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martedì 2 giugno 2026

Studio (e un po' casa)


Perchè proprio il 2 giugno di venti anni fa inauguravo il nuovo studio? E perchè proprio in coincidenza con la Festa della Repubblica? Solo un caso. Oppure no, forse una ragione profonda c'è. 
Sono stato e continuo a sentirmi profondamente repubblicano. La chiave è sempre stata "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". Ok, ho lavorato 20 anni (+9 almeno, lo studio c'era già, tra i muri di casa) e la mia repubblica l'ho costruita, lacrime e sangue. Ma sono solo un fesso: avrei ottenuto gli stessi risultati in altro modo, non muovendo in dito, con la sola forza delle parole e della persuasione. Dicono.
"La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione"
.
Immaginiamo per un attimo di esserci sbagliati, tutti quanti. Il welfare, i diritti, il rispetto delle regole, l'inclusività, pagare le tasse: tutta roba obsoleta. Fatto? Ok: lo vedi? Funziona! Questa repubblica funziona ugualmente, si gode allo stesso modo! Accidenti, è vero: funziona lo stesso, sono proprio un fesso, tanta fatica sprecata! Però... che strano... non paarlo neanhe più italiano... mi sentho un pò suddamericano:
quem toca a campainha e grita para eu sair e deixar a casa imediatamente?
Stop! Che incubo... per un attimo mi son perso in un sogno sinistro: c'era una nazione governata da populisti spregiudicati eletti con gli inganni, intenti a sperperare tutte le ricchezze nazionali ed ipotecare quelle future.

Buona Festa della Repubblica!

martedì 12 dicembre 2023

Grafiche Spinosa Alberobello: una storia lunga 60 anni.

Una storia lunga almeno sessant'anni. Ma partiamo dall'inizio.
Anno 1962: il giovane Martino investe tutta la sua eredità nel progetto di realizzazione di un'attività del tutto inedita nella Città dei Trulli: costruire la prima tipografia. Dopo essere stato a bottega, l'anno precedente, da un'importante stamperia a Taranto ed aver appreso le basi della nobile arte grafica, partono i lavori, nel suolo di via Don Francesco Gigante.


Gli anni '60 e '70

Ed è l'anno 1963, l'anno decisivo: l'edificio è pronto, si comincia! 







Le nuove macchine da stampa della torinese Saroglia (una platina semiautomatica, un torchio tipografico, una cucitrice a filo, un tagliacarte a volano ed un set completo di caratteri mobili in piombo e legno) vengono scelte, ordinate e consegnate nel giro di pochi mesi e Martino provvede egli stesso al montaggio, da solo e prima dell’arrivo del tecnico da Torino: la voglia di iniziare a produrre è tanta.

I primi anni dell'attività trascorrono senza agi, tra gli apprezzamenti e la curiosità della gente. L’unico paragone che gli amici e conoscenti riescono a fare, per riuscire a spiegarsi questa nuova attività di Martino, è con la scena del film  “La banda degli onesti” del 1956, dove il tipografo Giuseppe Lo Turco (Peppino De Filippo) tenta di stampare banconote false nel suo laboratorio, spinto nell’impresa dal portinaio Antonio Bonocore (Totò) entrato fortuitamente in possesso del clichè di stampa. 

A Martino spesso chiedono se può fare ciò che si vede nel film (ossia stampare le banconote) e lui per tutti costoro ha la stessa risposta: “Sarei straricco se solo avessi le macchine necessarie a stamparle.”, a simboleggiare l’abissale differenza di tecnologia tra le sue e quelle dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato!

L’arte tipografica è fatta di caratteri mobili allineati uno per uno, a comporre parole, che compongono frasi che generano messaggi, concetti, dichiarazioni d’amore, notizie di cronaca, necrologi, annunci pubblicitari. 

E dunque è un’arte antica, fatta di lentezza e pazienza: comporre, allineare, bilanciare gli spazi, inventarsi pause grafiche, scegliere la carta e gli inchiostri, stampare in maniera esattamente uguale dieci, cento, mille, diecimila fogli. Poi esausti ma appagati dal risultato con pazienza (ed un pizzico di malinconia) scomporre tutto, recuperando ogni singola lettera e singolo spazio, riporre ogni elemento nel proprio cassetto per ricominciare da capo, l’indomani, con nuovi testi e nuove composizioni grafiche. Il tutto senza sbagliare, neanche una lettera, neanche una virgola, perché ogni errore desta inutile ilarità e resta un segno a vita. 



La tipografia di un piccolo paese è anche un luogo dove si incontra il destino della coppia di sposi novelli in procinto di stampare il proprio invito di nozze, dove si raccoglie il dolore della vedova che porta il testo dell'annuncio funebre del congiunto, dove nascono le speranze dell'imprenditore che stampa la sua prima carta intestata, dove lascia le sue lagnanze il nobile decaduto che vuole rivivere un'effimera gloria autoproclamandosi in un diploma di benemerenza. 

Il tipografo che diviene anche un buon consigliere, all'occorrenza un fotoreporter, insomma uno stimato tuttologo, con la sua pacata ma acuta dialettica. 

Un uomo da sposare dunque, e la bella e giovane sposa Marta arriva, portando Martino a nozze nello spazio di un'estate: ed in quel grande giorno del 1967 non può mancare una foto davanti alla tipografia, che è insieme una dimora ed un progetto
di vita.





Una felice unione che porta subito tanto frutto: quattro figli. Ci scherzavano sopra, i due, perché agli amici che chiedevano conto della prole numerosa rispondevano puntuali: "Noi stampiamo in grande tiratura, perché abbiamo il clichè".
E come tutte le storie di bottega, sono pargoletti che non distinguono tra un luogo di lavoro ed un parco giochi: si cresce tra i caratteri mobili alla Gutemberg e la carta bianca, tra le macchine e gli inchiostri.


L'intuizione di portare ad Alberobello le Arti Grafiche (come recita la targa incisa all'ingresso della tipografia), quel piccolo borgo sulle Murge pugliesi così caratteristico per i suoi trulli e che in quegli anni comincia a farsi conoscere al mondo grazie al nascente turismo di massa, prevedibilmente ha risvolti economici positivi: lo scetticismo di papà Giuseppe, inizialmente perplesso per come il figlio Martino ha speso la sua eredità è finalmente vinto: ormai glielo si legge in faccia, tra i suoi baffi!

Gli anni '70 si aprono con la volontà di ampliare la sede per affiancare alla tipografia la tecnologia litografica, di cui Martino ha visto applicazioni nelle fiere specialistiche di Milano. L'idea è quella di utilizzare la parte seminterrata accedendo dalla nuova viabilità che nel frattempo la città di Alberobello ha messo in cantiere, via Domenico Morea. I lavori sono ambiziosi: lo sbancamento di un intero piano coi mezzi di quel tempo non è roba da poco, ma nel 1976 la nuova sede è pronta. 

La tenacia e la costanza lo premiano: in quegli anni nascono le prime testate giornalistiche locali e a cadenza mensile la tipo-litografia attrae per qualche giorno una multiforme umanità fatta di aspiranti giornalisti, disegnatori e scrittori, trasformandosi nella redazione di un giornale sportivo oppure di un periodico politico, il luogo dove nasce una pubblicazione a carattere culturale oppure una guida turistica.



Il layout aziendale è completo. Nei centosettanta metri quadrati trovano spazio un reparto prestampa (con area composizione, montaggio e fotolito, camera oscura) un reparto stampa litografico, il reparto tipografico a caratteri mobili (in piombo ed in legno), il reparto taglio ed allestimento, il magazzino carta, bancone reception, ufficio e servizi. 


Sul finire della decade compare in tipografia anche una Linotype: la gloriosa macchina con le leggendarie matrici carattere in bronzo.


 Gli anni '80


La tecnologia corre veloce: nel reparto prestampa la compositrice IBM a testina rotante (praticamente una macchina da scrivere elettromeccanica, priva di memoria) comincia a non reggere il passo coi ritmi di lavoro. Si affacciano sul mercato le prime fotocompositrici elettroniche ed inizia la ricerca tra i vari modelli nelle fiere specialistiche. Sono macchine dai costi ancora altissimi e che richiedono scelte ed impegni importanti, ma non si può attendere oltre. Così nell'estate del 1981 fa il suo ingresso in azienda un moderno computer, il Berthold CPS 1000, un bel pezzo di tecnologia tedesca specifico per la composizione dei testi, dotato di memoria a dischi flessibili "floppy" da 8 pollici.

Un tecnico specializzato si trasferisce in Alberobello per 15 giorni appositamente da Milano per formare quattro operatori per altrettante installazioni, le prime nel territorio pugliese: saranno giorni intensi e per nulla facili, ma la soddisfazione di vedere il testo composto al monitor (rigorosamente monocromatico) apparire perfettamente in pellicola fotografica dopo il passaggio in camera oscura, ripaga gli sforzi. E' un grande passo in avanti, ma in quel tempo testo ed immagini seguivano ancora strade separate: queste ultime vengono ancora riprese, elaborate e stampate con metodi fotomeccanici, impiegando speciali macchine fotografiche e tecniche del tutto "analogiche", in camera oscura tra bacinelle e pellicole.

Siamo anche in un'epoca nella quale la prevenzione dei rischi sui luoghi di lavoro è ancora materia di studio per pochi e lavorare a diretto contatto con agenti chimici espone la salute degli operatori a pericoli. Non esiste prevenzione, ma solo una corsa ai ripari quando si manifestano le problematiche: ne fa le spese proprio Martino, colpito da una forma anemica di origine sconosciuta. Passerà un intero anno lontano dalla propria azienda e facendo la spola tra Alberobello e Roma, prima di una diagnosi precisa ed una terapia, finalmente con esiti positivi. 

La consorte Marta assume il comando dell'azienda e tenacemente attraversa e supera quel periodo insieme ai quattro figli preadolescenti. Saranno eliminati dal layout aziendale le apparecchiature responsabili delle emissioni nocive.


 


Gli anni '90 e il nuovo Millennio




Ancora una volta è l'evoluzione della tecnologia che impone il passo alle aziende: le tecnologie fotomeccaniche accusano l'obsolescenza, ancora più la tradizionale stampa tipografica, ormai ridotta a poche richieste e non in grado di rispondere alle esigenze creative dei grafici. 
Si profila una nuova svolta, che questa volta si preannuncia epocale: la rivoluzione "digitale" del reparto prestampa. 

Già da qualche anno Apple col suo prodotto di punta, il Macintosh, sta rivoluzionando il settore con macchine molto potenti e con interfaccia grafica estremamente intuitiva: un abisso rispetto alle vecchie fotocompositrici! La possibilità di gestire con una sola macchina testi ed immagini, colori e sfumature, poter impaginare comodamente a video senza tavoli luminosi, scotch e pezzi di pellicola, poter disporre di softwares che lasciano realizzare al grafico qualunque idea abbia, spinge al passo. 

Così nel finire del 1993, a trent'anni dalla nascita delle Grafiche Spinosa, compare in azienda il primo sistema di computer-grafica: un Macintosh "Quadra", con monitor Sony Trinitron, scanner RGB e stampante Laser. La dotazione software può contare sugli applicativi Quark X-Press, Macromedia Freehand e Adobe Photoshop. Al quale presto si affiancheranno altre periferiche e poi altre postazioni che andranno ad aggiungersi a quella principale.

Alle fiere specialistiche in giro per l'Italia ci vanno i figli, ormai ragazzi, per tornare con nuovi spunti e nuovi suggerimenti tecnologici: siamo già oltre la carta stampata, si pensa al multimediale. Così, nasce il primo progetto multimediale targato Grafiche Spinosa: un CD-ROM prodotto dal Comune di Alberobello e cofinanziato dalla Unione Europea contenente una nuova storia della Capitale dei Trulli, dalla inedita veste grafica.

Un ennesimo passaggio logistico si rende necessario: la sede di via Domenico Morea sarà interessata da lavori migliorativi (l'aumento delle ventilazioni, delle finestrature ed altezze utili) che unitamente alla riduzione dei prodotti chimici ed all'impiego di cicli di produzione più ecologici porteranno ulteriore benessere ai luoghi, memori delle esperienze vissute negli anni '80. Nel 2004 sarà necessario un ri-trasferimento alla sede originaria di via Don Francesco Gigante. Un trasferimento che doveva richiedere solo il tempo necessario per i lavori e che si protrae più del previsto: oltre un anno, prima di rientrare nella sede. In questa fase si decide per l'eliminazione del tradizionale reparto tipografia, in favore della litografia e della stampa digitale. 


Coincide con questa fase, il passaggio di consegne aziendale, da questo momento nelle mani di Orazio Spinosa.


Anno 2023: bilancio dei primi 60 anni


Un percorso che continua, con passione e cura per un'arte, quella della grafica appunto; che tra le varie declinazioni oggi torna a riabbracciare le vecchie tecniche tipografiche, ricomparse in laboratorio per alcune applicazioni speciali. 






La digitalizzazione certo ha avuto la meglio, ma non ha preso il sopravvento sul controllo manuale e sull'attenzione al dettaglio tipici di una tradizione artigianale solida e di lungo corso, come questa parabola lunga sei decadi ha dimostrato. E continuerà a dimostrare alle future generazioni.


Per inciso, Martino non ha mai smesso la buona abitudine di insegnare ai ragazzi i rudimenti dell'arte grafica, iniziata negli anni '70 con le visite delle scolaresche presso il suo laboratorio tipografico di via Gigante e proseguita fino agli anni 2000.
In quelle visite, molti ragazzini hanno visto accendersi la scintilla per poi diventare, nella vita adulta, altrettanti grafici o tipo-litografi.




(a nostro padre, per il suo 89mo compleanno - Giuseppe, Rosamaria, Sirio, Orazio)

venerdì 18 marzo 2022

Eroicamente.

Mi piace ricordarti come in questa foto, Giuseppe: operativo, alle prese con la ristrutturazione del mio nuovo studio, anno 2005. Ti affidai i lavori, quando nessuno credeva in te e dicevano che eri troppo giovane per essere a capo di un'azienda già strutturata e con diversi dipendenti. Invece si sbagliavano, perchè i lavori furono portati a termine rispettando perfettamente contratti, tempi (inclusi gli imprevisti) e qualità delle finiture. Negli ultimi mesi ti ho visto combattere eroicamente contro "la stronza", ieri sera ci giunge la cattiva notizia, mentre io e Maria Grazia guardavamo l'ultima puntata della fiction Rai DOC - Nelle tue mani. Proprio DOC diveva che loro, i medici, si mettono in mezzo tra il paziente e "la stronza", ed il sacrificio di una vita, quando la stronza ha la meglio, non è mai inutile, perchè ne salva altre: la morte è una vita mutata e migliora chi rimane. Giusè, la tua vita eroicamente donata ci migliorerà tutti.


venerdì 2 aprile 2021

Venticinque (anni da "ingegnè")

 

"Voi un giorno sarete ingegneri... (si girò verso la lavagna e disegnò un grande "007")". Classe muta, sconcerto. "... 007, licenza di uccidere!" Risata di circostanza generale. E proseguì con un altro disegno alla lavagna, una graticola tipo le linee vuote al gioco del tris. Silenzio. Capimmo tutti che non si riferiva al gioco del tris, ma al gabbio. Era il primo giorno di lezione al corso in Scienza delle Costruzioni, terzo anno al PoliBa: si presentava così l'anziano professore, un super-ingegnere. Parole che mi sono rimaste scolpite nella mente per tutti gli anni a venire, fino a oggi, a 25 anni dal giorno nel quale ho conseguito il titolo di Dottore in Ingegneria Elettrotecnica. Analizza, risolvi e prenditi le responsabilità. Qual'è il prezzo? Se sei un libero professionista, il prezzo lo decidi tu, se sei un dipendente di un'azienda, il prezzo è il tuo stipendio... ho scelto la prima strada, le montagne russe. Quel giorno in un'aula del PoliBa non potevo saperlo, ma il vecchio prof nella sua ammonizione, addolciva la pillola amara degli anni che sarebbero venuti dopo. Ma insomma, in fondo, sono stati anni gloriosi, questi primi 25 da "ingegnè": a volte ti senti onnipotente, a volte sei schiacciato. Ma ti rialzi sempre, quasi miracolosamente. Analizza, risolvi e prenditi le responsabilità: è diventato presto il mio mantra, dicono pure che sia bravo: cosa posso desiderare di più? Certo, bravo a maneggiare patate bollenti, a sbrogliare matasse, a fare da parafulmine, bravo pure a cambiare lampadine (con gran gaudio della consorte, eheh!). A proposito di lampadine, dopo la proclamazione, la sera invitai tutti a casa per un rinfresco: al termine regalai a tutti i convenuti, amici e parenti, un piccolo ricordo simbolico: una lampadina, ad incandescenza. Una missione nobile: la luce, l'energia, vita confortevole, da portare ovunque. Una missione che mi accompagna ancora: ho solo sostituito la tecnologia, sono passato dalle caldaie a gas alle pompe di calore, dall'incandescenza al LED ;-)


lunedì 31 dicembre 2018

Di opportunità


E' stato un anno intenso. Ma me lo aspettavo, se non altro per un fatto anagrafico: 2018 significava anzitutto i miei (primi) cinquant'anni, i trent'anni dall'esame di maturità di Maria Grazia, il passaggio alla maggiore età di Martino nonché la fine del suo ciclo di studi liceali e la scelta dell'Università.
Poi sono venute fuori altre belle situazioni: Cosmo e Martino che formano una band di cinque elementi e lavorano insieme ad un progetto musicale inedito ispirato all'epopea del Progressive Rock, mettendolo in scena su di un palco di fronte a un migliaio di spettatori, nell'ambito della 2° edizione di AlbeRockBello; poi ancora Cosmo che si distingue alle regionali dei Giochi della Chimica 2018, mancando per un soffio il passaggio alla finale nazionale e ancora Martino che si diploma con uno splendido 100/100 e si regala un bel viaggio Interrail per l'Europa con oltre 6000 km percorsi in 9 nazioni diverse, prima di iscriversi al PoliTo. Basterebbe già questo per farne un anno da ricordare con emozione.
Poi, come spesso accade, gli eventi si presentano alla porta e devi soltanto accoglierli: e se lo fai nel modo giusto, ti si aprono scenari e prospettive inaspettate. Come ripete spesso il mio amico Manuele, ognuno di noi può incontrare un'opportunità e non coglierla significa correre il rischio di inciamparci sopra e passarci oltre, continuando la propria esistenza grigia, girando come un criceto nella sua ruota.
La fortuna, come diceva Seneca, non è altro che ciò che accade quando la preparazione incontra l'opportunità. L'inizio d'anno per me si apriva con le ambasce della cronica (ormai) penuria cui sono il 95% dei liberi professionisti d'Italia, abbandonati al loro destino da uno Stato ormai all'emergenza: mi si è prospettata quella opportunità, l'ho colta e oggi posso dire che parecchie cose sono cambiate in meglio. Il segreto però è uno solo: avere voglia, nel proprio intimo, di mettersi in discussione, di rimettersi in gioco radunando tutte le proprie energie per focalizzarle su un grande scopo.
E' una frase fatta, che in queste ore tutti i media ripetono alla nausea, ma mi piace poterla ripetere con cognizione di causa: che il nuovo anno sia un anno denso di sorprese positive per tutti, e se ci saranno momenti bui, vi auguro di trasformarli in opportunità! Auguri!!!


domenica 21 maggio 2017


Sentire la necessità di cambiare, di non rimanere uguali a se stessi, ma sentirlo da dentro, non come una imposizione dei tempi, non perchè è la moda del momento. Insieme a questo magari aprire gli occhi e guardarsi intorno per scrutare uno ad uno gli "amici" e scoprire, sgomenti, che non sono tali, che si servono di te e delle tue risorse per propri interessi, per consenso personale o questioni di budget. Passare da uno "ieri" fatto di yes-man ad un "oggi" di telefoni lasciati squillare per dedicarsi a se stessi ed alle proprie passioni.



mercoledì 21 ottobre 2015

The Future...

Dicono che oggi, 21 ottobre 2015, inizia il futuro. Perchè nella finzione cinematografica, quel mondo dorato in cui ci rifugiamo sia nei tempi di magra che nelle vacche grasse, il Marty McFly del 1985 viene proiettato con la DeLorean DMC-12 lanciata a 88 miglia orarie dallo scienziato Emmeth "Doc" Brown, esattamente a questa data. E noialtri abbiamo aspettato pazientemente questa data per (non) vedere i microonde sfornapizza magici, le pubblicità ad ologramma e, soprattutto, i monopattino a levitazione. A me l'idea giornalistica che il futuro inizi oggi piace, anche parecchio. Un pò perchè ho sempre sostenuto che viviamo in un'era paleo-tecnologica, un pò perchè sono già diversi anni che i segnali affinchè possiamo essere prossimi ad una vera svolta ci sono tutti. E sia: da oggi inizia il futuro. Bene, benissimo. E ora che si fa?! Nulla, da domani tutto uguale a ieri. In questi giorni sto leggendo "Makers" di Chris Anderson (ex-direttore di Wired), un regalo di compleanno molto gradito. Al netto delle americanità fatte di nerds che dal nulla creano fabbrichette e fanno fortuna, mi piace l'analisi che si fa riguardo il nuovo artigianato digitale, una vera svolta epocale fatta di una combinazione di fattori e di portata paragonabile alla rivoluzione industriale del XIX sec. Vi si traccia quello che molto probabilmente vedremo nei prossimi 10 anni: il passaggio dalla produzione di massa dei beni di consumo basata su economie di scala e manodopera a basso costo ad una produzione fatta di una miriade di microfabbriche ad alta tecnologia e “open-source”, forti della potenza del sapere condiviso offerto dalla rete. Un leggero buonumore mi ha preso da quando leggendo queste pagine le ho viste coincidere con la personale ricerca che ho avviato circa due anni fa, attorno al tema del 3D-printing e che mi ha portato in giro per l’Italia a conoscere persone con idee interessanti e a loro modo rivoluzionarie: Enrico Dini, Massimo Moretti, Paolo Magni, ad esempio. E’ poco, ma almeno non è il nulla, cui la categoria dei liberi professionisti come me è condannata a convergere, azzerata dalla furia burocrate delle inutili leggi. E che c’entra la saga di “Ritorno al Futuro” in tutto ciò? Se il mondo avesse un pò più di fantasia, se credesse più nella ricerca scientifica e nella forza delle parole oggi, a distanza di trent’anni da quel 1985, avremmo davvero le auto a levitazione e non avremmo perso tempo a farci le guerre per due gocce di petrolio in più e a trovare nuovi modi per consumarlo.



giovedì 2 aprile 2015

Aprile (dei bilanci parziali)

Come consuetudine, mi trovo a celebrare il 2 aprile. E non per l'anniversario della dipartita di buonanima Papa Wojtyla, nemmeno per l'abbattimento dell'ecomostro di Punta Perotti, ma per la mia laurea (anno 1996). Ecco, quella sottile soddisfazione di avercela fatta, di aver messo su "lo studio", di collezionare esperienze professionali, contatti e consensi tra colleghi, insomma quella "molla", già da tempo ha smesso di tirare. Si cerca solo di galleggiare, sopportando pure i sorrisetti di chi pensa che in questi anni mi sia arricchito... perchè parlare degli spiccioli da mettere da parte significa farsi una grassa risata. Non voglio parlare qui di cause: si guarda avanti, navigando a vista. Siamo in una fase di passaggio, il mito della libera professione che ingrassava ingegneri ed architetti fino a fine anni '80 è scomparso: non voglio dire che ho sbagliato, che avrei fatto meglio ad accettare un comodo lavoro da dipendente in una multinazionale. Ho lottato per fare quello che faccio, perchè ci credevo, anzi ci credo ancora nonostante tutto. Costruiremo altro, si lavorerà per qualcosa di diverso, che intravedo all'orizzonte, pure se non ben definito. Con la responsabilità aggiuntiva di dover indicare una direzione anche ai miei ragazzini, dicendo loro fin da ora che qualunque mestiere onesto vorranno fare è bene che lo facciano, con determinazione ed impegno, ovunque nel mondo tranne (ahimè) il libero professionista in Italia. 


Nella foto: la mia seduta di laurea del 2 aprile 1996 con la commissione del PoliBa di quella sessione. Voglio qui ricordare, da sx di spalle: prof. Lattarulo, prof. Savino, prof. Salvatore (ormai compianto, in piedi), prof. Trotta, prof. Andria.

giovedì 22 gennaio 2015

I soliti bilanci

Li ho già fatti, ma sia chiaro: non servono un granchè, i bilanci di fine anno. Perchè già te ne accorgi a settembre che le cose vanno in un certo modo, come non vorresti, fare le addizioni a dicembre è solo un mettere il dito nella piaga che già conosci. E questa volta per il secondo anno consecutivo, il segno è negativo. Ma prevedendo questo, nel 2014 me ne sono andato in giro per l'Italia a cercare notizie reali su quel gran fermento che è il mondo del 3D-Printing, parlando con esperti, cercando dati reali, osservando quello che fanno queste prodigiose macchine. Per tirar fuori una conclusione ovvia: se ce l'hai i soldi, puoi investire in qualcosa di serio e potrai creare quelle forme libere colorate, sculture dell'artigiano digitale del terzo millennio, e il limite sarà solo quello della fantasia. Se non ce l'hai, ti illuderai di fare la stessa cosa con la macchinetta low-cost e col software open source, sottraendo tempo a quella che è la tua attività ordinaria fatta di rincorsa ad una burocrazia asfissiante e clienti ingrati e malpaganti, riuscendo a stento a chiudere l'anno in pareggio con tutte le tasse, le bollette ed i fornitori pagati. E basta! Il nuovo 2015 si apre con un'amarezza di fondo, ma con una piccola speranza all'angolo: quella che questo sia l'anno della svolta (ma non come dicono dal governo da anni, con la "ripresa" cui ormai non crede più nessuno), quello in cui butterò all'aria quasi diciotto anni di libera professione per affrontare qualcosa di nuovo, che ancora non conosco ma che sono deciso a conoscere.

giovedì 27 febbraio 2014

"...senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze." (Albert Einstein).
Domani parto per il grande Nord, per un incontro tra colleghi in vista di una nuova opportunità professionale cui credo molto... massimo riserbo, dita incrociate e speriamo per il meglio.

domenica 2 giugno 2013

Festa della Repubblica. Per me oggi è come un compleanno, perchè qualche anno fa nel giorno 2 giugno inaugurai il nuovo studio.
Stamattina ho esposto il tricolore sul balcone di casa; mentre lo facevo ho visto gente passare ed osservarmi con un fare compassionevole, di come si guarda il fratello scemo da portarsi alle feste. Chissà se mi avrebbero guardato allo stesso modo se avessi esposto chessò un drappo bianconero, rossonero, nerazzurro ecc... Questa italietta a valori è messa proprio male.




domenica 5 maggio 2013

A proposito di lavoro (che viene a mancare).
Solo l'altro giorno dai palchi del primo Maggio nazionale si lanciavano alti gli appelli al governo per un futuro lavorativo più certo, perchè l'emergenza crisi in Italia è ormai più di un'emergenza. Mai avrei immaginato che l'onda lunga di questo clima di incertezze economiche avrebbe toccato da vicino la mia quotidianità, un pò forse perchè noialtri gente del Sud a stringere la cinghia ci siamo storicamente avvezzi, dunque cronicamente rassegnati. Evidentemente è un segno dei tempi, sud e nord d'Europa ormai non fa differenza, tutti siamo coinvolti: un mio compaesano viene ritrovato cadavere nelle acque di Taranto. Ahimè, mio conoscente decennale per ragioni di lavoro.
Togliersi la vita significa un grido di accusa verso una società che in mille modi avrebbe potuto aiutare Vito ad evitare il gesto, ma in questo caso un'accusa ad uno Stato che in altri mille modi avrebbe dovuto tutelare un lavoratore che rimane temporaneamente senza lavoro. Per quello che ho conosciuto di lui, mi rimane l'immagine di una persona dotata di una grande curiosità scientifica, che ha voluto indirizzarsi, con determinazione, sempre verso migliori traguardi: quando lo conobbi era titolare di una piccola ditta del settore impiantistico (fu tra i miei primi clienti, appena aperto lo studio), poi l'ho ritrovato come agente di commercio sempre nel settore dell'impiantistica elettrica, in effetti anche a me troppo stretto era sembrato per lui l'abito di semplice installatore.
Competente, serio, puntuale, mai pedante, dotato di un discreto senso dell'humor, tipico delle persone acute. Era passato tra varie rappresentanze, in ruoli sempre crescenti, fino ad essere direttore commerciale di una delle massime aziende fornitrici del sud-est barese. Poi l'ultima sfida: il settore delle fonti rinnovabili. Però l'aveva fatto a modo suo, diventando agente per il Mezzogiorno di un prodotto molto innovativo, del quale ero sulle tracce già da diversi anni e per separate vie: generatori elettrici micro-eolici ad asse verticale. Un settore di nicchia sì, ma con grandi potenzialità, sul quale abbiamo trovato subito un'ottima intesa e per il quale mi confidava, nell'ultimo incontro avvenuto solo pochi mesi fa, un certo trend in ascesa, che lasciava ben sperare. Mi parlava anche dei progressi del primogenito Stefano, avviato agli studi in Ingegneria. Ora il punto, che mi interroga senza risposta da ieri è il seguente: come può un uomo dotato di tali risorse pensare di lanciarsi giù dal Punta Penna, il più grande ponte pugliese?
La stampa dice che da qualche settimana non lavorava più, ma io un'opinione personalissima, a caldo mi sento di esternarla. Il settore del rinnovabile in Italia è divenuto una giungla, dove sopravvivono squali senza scrupoli e dove non c'è posto per la competenza. Ed entrare con le migliori intenzioni di proporre sistemi energetici alternativi dotati di rendimenti elevati e ridursi a fare i conti con target di vendite non raggiunti dev'essere stato un brutto affare per un galantuomo come Vito. Questo non è mercato globale, questa è malaeconomia, che ha infettato tutti i governi a tutte le latitudini.
E di fronte ad una vita che si spezza, e non stiamo parlando con rispetto parlando del poveraccio che mendica al marciapiede, ma di un professionista rispettabile, vanno a monte tutti i bei discorsi della green-economy e dell'edilizia sostenibile, perchè è di questo che dobbiamo cominciare a parlare: delle vittime innocenti della lotta tra le economie tradizionali basate sul combustibile fossile e le economie emergenti basate sul rinnovabile.
Vito perdonami, sicuramente non ho ho dato un gran contributo alla tua famiglia con queste righe, perchè in questo momento sono scosso dalla notizia, amareggiato, ma in futuro voglio spendere un pò delle mie energie per fare giustizia, perchè ciò che ti è accaduto è un'ingiustizia, perchè una responsabilità venga fuori e paghi per te. Ciao, amico.

Update 06.05.2013: Al funerale c'erano parenti, amici ed autorità. Pochi ed increduli, con facce interrogative, i familiari chiusi in un cupo e muto dolore. La sensazione è che questa morte verrà presto dimenticata, che diventi solo un numero per statistiche, che non ci interroghi sul vero senso della vita e su cosa mettere al centro della propria vita, diversamente dagli auspici dell'omelia di don Beppe. Spero di sbagliarmi.

lunedì 11 giugno 2012

Immagini dalla mia prima mostra fotografica:


Dopo diversi anni passati a scattare foto "a caso", l'inverno scorso ho deciso di iscrivermi ad un corso base di fotografia, tenuto da un vero fotografo professionista. Queste immagini sono il lavoro di fine corso, che insieme ad altri 11 corsisti abbiamo presentato al pubblico locale. Il tema, quasi obbligatorio, è stato il paesaggio dei trulli, nei suoi diversi aspetti. Enjoy!

sabato 31 marzo 2012

Di quale sia oggi la considerazione che ha l'Italia in Europa, lo dice l'episodio che vi racconto. Nei giorni scorsi ricevo tramite un amico architetto l'incarico di procedere con una consulenza per un suo facoltoso cliente inglese, proprietario di una masseria in Puglia. La richiesta era precisa: valutare il progetto degli impianti di climatizzazione e idrico-fognante predisposto da altri colleghi, rispondendo sulla bontà del progetto e sulla opportunità di ottimizzarne alcune parti. Per avere un'idea dell'entità della cosa, trattasi della ristrutturazione di una masseria in grado di ospitare anche una trentina di ospiti ... full-optional! Ricevuti i files, comincio a rendermi conto che la progettazione era davvero eccellente, curata e ad altissimo livello tecnologico, praticamente lo stato dell'arte in fatto di componentistica, tecnologia e materiali. "Qual'è il problema?", chiedo all'architetto. "Costa tanto, forse troppo.", mi spara la cifra e non aggiunge altro. Uhm, è notorio che gli inglesi siano anche un pò 'genovesi', specialmente da quando è passato il filone d'oro degli investimenti leggeri in Puglia, partito nel '95 circa e che ha smosso il sonnecchiante mercato immobiliare della Murgia dei Trulli. All'inizio sono stati venduti quasi-trulli, ruderi poco più che ammassi di pietre, a cifre importanti, finiti gli affari coi trulli si sono spostati sulla costa adriatica, ed è partito il filone delle masserie vista-mare: questo caso è uno di quelli. Ma tornando all'episodio, l'impressione che ne ho ricavato è duplice: 1) ahimè, l'ecosostenibilità costa tanto, e qualche volta bisogna pur ricordarlo; 2) che il cliente abbia detto fra se: "Questi italiani mi stanno fregando, voglio sentire un'altra campana, la voce di qualcuno del tutto all'oscuro di questa progettazione, per sapere se davvero tutto quanto è stato previsto è strettamente necessario al funzionamento della struttura o serve solo ad ingrossare le cifre". Non so come dirglielo, ma i colleghi progettisti hanno realizzato proprio tutto quello che è stato richiesto, senza compromessi. Io la mia relazione l'ho scritta, neutra e asettica come nel mio stile: staremo a vedere come va a finire (ed una volta tanto mi farò pagare in anticipo).
P.s.: la masseria non è questa qui in foto, ma ci assomiglia: volevo solo aggiungere una foto carina :-)

sabato 1 ottobre 2011


Ed ora che si fa? Sette anni fa pensavamo in grande, un mutuo è quello che ci voleva: lo studio sotto casa era già nostro. Sono stati anni di sacrifici, di privazioni, ma alla fine … sono passati. Io ed Mgz pensavamo: quando finirà questo mutuo Cosmo avrà 9 anni e Martino 11 anni, nel frattempo avremo ristrutturato lo stanzino sul terrazzo, per farci un attico dove magari loro potranno farci le festicciole con gli amichetti, noi avremo cambiato auto perché nel frattempo la Punto si sarà fatta stretta, al lavoro passeremo da "libero professionista" a "studio associato", magari una srl. Abbiamo contato le ottantaquattro rate una ad una, monitorandone l'andamento, sognando. Sì appunto, sognare non costa nulla, anche un mutuo guardando i progressi si affronta meglio ma tre/quattro manovre finanziarie piovute sul collo senza preavviso, senza considerare Iva, Irpef e contributi previdenziali, costano. E non solo.
Avevo tante idee interessanti. Fare l'ingegnere libero professionista non era neanche quello che avrei desiderato fare più di ogni altra cosa, mi ci sono adattato, mi sono ritagliato questo ruolo per necessità: volevo qualcosa che mi consentisse di far campare dignitosamente la mia famiglia, senza eccessi, e con l'aiuto di Mgz direi che l'obiettivo è stato raggiunto. Ma lasciandosi da parte un minimo di tempo e risorse per sviluppare altri progetti personali, attitudini speciali o soltanto mettere da parte qualche spicciolo, questo era il programma; lavorare solo per portare a casa il pane, dovendo magari fare anche qualcosa controvoglia, non è nei programmi di nessun uomo dignitoso, mi ripetevo.
Bilancio di questi sette anni di mutuo appena conclusi: solo un immobile in più, spazi per lavorare. E del resto? Niente, niente assoluto. Niente auto nuova, niente soldi da parte, il piccolo attico con vista sui trulli ancora da riparare e, soprattutto, le mie idee interessanti ancora nel cassetto ancora lì, ad impolverarsi. Ma cosa mai sono queste "idee interessanti"? Progetti di ricerca per nuovi sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili, nuovi sistemi di climatizzazione ambientale, insomma tutte cose che altrove (non in Italia, ovvio) ti vengono a cercare a casa tua se ne hai un briciolo e dal giorno dopo ti pagano (e bene) per svilupparle e per farle diventare valore aggiunto di un grande Paese industrializzato. Sono incazzato, sì incazzato nero, perchè: 1) ho sempre ritenuto – ed ho lottato per ribadire il concetto, scontrandomi anche – che il Sud d'Italia non meritasse di impoverirsi con la fuga di cervelli; 2) ho sempre lodato il primato del lavoro da libero professionista sul lavoro da dipendente e – meno che mai – da dipendente statale; 3) ho sempre pensato che l'Italia fosse un grande Paese, pieno di eccellenze in ogni campo, nel quale poteva essere bello sviluppare le proprie idee e renderle produttive.
Beh, forse mi sono sbagliato, ho speso molto male i miei ultimi anni.

Ora leggo che a quelle idee che avevo messo da parte qualcuno da un'altra parte del mondo ci sta arrivando e sento che presto sarò scavalcato, perché c'è il PSC per la casetta di Sempronio da fare, l'impianto elettrico a dr.Tizio da completare, la pratica del costruttore Caio ai VVF da seguire, perchè all'architetto Metrocubo quella certificazione energetica la faccio gratis così poi mi passa dell'altro lavoro e via così: lasciare questo magro ma "certo" presente per un altro futuro non è consentito.
Stanno bruciando le mie idee e non posso farci niente.
Un altro futuro non puoi permettertelo, e non lo dice solo la pragmatica Mgz, ma lo urlano le desolanti cifre dell'estratto conto… merda! Io, un'altra vittima del "cronico deficit infrastrutturale delle regioni del Mezzogiorno", si faranno due risate in più i miei colleghi milanesi (ma ride bene chi ride ultimo). Dueperdiciassette, che ne dite di una bella gita all'estero, con viaggio di sola andata?
Sono ad un bivio, mi è si è prospettata una possibilità, ma devo schiarirmi bene le idee, ho poche settimane per pensarci.
Ora però ho voglia di una bella jam-session: datemi una Fender Stratocaster!!!


mercoledì 29 giugno 2011

Passo una mattina davanti alla zona “Monti” della città dei trulli, ti vedo questo e scatto una istantanea. Poi la rivedo a tavolino e deduco che questa foto richiede alcune considerazioni. E' senz'altro l'emblema di una serie di nodi irrisolti (ed irrisolvibili, forse) che attraversa questa piccola ed unica cittadina, ma andiamo con ordine. Anzitutto occorre, sinteticamente per i non alberobellesi, fare un po' di storia. Anzitutto le leggi n.1089 e n.1497 del 1939, che hanno individuato il bene da tutelare e poi circoscritto, poi il PRG locale (1985-1992). In mezzo ci sono delle non-leggi ovvero un documento-studio denominato “Prontuario del Restauro” del 1985, adottato nel 2008 a Regolamento nelle zone a tutela Unesco ed appunto il riconoscimento Unesco, datato 7 dicembre 1996. Cosa è previsto in sostanza: che gli interventi sui trulli debbano conservare le caratteristiche di questi manufatti, definiti “in pietra a secco” ovvero senza l'intervento delle malte, non introducano elementi nuovi ma solo conservino l'esistente e qualora per esigenze tecniche si debba provvedere ad aggiunte (es. servizi igienici, vani tecnici) questi siano estremamente limitati e distinguibili dal corpo edilizio a trullo. I tecnici che operano su questo centro storico sanno che ciò si traduce in rigide regole, che hanno sì come scopo finale la salvaguardia di questo patrimonio edilizio così particolare, ma hanno anche un aggravio economico non indifferente: le maestranze lavorano a mano, sono poche e ricercatissime, le liste di attesa sono valutate in 6-12 mesi, dall'incarico alla cantierizzazione, i costi al metro cubo sono 3-5 volte quelli di un moderno edificio civile laterocementizio. Ed ovviamente non è possibile costruire un trullo ex-novo, argomento tabù ...
Le contraddizioni si scontrano attorno all'interesse economico dettato dal flusso turistico nella zona monumentale di Alberobello (il centro storico), che va crescendo e nell'ultimo decennio ha conosciuto vette mai toccate prima (per una cittadina di 11.000 abitanti il flusso annuo è circa di 59.000 arrivi registrati – dato 2006 Regione Puglia).
Dunque, una foto così l'avrei semplicisticamente intitolata “cemento sui trulli”, l'autopompa sulle cupole fa saltare all'occhio l'evidenza di un centro storico che vuole sopravvivere alle leggi del mercato, facendo passare in secondo piano (purtroppo) le pie intenzioni di una integrità nella tradizionale tecnica costruttiva del trullo basata esclusivamente sulla lavorazione a secco dei conci lapidei. Dov'è il punto di incontro? Un centro storico col trullo musealizzato, trullo come residence o mercificazione del trullo?
A tale materia le amministrazioni, sotto la spinta di precisi adempimenti di carattere generale, stanno rispondendo mettendo a punto un Piano di Gestione del sito Unesco, di cui ancora non si intravede il documento finale, presumibilmente per questioni economiche: tale documento dovrebbe mettere un po' d'ordine alla materia.
E le migliaia di coni nel territorio extra-urbano fuori dalla perimetrazione Unesco? Ed ancora, i trulli fuori dal territorio di Alberobello (es. Valle d'Itria) per nulla interessati a disquisizioni teoretiche come ad es. uno strumento urbanistico unico con cui affrontare l'intero territorio dei trulli abbracciante ben 3 provincie (Bari-Taranto-Brindisi)?
Godiamoci questa immagine, nel frattempo.

domenica 3 aprile 2011

Quindici anni fa pioveva a dirotto, molti dei miei appuntamenti memorabili della vita sono stati firmati dalla pioggia: il giorno del matrimonio, la nascita di mio figlio primogenito, la laurea, … Ecco, esattamente quindici anni fa completavo i miei studi in ingegneria elettrica, non ringrazierò mai abbastanza i miei per il sostegno economico e morale. E poi? Cosa dire dei primi 15 anni da laureato? Mah, sicuramente un sacco di cose nuove da imparare, a partire dal giorno dopo, cose che il Politecnico non ti dirà mai, l'esperienza dei cantieri, le file per uffici, le porte chiuse e le porte aperte, le cose che i colleghi più navigati mai ti dicono e che devi scoprire da solo a tue spese, l'imbarazzo di sentirti chiamare "ingegnè" da operai coi capelli grigi, le piccole grandi gratificazioni. Ho un aneddoto: in uno dei miei pochi incarichi nel settore dei lavori pubblici ho progettato e realizzato un ampliamento di impianto per pubblica illuminazione, per alcune vie della mia città. C'era da illuminare una strada senza uscita, i fondi permettevano di coprire solo l'80% della sua lunghezza, rimanevano scarsamente illuminate le ultime 2 case. Mi dissi che era sempre meglio che niente, ma il vecchietto dell'ultimo trullo mi pregò di fare di tutto per proporre una variante in corso d'opera per illuminare meglio la sua casa. Non era facile, ma il dirigente, un anziano ingegnere capo burbero ma dal buon cuore, mi diede una dritta, riuscimmo nell'intento. A lavori conclusi il vecchietto mi accolse in casa sua e mi fece un regalo: era una moneta sovietica, da 5 rubli, presa direttamente da Mosca durante l'unica gita della sua vita all'estero, per lui veterocomunista doveva significare tanto. Ce l'ho ancora sulla mia scrivania, in ricordo del signor Martino che oggi non c'è più.
Non sono diventato un ricco libero professionista, ma qualcosa l'ho fatta: ho realizzato lo studio che desideravo, ancora qualche mese di rata di mutuo da estinguere, tutte le tasse pagate fino all'ultimo centesimo e mi piace ancora il mio lavoro, il che è tanto di questi tempi!

giovedì 30 dicembre 2010

Un post, almeno un piccolo post per riassumere questo anno 2010 ormai andato. Ma è inutile, non mi viene niente in mente, niente di epico, bello, importante, unico; oppure chessò, un'immagine che possa riassumere quest'anno, che in verità di cose da raccontare ne avrebbe tante, per fatti pubblici e privati. Però ... sì, una foto ce l'avrei: non è bellissima, ma è simbolica e di simboli si può anche campare - ma abbiamo bisogno ancora di simboli, in quest'epoca di plastica e bit?
Questa qui raffigurata è una porta, che può aprirsi a momenti oppure s'è appena chiusa; o ancora, è una porta che non si apre da molto tempo, oppure che non si aprirà più, infine potrebbe essere una porta che si aprirà sì, ma tra moltissimo tempo e quando lo farà vi si potrà raggiungere un'altra dimensione, un pò come nello Stargate... chissà. Comunque io questa porta l'ho vista e non sono rimasto indifferente al suo fascino: ci tornerò e chiederò a lei consiglio per il nuovo anno.
Auguri a tutti i web-viandanti e, soprattutto, un bacio ai miei Dueperdiciassette e mia moglie, stringiamoci forte attorno a questo neonato 2011 e curiamolo bene fin dall'inizio.