata da populisti spregiudicati eletti con gli inganni, intenti a sperperare tutte le ricchezze nazionali ed ipotecare quelle future.

Buona Festa della Repubblica!

domenica 22 settembre 2019

Più a nord

Mio fratello me lo diceva, tutte quelle volte che, nei suoi 12 anni a Copenhagen, rientrava in Puglia per trascorrere qualche giorno col resto della famiglia. "Lì le cose funzionano, i lavori pubblici si iniziano e si finiscono, il welfare funziona, i bambini sono ipertutelati e non importa di chi siano figli, i mezzi pubblici sono puntuali, non c'è bisogno di auto proprie perchè basta una bici, ... "eccetera eccetera. E siccome la solfa si ripeteva ogni volta e cominciava a sembrare il discorso dell'emigrato italiano che deve denigrare tutto quello da cui è fuggito, io e Mgz ci siamo detti: vabbè, andiamo in Danimarca, visto che ce ne parla tutte le volte e sempre in termini entusiastici, andiamo a verificare. Solo che dal dire al fare sono passati vent'anni: nel frattempo sono arrivati i (nostri) bambini, sono cresciuti, mio fratello ha lasciato Copenhagen per ritirarsi nella terra natia (ma ci sarebbe rimasto volentieri, aveva già comprato casa), Martino c'è andato lo scorso anno con l'Interrail e praticamente il sogno di visitare quelle terre per me e Mgz è rimasto nel cassetto. Fino alla settimana scorsa.


Un esempio su tutti: ho fotografato la Copenhagen International School, quartiere Nordhavn, il più grande edificio con facciate fotovoltaiche al mondo (12mila pannelli di colore del mare), il primo di una serie, perchè si prevede la realizzazione (ed ho visto il cantiere) di un intero distretto ecosostenibile e che sarà completato nel 2022. Una città che prevede di diventare la prima capitale carbon-neutral al mondo nel 2025: sono certo che ci riuscirà.

In conclusione, aveva ragione lui. Una nazione che ha saputo coniugare tradizione ed innovazione, sviluppo ed ecosostenibilità, territorio e capillarità dei servizi, multietnicità ed integrazione, meglio che altrove, ammettiamolo.

E la Svezia? Per quel poco che abbiamo visto col passaggio dell'Øresund, ancora più, se possibile.
L'impressione tornando in Italia da questo piccolo ma significativo tour scandinavo è quella di vivere in un paese che viaggia col freno a mano tirato, a vista, dilaniato tra burocrazia e conflitto sociale, con potenzialità grandi ma che preferisce piangersi addosso o inventarsi di volta in volta nemici immaginari pur di non cambiare nulla.

sabato 9 maggio 2015

Viaggio nella memoria

Mia madre voleva tornarci, perchè c'aveva vissuto un anno, da adolescente. Mio padre voleva tornarci, perchè a Torino lo legava la paternità delle sue prime macchine da stampa, quelle "Saroglia" tutte in ghisa ed acciaio partite da quella città e recapitate in Puglia per avviare la prima tipografia ad Alberobello, la capitale dei trulli. E così già nello scorso anno nacque la mia promessa: un giorno vi portiamo a Torino. Sì, bella cosa, ma quando, e soprattutto in quale occasione? Ecco fatto: a dicembre scorso papà Martino compie la sua ottava decade e ... sorpresa, si materializza alla sua festa una busta con all'interno una cartolina personalizzata con l'inconfondibile skyline della Mole Antonelliana da un lato e dall'altro una frase a firma dei 4 figli che lascia intuire il regalo di un viaggio + soggiorno per due, nella prima capitale dell'Italia unita. Naturalmente io e Mgz volevamo tornarci, quattro anni dopo il breve passaggio di mezza giornata che ci aveva fatto pregustare le bellezze di questa città. E anche Orazio e la sua Mariagrazia ci sarebbero tornati volentieri: c'è tanto da vedere in questa città. E certamente i genitori da soli non sarebbero partiti: detto fatto, partiamo tutti insieme. La data prevista: il ponte del 1° Maggio 2015, un bel weekend lungo di cui far godere i ragazzini senza saltare le lezioni. Ma pur avendo pianificato in largo anticipo, a mano a mano si avvicinava la data cresceva in me una certa inquietudine, diversa da quella dei soliti viaggi a lungo tragitto.
Non soltanto per la mezza comitiva familiare con vari gusti da conciliare, noialtri coi ragazzini, mio fratello Orazio e consorte, mamma e papà 80enne ed infine il cugino Martino, quanto per il sapore da viaggio nella memoria, coi tanti ricordi che i miei volevano ripercorrere, attraverso una serie di tappe precise e con un impatto emozionale non prevedibile. Le tante aspettative ed il desiderio di una buona riuscita dell'esperienza mi stava creando una leggera ansia (ho scritto e riscritto il programma di visita decine di volte, nelle due settimane precedenti la partenza, giungendo infine alla versione 2.5, proprio come nei software in fase sperimentale, eheh...). Non ultimo, il desiderio del cugino Martino di ripercorrere i luoghi dove suo papà Orazio, (il compianto zio Orazio "D'Artagnan" ) prestò servizio come poliziotto e poi vigilante al Cancello 8 della Mirafiori (che giustamente dice: "... occorre scavare nel proprio passato, per restituire pace ai sentimenti").
Un vero e proprio viaggio nella memoria insomma, per le strade che hanno visto la mamma Marta adolescente alla ricerca di un futuro, in fuga da un sud avaro di opportunità, in una città tanto grande e bella quanto avara di affetti, con l'eccezione di quel fratello amato che provvidenzialmente la iscrisse ad un corso intensivo di segretaria di azienda, seguito con profitto e che le valse poi il suo primo impiego, ma in Puglia!
A dispetto delle previsioni, la vacanza è andata meglio del previsto in tutti i sensi, aprendosi con la mattinata di venerdi 01.05 in zona centro (i Portici, p.zza Castello, Giardini reali, Palazzo Carignano, Piazza S. Carlo); il pomeriggio ci ha visti in zona Via Guido Reni-C.so Agnelli-Mirafiori, nelle stesse strade dove la mamma e lo zio hanno vissuto (ed in effetti abbiamo ritrovato perfettamente intatto quel condominio di Corso Cosenza 123 che fu la sua casa e che era nuovissimo nei primi anni '60...), per allungare fino al Lungo Po dei Murazzi e oltre, sul sagrato della Gran Madre, ad ammirare l'asse viario chilometrico di via Po. Poi al sabato 02.05 siamo saliti su alla Basilica di Superga con la tramvia storica, e ridiscendendo nel pomeriggio invece abbiamo visitato Spazio La Stampa, il museo della storia dell'omonimo giornale (e qui per il mio papà tipografo è stata una festa, tra le matrici al piombo e le fotocompositrici, e coi i ragazzi che seguivano con attenzione la sua "lezione magistrale"). Poi ci siamo spostati alla Chiesa S. Rita, altro ricordo giovanile di mia mamma. Infine domenica 03.05 ci siamo regalati una giornata... regale, con la visita alla Reggia di Venaria Reale, patrimonio Unesco come la nostra beneamata cittadina, tra gli splendori della dinastia Savoia e nei luoghi dove si pensò l'Italia unita. Scorrazzando con tutti i mezzi pubblici possibili (bus, tram, metropolitane, treni e tramvie storiche) c'è stato anche il tempo di rincontrare e riabbracciacciare amici, come la cara amica blogger Romina ed il suo bel consorte Gianfranco o come il simpatico commercialista Giovanni e sua moglie Antonella, già compagni di vacanza in Calabria per ben due stagioni.
Esperienza riuscita? Direi ampiamente di sì, lo si è letto nello sguardo emozionato di mamma nel calcare nuovamente quei portici cittadini. Se sono felice? Urca, se lo sono! Se ci torneremo? Chissà...



lunedì 29 dicembre 2014

Potenza della musica.

La musica è qualcosa di potente.
In quello stanzino all'ultimo piano con vista trulli (che già in passato ha ospitato tanta musica, sarà un destino...) volevamo farci un attico. Ma Cosmo voleva metterci la batteria e Martino registrare qualcosa con gli amici. Nel frattempo era stato declassato a lavanderia-deposito cianfrusaglie.
Via tutto: con l'aiuto di babbo, nel giro di poche settimane sono stati rimessi a nuovo gli infissi, pitturate le pareti, posata la moquette, posati i fonoassorbenti e infine eccolo qua, il nuovo "home recording studio", fortemente desiderato e appena terminato!


domenica 21 settembre 2014

Orazio e Mariagrazia


Ieri, invitati alla cerimonia del matrimonio di mio fratello Orazio con Mariagrazia. Una cerimonia a lungo pensata e pianificata nei dettagli, quasi più per noi invitati che per se stessi: ogni dettaglio al suo posto, con al centro il loro amore reciproco. E' una bella coppia, e non perchè è mio fratello, ma perchè il loro sentimento è profondo e traspare agevolmente, non possiamo che gioire con e per loro. Un matrimonio poi è anche un momento di riflessione per chi ci è già passato: ci si guarda negli occhi tra consorti e ci si interroga su quale strana congiunzione astrale abbia unito queste due persone, a volte diversissime, e per altre ragioni inspiegabili, riescano a stare insieme per anni e anni (noi 18 anni, per la cronaca). Un rito civile, con reciproca convinzione, un pò in sfida alle tradizioni della Murgia ma molto in linea coi tempi. Location di grande effetto (un'antica masseria pugliese), e poi la musica: ogni momento accompagnato dalle note giuste, che ho apprezzato al 95% (è tutto dire, perchè di solito ai matrimoni mi fermo al 40% di apprezzamento, eheh...). Un milione di AUGURI!!!

(photo: Paolo Fanizzi)

venerdì 13 giugno 2014

Zio "D'Artagnan".

Per fortuna ci sono gli anniversari, persone come zio Orazio "D'Artagnan" altrimenti sarebbero dimenticate e questo non deve accadere.
Oggi sarebbe stato un bel settantenne, brizzolato, dal fisico asciutto e ancora di bell’aspetto. Perché da ragazzo Orazio era così, atletico e slanciato, con la passione per l’agricoltura e per la bicicletta, ma anche per il buon ballo paesano, persona semplice, generosa e di solidi principi. Orazio Cammisa, classe 1939, allo scoccare del 1960 lascia il suo umile borgo armato della sua proverbiale determinazione e intelligenza per cercare maggiore sicurezza economica altrove, come tanti suoi coetanei. 


Incoraggiato dal fratello maggiore Angelo, militare, entra nel corpo di Polizia Stradale come volontario, superando le selezioni a Roma. Di lì è inviato in missione tra Genova e Reggio Emilia, dove subito sperimenta la durezza degli scontri tra  manifestanti e forze dell’ordine, nella calda estate ove l’Italia sperimentò per la prima volta un’offensiva della classe operaia rivendicante i propri diritti ed un governo Tambroni (poi dimissionario) che di fronte ad una contrapposizione così dura altro non seppe fare che imporre il pugno duro con le cariche della polizia, culminate con diversi giovani morti. Fervente cattolico, provato da tale traumatica esperienza ma temprato dal lavoro, Orazio comprende che quello di tutore dell’ordine è ben oltre che un semplice mestiere, ma una missione che richiede dedizione totale e profonda convinzione interiore. 
La cosa non lo spaventa affatto, ai valori dell’onestà e del sacrificio affianca quelli del senso dello Stato, trovando compimento in quello che già anni prima è il suo motto preferito:”Il lavoro è onore!”. Sì, perché lui ne è convinto: qualsiasi lavoro si faccia, anche il più umile, se onesto e fatto coscienziosamente e con amore, esso è onore.
Nel 1961 è inviato a Torino per i preparativi del centenario dell’unità d’Italia, aggregato alla stradale: una città vera, grande, di cui Orazio si innamora presto. Si presenta un’occasione inattesa: un posto di sorvegliante al cancello n.8 dello stabilimento Fiat di Mirafiori. 


Per questo posto Orazio è disposto a lasciare il corpo di agente di Pubblica Sicurezza, e grazie al curriculum ed alle ottime referenze, ci riesce. Ora che ha trovato il lavoro che non impone trasferte improvvise e dense di incognite, può finalmente rimettere mano alla sua passione, la bicicletta. Coi colori della titolata squadra Carpano partecipa e vince diverse gare, fra cui la Torino-Pinerolo, in un’epoca in cui i corridori erano solo gambe e sudore, olio di gomito e preparazione tecnica (proverbiale anche la maniacale cura della sua “Bianchi”), nel mito grande Fausto Coppi cui Orazio si sentiva legato per carattere e anche per una vaga somiglianza.
Ad Alberobello ci torna per licenza e racconta ai familiari con entusiasmo di questa bella città, ricca e fascinosa, ma le ferie le trascorre volentieri tra i campi del padre Martino “l’Argonist’”, contadino ma col gusto della buona musica perché anche discreto pianista autodidatta, contribuendo così col raccolto alle esigenze familiari e lasciandosene un po’ per regalarne ai suoi numerosi amici.

Di rientro a Torino un anno lo seguirà anche la sorella minore Nennella, colpita più di tutti dai suoi racconti, ma Torino è bella quanto avara di affetti, specie coi meridionali, per cui Orazio comincia a maturare l’idea di un avvicinamento alla sua terra d’origine ed una nuova svolta si profila all’orizzonte: il concorso per
il posto di Vigile Urbano. Prende lezioni private per prepararsi al meglio, legge il Codice Civile e Penale, si presenta al concorso e lo vince senza esitazioni, dunque rientra in Puglia trionfante insieme alla sorella, per occupare il posto di vigile proprio al suo paese natale, la cara Alberobello, nel 1965.
Qui si distingue per intransigenza, senso del dovere e determinazione: pure il papà Martino ne fa le spese, reo di aver parcheggiato male il proprio carretto agricolo sulla strada pubblica! 


Ma “D’Artagnan”, come gli amici da ragazzo l’hanno soprannominato, sa essere generoso con gli umili e i più piccoli, così come intransigente e severo è coi furbi e i balordi, che riconosce al primo sguardo.
Carmelo era uno di questi, balordo e violento. L’aveva redarguito già diverse volte, a volte perché ubriaco, a volte per la cattiva abitudine di aprire anzitempo il Foro Boario ai mercanti di bestiame compiacenti, magari solo per una birra in più, facendo guadagnare loro il posto migliore. Uno che ragiona di pancia quando a riprenderlo è un tutore dell’ordine e lo fa davanti ai suoi compari di bevuta sogna solo una cosa: un giorno o l’altro lo faccio fuori. E l’occasione si presentò: al 13 giugno del 1974, durante la processione del Corpus Domini, Orazio era in servizio. Entrando al caffè Sport per ripararsi da un momentaneo piovasco salutò tutti, come sempre. L’assassino era tra loro, andò diritto verso di lui col coltello a serramanico pronto: Orazio alzò il braccio in segno di saluto anche a lui, che non aspettava altro.
Un fendente diritto al cuore, appena sotto il taccuino d’ordinanza che avrebbe potuto frenare il colpo e D’Artagnan cadde a terra nel sangue. Neanche il pronto intervento del suo amico medico Franco riuscì a salvarlo, la ferita era piccola e profonda, un colpo preciso.

A casa Cammisa furono momenti di grande agitazione, frasi difficili da pronunciare, la giovane moglie in preda a svenimenti, il figlio di neanche 4 anni allontanato e preso in cura da altri zii, il padre Martino che sostenuto da incrollabile fede cristiana in quel frangente incredibilmente invocava misericordia.
L'assassino scontò i suoi anni per omicidio premeditato, oggi giace anche lui al camposanto, nella solitudine.
Ai parenti del triste episodio resta l’ombra della regia di una mente più raffinata mascherata dal gesto di uno squilibrato nei fumi dell’alcol. A tutti e alle generazioni future, l’esempio di valori universali, di cui oggi v’è penuria o ancora peggio, vi è oggetto di derisione: senso della giustizia e del dovere, imparzialità ed incorruttibilità, generosità verso i miseri, intransigenza coi moderni farisei, sportività, amore verso il prossimo e la famiglia.
Orazio “D’Artagnan”, l’uomo asciutto e alto in divisa, col suo sorriso accattivante rimarrà nella storia di questa comunità per la stima e la simpatia che riscuoteva su tutti, soprattutto svestiti gli abiti ufficiali.

lunedì 27 gennaio 2014

Giornata della Memoria ad Alberobello

Premessa: per me la giornata della memoria è un errore. Perchè dover istituire una giornata per ricordare le vittime della peggiore barbarie umana della storia è come riconoscere che c'è un potenziale negazionista in ognuno di noialtri uomini del 21° secolo, da disinnescare. E dunque (ma solo per questo) vedo questo fatto come un errore. Per il resto ben vengano le celebrazioni, che non possono che fare piacere. Per un alberobellese ancora più questa cosa deve essere sentita, visto che da noi sono transitati (o sostati) diversi reclusi nella "Casa Rossa", un edificio rurale che in quel periodo vide mutata tristemente la sua destinazione d'uso di scuola agraria.


Altri riferimenti: Fondazione Casarossa
Recensione ItriaBarocco.net

domenica 24 novembre 2013

Gli oggetti sono oggetti...

Lo so benissimo: gli oggetti sono oggetti e come tali vanno trattati. Non hanno anima, nè possono acquisirla, neanche con gli anni di esercizio. Però ogni tanto il dubbio mi viene: ad esempio, a proposito di certi luoghi, le case, i negozi, le città, ma siamo sicuri che questi luoghi, se vissuti, non si impregnano delle storie di chi ci vive e finiscano per guadagnare una sorta d'anima?! E le auto? Sono solo veicoli o vivono le storie dei luoghi che percorrono (e dei loro occupanti?). E' una cazzata, lo so, ma pensare di aver dato via, una settimana fa, la Fiat Punto che ci ha accompagnati per tredici anni, fin da quando i ragazzini erano in culla, ripercorrere tutti i 165mila km e ricordare i tanti episodi (compreso tutti i vomitini), un attimino mi emoziona. Ma subito mi riprendo, pensando brutalmente che è solo una cosa e le cose non possono avere anima. Giusto?

Martino ha un futuro da fotografo? L'immagine è sua, come anche il viraggio seppia (casuale ma giusto).

La foto è di Martino, risale alla primavera del 2006, scattata casualmente nella nostra vecchia Fiat Punto, parcheggiata. 
Scenario, taglio inquadratura e viraggio seppia sono casuali, sappiatelo.

giovedì 14 novembre 2013

Harran - Alberobello


Da oggi la città dei trulli, la mia città, ha amici in medioriente. Nei giorni scorsi è stato siglato il gemellaggio tra Harran (sud-est turco) con Alberobello (sud-est italico), la prima nota per le caratteristiche costruzioni coniche in terracotta, la seconda per i trulli. La somiglianza è evidente e va oltre la forma e l'uso abitativo: è la concezione stessa di insediamento "alveare" che incuriosisce e accomuna. Credo sia una buona notizia, sarà un modo per sentirci meno ... unici.

venerdì 23 agosto 2013

London experience 2013 (ovvero Italia-vs-Regno Unito: 0-2)

Infine furono i ragazzini, Cosmo e Martino, a convincermi; sì, perchè altrimenti a questa età, non sarei ancora andato a Londra. Poi mio fratello Orazio e consorte mi tranquillizzavano: vedrai - dicevano - è più facile di quanto non sembri. A me una mega-città europea di 10 milioni di abitanti faceva paura a "prescindere", ed in effetti mi sbagliavo. E' stata un'intensa splendida settimana, immersi in una grande città con la sua secolare storia ma proiettata verso il futuro con la sua colorata verietà umana, i suoi edifici classici ed i suoi grattacieli hi-tech e l'impeccabile sistema dei trasporti pubblici. E poi: British Museum, Greenwich, The O2-British Music Experience, Science Museum, Natural History Museum, National Gallery, Tate Modern, i grandi parchi, i ponti sul Tamigi, i quartieri, le piazze, i mercati, i luoghi-simbolo del grande rock inglese. Ho osservato la gente nella metropolitana ("... mind the gap, mind the gap"), di tutte le razze e di tutte le confessioni, un caleidoscopio umano che fa bene alla vista, perchè in un certo modo in armonica convivenza, nel rispetto delle regole. Ho cercato, non trovandolo, un equivalente italiano in tutto ciò, dunque ho cercato un perchè. Il livello di civiltà di un popolo? Diverse cose messe insieme, ma sopra tutto, una sensazione di accoglienza e di sicurezza. Ad esempio, in metropolitana tra un gruppetto di scozzesi mezzo ubriachi per i loro festeggiamenti mi sentivo più sicuro che in una qualunque strada deserta di Bari vecchia. Non soltanto per videosorveglianza e poliziotti discreti ma presenti: ecco, forse per un senso civico diffuso, profondo e radicato. Ed il rispetto delle regole. Ho visto due rampanti mediorientali in Lamborghini beccare un verbale davanti ai magazzini Harrods rei di aver fatto una (dico una) accelerata di troppo. Ecco infine il perchè, anzi i "due perchè": il senso civico ed il rispetto delle regole. Una coppia virtuosa che qui funziona e si autosostiene: se vuoi farti del male, sei libero di farlo ma nelle tue mura, se vuoi dare dimostrazione del tuo ego con offese gratuite o atti di vandalismo, prima della polizia sarà il tuo vicino di fermata del bus ad interromperti con fermezza. Per estensione, tutta l'economia di una nazione ne beneficia e qui intravedo un'ipotesi: quello che ci dicono del Regno Unito attraverso i media italiani non è tutto reale (e stavolta deve darmi ragione il mio amico Vito, che mi rimprovera di vedere dietrologia ovunque), preferendo notizie di folklore sui reali di Inghilterra e sui vari Royal-baby. Di certo c'è che ho incontrato un sacco di ragazzi/e italiani/e a lavoro nei negozi londinesi, ne deduco che qui il mercato del lavoro funziona meglio che altrove, leggasi Italia, dove è soffocato da mille leggine che ostacolano anzichè favorire. Sarei rimasto volentieri ancora un pò in questa terra, vorrà dire che ci devo tornare. E se non ci tornerò, voglio che ci tornino i miei figli, perchè respirando quest'atmosfera, crescano più europei di me, stupido piccolo italiano medio.


Martino, Mgz e Cosmo a Londra, sulla collina del Greenwich Royal Observatory

domenica 30 dicembre 2012


Nei giorni scorsi è stata ufficialmente presentata la scoperta delle nuove grotte a pochi chilometri dal paese. Attorno a questa scoperta, che risale a soli pochi mesi or sono, si concentra la curiosità del profano e l'attenzione dello studioso, perchè pare si tratti di un sistema di grotte molto esteso ed articolato e non ancora interamente esplorato. Ed anche un certo appetito commerciale, vista la fortuna che hanno avuto le Grotte di Castellana a soli 15 km per un intera comunità. Fortunatamente gli speleologi, dai primi rilievi sono stati categorici: non saranno fruibili commercialmente da un pubblico largo, semmai rappresentano un caso da manuale, dove si concentrano gran parte delle tipologie di carsismo finora conosciute.
Ci auguriamo che queste grotte siano almeno un buon auspicio per l'anno a venire.


video: http://youtu.be/iFv0017IIlA
foto: http://www.ambienteambienti.com/progetti-nel-territorio/2012/11/news/canale-di-pirro-la-sorpresa-della-grotta-83195.html

martedì 6 novembre 2012

E come in una favola a lieto fine, infine trovammo il luogo: il lato esterno dell'abside della cattedrale di Troia (Fg).
Per l'antefatto rimando qui. Si racconta di un ragazzo talentuoso che amava il bello in tutte le sue forme, curioso di scoprire i tesori della sua terra e dal grande cuore. Andato via troppo presto, non prima di aver lasciato perle come questa immagine sotto, che per quattro lunghi anni ho cercato invano di decifrare e che per altri tre ho atteso che mi si rivelasse in tutto il suo splendore.
L'occasione si è prospettata nei giorni scorsi, col weekend lungo del ponte di Tutti i Santi. Con la famigliola siamo partiti alla volta del Gargano, angolo di Puglia ancora poco noto per me pugliese. Una lacuna da colmare, dunque. E dopo alcune tappe come S. Giovanni Rotondo, Monte S. Angelo, San Marco in Lamis e Lucera, la visita alla cattedrale di Troia era dovuta. E non solo per il bellissimo rosone anteriore e gli interni trecenteschi perfettamente conservati, quanto per vedere l'esterno dell'abside, così come lo vide Giancarlo. Ho trascinato nell'esperienza pure Cosmo, che dalla foto appare seccato, ma che poi alla fine si è convinto quando ha confrontato la foto che aveva tra le mani col luogo reale. Penso (spero) sia stata un'emozione anche per lui, dopo che gli ho parlato di chi era Giancarlo e perchè per me fosse così importante trovare quel posto, l'avrà presa come una caccia al tesoro...

venerdì 28 settembre 2012


La festa patronale è un evento che ha molto poco di sacro ma qualcosa di magico ce l'avrà, perchè attrae un sacco di gente ogni anno: alberobellesi d.o.c., oriundi, visitatori della Puglia che vi si sono trovati per caso anni or sono, semplici curiosi, balordi, ecc... Ed ogni anno a santificare quello che non c'è, con enormi sforzi antropologici e con buona pace dei religiosi, quei pochi che nel miracolo dei Santi Cosma e Damiano ci credono ancora. A me piace la "luminaria", spettacolo un pò barocco, con impianti al limite della norma CEI 64-8, ma tant'è, per la gioia della vista. Poi c'è la focaccia ripiena, con la mortadella ed il provolone, da consumare rigorosamente seduti su una delle centinaia di panche allestite per l'occasione. Infine c'è il parco divertimenti delle attrazioni ambulanti, i giostrai "tunz-tunz", 100dB e passa la paura del futuro (e delle rate da pagare...)

giovedì 30 agosto 2012

Vacanze 2012 molto pugliesi, a parte la parentesi "lucana" della settimana al mare ionico. Direi che fra tutte, l'idea di Mgz di una vaschetta per far sguazzare i ragazzini al trullo dei nonni ha funzionato alla grande. Perchè non solo ci si sono divertiti, ma ha reso felici mamma (che in realtà covava questa trovata da lungo tempo), papà, amichetti, cugini e parenti vari, che hanno voluto a turno assaggiare quest'acqua. Costo dell'operazione: meno di duecento euri, molto crisis-like. Non avevamo tenuto in conto però la manutenzione dell'aggeggio, tra pulizia filtri (tre volte al dì, almeno), clorazione, antialga, passate di retino per le foglie e i moscerini, telone di chiusura alla sera, cosine cui ovviamente si è dedicato il sottoscritto, col risultato di una bella abbronzatura da ... camionista!


lunedì 11 giugno 2012

Immagini dalla mia prima mostra fotografica:


Dopo diversi anni passati a scattare foto "a caso", l'inverno scorso ho deciso di iscrivermi ad un corso base di fotografia, tenuto da un vero fotografo professionista. Queste immagini sono il lavoro di fine corso, che insieme ad altri 11 corsisti abbiamo presentato al pubblico locale. Il tema, quasi obbligatorio, è stato il paesaggio dei trulli, nei suoi diversi aspetti. Enjoy!

giovedì 31 maggio 2012

Ogni tanto, una notizia buona: i trulli di Alberobello nel Google World Wonders Project. Rivedere quelle strade che conosco come le mie tasche ora condivise da tutto il mondo mi fa sentire davvero orgoglioso.


Sulla strada raffigurata sopra poi ho un aneddoto particolare…
Via Diaz (più correttamente Vico Olmo), per me è da sempre la "via delle lucciole": ma non "quelle" lucciole, non pensate subito a male, di quei curiosi insetti luminescenti, eheh ;-)
Ero bambino. I miei mi diedero fiducia e mi concessero di attraversare da solo il paese a piedi per raggiungere la casa della nonna, passando appunto da quella stradina. Era giugno, e la sera dovevo rientrare a casa per lo stesso percorso: ci si passa solo a piedi da lì, perché poi c'è una gradinata; l'aria era mite e c'era un buon odore di erbetta selvatica dei giardini accanto e di fiori di camomilla. D'un tratto vidi una lucetta verdina sul ciglio del vicolo ed avvicinatomi vidi che era una lucciola: non ne avevo mai viste prima dal vivo, solo nei documentari in tv. Ma un paio di metri oltre ce n'era un'altra e dunque tornato a casa raccontai tutto ai miei. I quali non si stupirono, anzi mi dissero che ai tempi loro ce n'erano molte di più, solo che l'inquinamento e l'urbanizzazione le aveva rese più rare. Dunque pensai che era un buon segno e che finchè ne avessi vista una su quella stradina (e successe ancora per molti anni, nelle sere d'estate) era segno questo paesello non era ancora abbastanza urbanizzato ed inquinato. Ora credo non ve ne siano più, ma tuttora, passando di là le sere d'estate coi miei figli, raccontando questa storia spero di poter rivedere la lucciola verdina.

sabato 14 gennaio 2012

Qual'è stata la mia migliore foto del 2011? C'è PegaPPP, un blogger-fotografo di quelli seri, mica bambole da pettinare, che ogni tanto lancia i suoi compiti per il weekend con un tema a caso. Quello della migliore foto dell'anno passato mi ha preso, perchè ti fa pensare: è quella tecnicamente meglio riuscita o quella che racconta una bella storia? Sono d'accordo con Pega, per me è la seconda, ed ho scelto questa qua sotto.


Lui è mio padre, tipografo e pioniere della grafica nella città dei trulli, praticamente il primo ad aver portato nella città dei trulli l'arte della stampa. Qui mostra ad una classe di ragazzini in visita alla sua tipografia un vecchio cliché raffigurante un'immagine di trulli, scattata da lui nel 1968 e a lungo tempo utilizzata per le buste intestate della città di Alberobello.
Perchè lui me la racconta spesso la storia di questo scatto.
Nella primavera del '68 la città dei trulli non era ancora business e cineserie, ma ancora quel bel paesino fiabesco che incantava il mondo. Bastavano una passeggiata, una piccola macchinetta fotografica e qualche nozione di fotografia per immortalare in un negativo qualcosa dal sapore di storia. Ma lui voleva semplicemente uno scatto del proprio paese dal taglio verticale: si arrampicò su un tetto di un trullo (e vi assicuro che non è proprio una cosa salutare, le pietre non sono tutte solidamente assicurate) e di lì in effetti l'inquadratura era migliore. Poi notò un'antenna tv in lontananza che quasi era in asse col pinnacolo di un tetto di un trullo: alla ricerca dell'effetto si posizionò in maniera tale da portarla esattamente in asse con quel pinnacolo, come se l'antenna fosse piantata proprio in cima al pinnacolo. Ci riuscì a fatica, ed in un equilibrio precario, scattò quella foto. Poi terminato il rullino corse dal laboratorio fotografico di fiducia, che però, sorpresa, gli restituì una stampa di qualità mediocre, con un vistoso effetto mosso. La cosa non convinse affatto il tipografo, convinto di aver fatto uno scatto decente perchè il negativo sembrava pulito e soprattutto perchè l'intera serie mostrava più o meno lo stesso difetto: impossibile averle sbagliate tutte! Il fotografo del laboratorio si giustificò dicendo che il garzone aveva indugiato un pò troppo con lo sviluppo chimico, per cui era l'intero rullino irrimediabilmente rovinato. Ancora meno convinto, il tipografo portò il negativo ad esaminarlo da un secondo fotografo, che gli confermò la buona qualità, anzi provò subito a farne una stampa positiva, proprio quella della selva allineata di trulli: perfetta, cielo terso e bel contrasto!


Forse il primo fotografo, tra i pochi consapevoli della magia di una immagine, voleva ostacolare i sogni e l'ottimismo di un uomo proiettato al futuro, col suo singolare lavoro ed in attesa del suo primogenito che la giovane moglie gli avrebbe dato sul finire dell'estate per riempire le giornate tra carte pergamenate, inchiostri e caratteri tipografici o forse più semplicemente il fotografo, geloso e pieno di invidia per uno scatto riuscito meglio ad un fotoamatore che a lui, sperava che uno sgambetto così banale sarebbe stato sufficiente per non consegnare alla storia un'immagine onestamente carina. Comunque quella foto fu un successo, ed a quella ne seguirono molte altre, insieme alla prole del tipografo: quattro in tutto!
Ah dimenticavo: quel primogenito... è chi vi scrive queste righe ;-)

sabato 1 ottobre 2011


Ed ora che si fa? Sette anni fa pensavamo in grande, un mutuo è quello che ci voleva: lo studio sotto casa era già nostro. Sono stati anni di sacrifici, di privazioni, ma alla fine … sono passati. Io ed Mgz pensavamo: quando finirà questo mutuo Cosmo avrà 9 anni e Martino 11 anni, nel frattempo avremo ristrutturato lo stanzino sul terrazzo, per farci un attico dove magari loro potranno farci le festicciole con gli amichetti, noi avremo cambiato auto perché nel frattempo la Punto si sarà fatta stretta, al lavoro passeremo da "libero professionista" a "studio associato", magari una srl. Abbiamo contato le ottantaquattro rate una ad una, monitorandone l'andamento, sognando. Sì appunto, sognare non costa nulla, anche un mutuo guardando i progressi si affronta meglio ma tre/quattro manovre finanziarie piovute sul collo senza preavviso, senza considerare Iva, Irpef e contributi previdenziali, costano. E non solo.
Avevo tante idee interessanti. Fare l'ingegnere libero professionista non era neanche quello che avrei desiderato fare più di ogni altra cosa, mi ci sono adattato, mi sono ritagliato questo ruolo per necessità: volevo qualcosa che mi consentisse di far campare dignitosamente la mia famiglia, senza eccessi, e con l'aiuto di Mgz direi che l'obiettivo è stato raggiunto. Ma lasciandosi da parte un minimo di tempo e risorse per sviluppare altri progetti personali, attitudini speciali o soltanto mettere da parte qualche spicciolo, questo era il programma; lavorare solo per portare a casa il pane, dovendo magari fare anche qualcosa controvoglia, non è nei programmi di nessun uomo dignitoso, mi ripetevo.
Bilancio di questi sette anni di mutuo appena conclusi: solo un immobile in più, spazi per lavorare. E del resto? Niente, niente assoluto. Niente auto nuova, niente soldi da parte, il piccolo attico con vista sui trulli ancora da riparare e, soprattutto, le mie idee interessanti ancora nel cassetto ancora lì, ad impolverarsi. Ma cosa mai sono queste "idee interessanti"? Progetti di ricerca per nuovi sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili, nuovi sistemi di climatizzazione ambientale, insomma tutte cose che altrove (non in Italia, ovvio) ti vengono a cercare a casa tua se ne hai un briciolo e dal giorno dopo ti pagano (e bene) per svilupparle e per farle diventare valore aggiunto di un grande Paese industrializzato. Sono incazzato, sì incazzato nero, perchè: 1) ho sempre ritenuto – ed ho lottato per ribadire il concetto, scontrandomi anche – che il Sud d'Italia non meritasse di impoverirsi con la fuga di cervelli; 2) ho sempre lodato il primato del lavoro da libero professionista sul lavoro da dipendente e – meno che mai – da dipendente statale; 3) ho sempre pensato che l'Italia fosse un grande Paese, pieno di eccellenze in ogni campo, nel quale poteva essere bello sviluppare le proprie idee e renderle produttive.
Beh, forse mi sono sbagliato, ho speso molto male i miei ultimi anni.

Ora leggo che a quelle idee che avevo messo da parte qualcuno da un'altra parte del mondo ci sta arrivando e sento che presto sarò scavalcato, perché c'è il PSC per la casetta di Sempronio da fare, l'impianto elettrico a dr.Tizio da completare, la pratica del costruttore Caio ai VVF da seguire, perchè all'architetto Metrocubo quella certificazione energetica la faccio gratis così poi mi passa dell'altro lavoro e via così: lasciare questo magro ma "certo" presente per un altro futuro non è consentito.
Stanno bruciando le mie idee e non posso farci niente.
Un altro futuro non puoi permettertelo, e non lo dice solo la pragmatica Mgz, ma lo urlano le desolanti cifre dell'estratto conto… merda! Io, un'altra vittima del "cronico deficit infrastrutturale delle regioni del Mezzogiorno", si faranno due risate in più i miei colleghi milanesi (ma ride bene chi ride ultimo). Dueperdiciassette, che ne dite di una bella gita all'estero, con viaggio di sola andata?
Sono ad un bivio, mi è si è prospettata una possibilità, ma devo schiarirmi bene le idee, ho poche settimane per pensarci.
Ora però ho voglia di una bella jam-session: datemi una Fender Stratocaster!!!