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mercoledì 1 gennaio 2025

Gratitudine

Gratitudine è una parola bella e scomoda. Ti pone in una posizione di debolezza verso qualcun altro, ti obbliga a ricordare e questo è in contrasto coi tempi fast-food che attraversiamo. Essere grati per i traguardi raggiunti dai figli, dei viaggi a lungo sognati poi realizzati nel corso di questo 2024 ormai terminato è fin troppo ovvio. Classificare una perdita enorme come quella di un padre tra le categorie positive, questo è più difficile. Però se impariamo a leggere nei fatti che ci accadono, a leggerli nel profondo, io dico che anche la dipartita di un padre amato acquista un significato propositivo. Sulla sua unica (fugace) apparizione in sogno ci sto lavorando ancora: pare che annuisse all'idea di dare una svolta alle nostre vite, di renderle ancora più uniche, di essere innovatori e mediatori. Eh sì, ma pare che ci esortasse a farlo fuori dalle nostre zone di comfort: grato anche per questo.



venerdì 31 dicembre 2021

Anno uno.

Quello che succede a San Silvestro è che fai i bilanci, quasi devi farlo. Non volendo sottrarmi alla tradizione, volendo farlo in maniera sintetica ma efficace, ho pensato che anzitutto questo anno 2021 succede a quello tsunami che è stato (per tutti) il 2020: quindi rappresenta una sorta di "anno uno", quello da cui ripartire dopo un reset. Ok, e sia.
Un attimo, ci vuole una foto che rappresenti degnamente la cosa... ce l'ho.
Fine settembre, una mattinata in giro per Torino, alla ricerca di una piadina nell'ora di pranzo, in una pausa appena terminata la sistemazione nel nuovo alloggio, quello del trasferimento dopo il grande lockdown: mi intenerisce, una mamma coi propri figli a mo' di guardie del corpo. Tenerezza, tanti significati.
Dueperdiciassette è nato per loro: erano bambini quando nacque questo blog, ora si affacciano alla vita matura, quella degli studi in una città a mille chilometri da casa, per seguire le proprie passioni e farle diventare qualcosa di cui vivere.
Cosmo per una serie di circostanze raggiunge Martino al nord. Ecco ci siamo: ora parte la retorica del nord-sud, il PoliTo che è meglio del PoliBa, ma pure il PoliMi è valido... ma basta, è deciso così!
Si matura con le scelte consapevoli: questa è una di quelle scelte in cui nè io nè Maria Grazia abbiamo avuto influenza. Quando sono scelte che sorprendono siamo alquanto orgogliosi, significa che in tutti questi anni abbiamo seminato e stiamo assistendo all'ora di iniziare a vedere i frutti (quanno ce vò, ce vò...)
Anno uno, testa sulle spalle, il mondo è vostro: conquistatelo, ovunque. 




venerdì 2 aprile 2021

Venticinque (anni da "ingegnè")

 

"Voi un giorno sarete ingegneri... (si girò verso la lavagna e disegnò un grande "007")". Classe muta, sconcerto. "... 007, licenza di uccidere!" Risata di circostanza generale. E proseguì con un altro disegno alla lavagna, una graticola tipo le linee vuote al gioco del tris. Silenzio. Capimmo tutti che non si riferiva al gioco del tris, ma al gabbio. Era il primo giorno di lezione al corso in Scienza delle Costruzioni, terzo anno al PoliBa: si presentava così l'anziano professore, un super-ingegnere. Parole che mi sono rimaste scolpite nella mente per tutti gli anni a venire, fino a oggi, a 25 anni dal giorno nel quale ho conseguito il titolo di Dottore in Ingegneria Elettrotecnica. Analizza, risolvi e prenditi le responsabilità. Qual'è il prezzo? Se sei un libero professionista, il prezzo lo decidi tu, se sei un dipendente di un'azienda, il prezzo è il tuo stipendio... ho scelto la prima strada, le montagne russe. Quel giorno in un'aula del PoliBa non potevo saperlo, ma il vecchio prof nella sua ammonizione, addolciva la pillola amara degli anni che sarebbero venuti dopo. Ma insomma, in fondo, sono stati anni gloriosi, questi primi 25 da "ingegnè": a volte ti senti onnipotente, a volte sei schiacciato. Ma ti rialzi sempre, quasi miracolosamente. Analizza, risolvi e prenditi le responsabilità: è diventato presto il mio mantra, dicono pure che sia bravo: cosa posso desiderare di più? Certo, bravo a maneggiare patate bollenti, a sbrogliare matasse, a fare da parafulmine, bravo pure a cambiare lampadine (con gran gaudio della consorte, eheh!). A proposito di lampadine, dopo la proclamazione, la sera invitai tutti a casa per un rinfresco: al termine regalai a tutti i convenuti, amici e parenti, un piccolo ricordo simbolico: una lampadina, ad incandescenza. Una missione nobile: la luce, l'energia, vita confortevole, da portare ovunque. Una missione che mi accompagna ancora: ho solo sostituito la tecnologia, sono passato dalle caldaie a gas alle pompe di calore, dall'incandescenza al LED ;-)


giovedì 31 dicembre 2020

Duemilaventi: sembrava amore invece era...

 


La numerologia per quest'anno 2020 appena conclusosi avrebbe predetto un anno di buon auspicio, certamente carico di tante aspettative... Numero tondo, divisibile per 2,4,5,10,20,101, bello anche graficamente, sia in versione araba che romana (MMXX) e persino binaria (11111100100). 

Poi è arrivata la pandemia: se il 2020 voleva lasciare di se un segno epico beh, c'è riuscito! Riflettevo sul fatto che quest'anno ha rimesso in discussione praticamente tutto: valori, amicizie, abitudini, credenze, alimentazione, lavoro, educazione, istituzioni. 

Ho visto stimati colleghi con tanto di laurea scientifica diventare complottisti, antivaccinisti e seguaci di pseudoscienze; ho visto joint-venture tra aziende brillanti saltare contro ogni previsione logica; ho visto città talmente deserte da sembrare finte. Abbiamo imparato a leggere i grafici ed una volta interpretati abbiamo avuto paura. E ci siamo chiusi in casa, e non per un giorno, ma per cento giorni. La fortuna di avere una casa abbastanza grande, calda ed iperconnessa: tutti e quattro riuniti per vivere, forzatamente, un periodo certamente irripetibile. 

Ne siamo usciti cambiati, forse migliori. Ci sono cose, ad esempio, che non avrei mai pensato di desiderare, gesti comuni pre-Covid ora rari o quasi impossibili: una stretta di mano, un abbraccio, una colazione di lavoro per guardarsi faccia a faccia (senza mascherine). 

Io ed Mgz abbiamo scoperto l'ortoterapia, abbiamo cominciato a prenderci cura di un piccolo pezzo di terra, a suon di zappa, carriola e secchi d'acqua: la prima insalata coi nostri pomodori aveva un sapore nuovo, di una bontà difficile da spiegare a parole. Eppoi per la prima volta non ho fatto bilanci economici di fine anno, perchè non me ne frega proprio nulla: sono vivo, anzi siamo vivi ed in salute, quindi siamo ricchi. 

Dunque, col rischio di sembrare uno sciocco, affermo che per me il 2020 è stato un anno grande, direi necessario: roba da vertigine, da ricordare come di quando ho sconfitto le paure attraversandole e superandole. E sono grato al 2020, nel quale ho riscoperto il valore di una casa ed una famiglia, ormai passata dallo status di amorevole ad … adorabile!


domenica 22 marzo 2020

Emergenza 2020: un'analisi parziale.

Finora ne avevamo letto solo sui libri di storia oppure nei romanzi fantasy, in questi giorni (e mentre ne scrivo) la stiamo vivendo: un'emergenza sanitaria di portata planetaria. Il virus SARS-CoV-2 avanza, la scienza è in corsa per escogitare i rimedi per debellarlo, così come è stato già fatto in passato con altri patogeni. Solo che non c'è tempo, lui è molto veloce, è invisibile e perfido.
Le misure di contenimento messe in atto dalla Presidenza del Consiglio col D.P.C.M. 11 marzo 2020 sono inedite nella storia repubblicana ma originate dalla forza dei numeri: la statistica è una scienza assai delicata, permette di prevedere gli eventi (senza scomodare le profezie) e permette al Sistema Sanitario Nazionale di affrontare l'emergenza senza collassare. Da quel momento la nostra vita quotidiana è stata sconvolta: anch'io, mi sono attrezzato in modalità smart-working e parallelamente, ho iniziato a collezionare i dati giornalieri del bollettino Protezione Civile, perchè il mio conforto è nella forza dei numeri. Sull'esperienza cinese ho creato un modello matematico, basato sulla primitiva "distribuzione chi quadro".
L'andamento del diffondersi dell'epidemia ha seguito molto bene il modello, fino al 18.03, dove ho notato una anomalia. Solo tre giorni dopo mi è stato tutto chiaro: al primo fronte epidemico se ne è sovrapposto un secondo, più importante e massiccio. Bingo. In modo sintetico, quanto sta accadendo ricalca questo schema in figura: primo e secondo fronte sono rispettivamente il tratteggio verde e la linea gialla, in rosso l'andamento del contagio coi dati reali.
Il primo picco era previsto attorno al 27.03, ora invece si assesta al 02.04. Non ho scoperto nulla di nuovo, lo scenario è quello esaminato al punto 2 di un dossier del Washington Post il 14.03, a proposito della crisi cinese: è un modello solo un pò più complesso, che qualcuno meglio di me ha già studiato.
La situazione evolve ancora, ma sono abbastanza chiare due cose: 1) la previsione della prima ora viaggiava con numeri già preoccupanti (circa 50mila contagiati a fine epidemia), la seconda si posiziona con numeri pressochè doppi, che mettono a dura prova il SSN; 2) la serrata totale delle attività imposta dal DPCM pone un limite temporale per la ripresa delle attività nel 03.04, certamente basato sulle previsioni della prima ora: vista l'evoluzione successiva dovremo prepararci ad una dilazione di quel limite.
In termini di vite umane si parla mediamente di una mortalità del 6% circa, ahimè i dati italiani riportano finora un valore percentuale più alto (di quasi due volte): l'analisi di quest'altra anomalia è tuttora in corso.
In termini sociali questa emergenza ci sta già facendo sperimentare nuove modalità di interazione, con cui dovremo necessariamente familiarizzare: sopravviveranno solo i più inclini al cambiamento, prepariamoci a ciò.
Le conseguenze in termini economici, sia a livello nazionale che internazionale avranno una portata storica. Ciascuno di noi, ognuno con le proprie capacità dovrà mettere mani alle migliori idee e migliori risorse e condividerne: così non ne usciremo devastati da questa catastrofe, ma nuovi.

domenica 22 settembre 2019

Più a nord

Mio fratello me lo diceva, tutte quelle volte che, nei suoi 12 anni a Copenhagen, rientrava in Puglia per trascorrere qualche giorno col resto della famiglia. "Lì le cose funzionano, i lavori pubblici si iniziano e si finiscono, il welfare funziona, i bambini sono ipertutelati e non importa di chi siano figli, i mezzi pubblici sono puntuali, non c'è bisogno di auto proprie perchè basta una bici, ... "eccetera eccetera. E siccome la solfa si ripeteva ogni volta e cominciava a sembrare il discorso dell'emigrato italiano che deve denigrare tutto quello da cui è fuggito, io e Mgz ci siamo detti: vabbè, andiamo in Danimarca, visto che ce ne parla tutte le volte e sempre in termini entusiastici, andiamo a verificare. Solo che dal dire al fare sono passati vent'anni: nel frattempo sono arrivati i (nostri) bambini, sono cresciuti, mio fratello ha lasciato Copenhagen per ritirarsi nella terra natia (ma ci sarebbe rimasto volentieri, aveva già comprato casa), Martino c'è andato lo scorso anno con l'Interrail e praticamente il sogno di visitare quelle terre per me e Mgz è rimasto nel cassetto. Fino alla settimana scorsa.


Un esempio su tutti: ho fotografato la Copenhagen International School, quartiere Nordhavn, il più grande edificio con facciate fotovoltaiche al mondo (12mila pannelli di colore del mare), il primo di una serie, perchè si prevede la realizzazione (ed ho visto il cantiere) di un intero distretto ecosostenibile e che sarà completato nel 2022. Una città che prevede di diventare la prima capitale carbon-neutral al mondo nel 2025: sono certo che ci riuscirà.

In conclusione, aveva ragione lui. Una nazione che ha saputo coniugare tradizione ed innovazione, sviluppo ed ecosostenibilità, territorio e capillarità dei servizi, multietnicità ed integrazione, meglio che altrove, ammettiamolo.

E la Svezia? Per quel poco che abbiamo visto col passaggio dell'Øresund, ancora più, se possibile.
L'impressione tornando in Italia da questo piccolo ma significativo tour scandinavo è quella di vivere in un paese che viaggia col freno a mano tirato, a vista, dilaniato tra burocrazia e conflitto sociale, con potenzialità grandi ma che preferisce piangersi addosso o inventarsi di volta in volta nemici immaginari pur di non cambiare nulla.

lunedì 31 dicembre 2018

Di opportunità


E' stato un anno intenso. Ma me lo aspettavo, se non altro per un fatto anagrafico: 2018 significava anzitutto i miei (primi) cinquant'anni, i trent'anni dall'esame di maturità di Maria Grazia, il passaggio alla maggiore età di Martino nonché la fine del suo ciclo di studi liceali e la scelta dell'Università.
Poi sono venute fuori altre belle situazioni: Cosmo e Martino che formano una band di cinque elementi e lavorano insieme ad un progetto musicale inedito ispirato all'epopea del Progressive Rock, mettendolo in scena su di un palco di fronte a un migliaio di spettatori, nell'ambito della 2° edizione di AlbeRockBello; poi ancora Cosmo che si distingue alle regionali dei Giochi della Chimica 2018, mancando per un soffio il passaggio alla finale nazionale e ancora Martino che si diploma con uno splendido 100/100 e si regala un bel viaggio Interrail per l'Europa con oltre 6000 km percorsi in 9 nazioni diverse, prima di iscriversi al PoliTo. Basterebbe già questo per farne un anno da ricordare con emozione.
Poi, come spesso accade, gli eventi si presentano alla porta e devi soltanto accoglierli: e se lo fai nel modo giusto, ti si aprono scenari e prospettive inaspettate. Come ripete spesso il mio amico Manuele, ognuno di noi può incontrare un'opportunità e non coglierla significa correre il rischio di inciamparci sopra e passarci oltre, continuando la propria esistenza grigia, girando come un criceto nella sua ruota.
La fortuna, come diceva Seneca, non è altro che ciò che accade quando la preparazione incontra l'opportunità. L'inizio d'anno per me si apriva con le ambasce della cronica (ormai) penuria cui sono il 95% dei liberi professionisti d'Italia, abbandonati al loro destino da uno Stato ormai all'emergenza: mi si è prospettata quella opportunità, l'ho colta e oggi posso dire che parecchie cose sono cambiate in meglio. Il segreto però è uno solo: avere voglia, nel proprio intimo, di mettersi in discussione, di rimettersi in gioco radunando tutte le proprie energie per focalizzarle su un grande scopo.
E' una frase fatta, che in queste ore tutti i media ripetono alla nausea, ma mi piace poterla ripetere con cognizione di causa: che il nuovo anno sia un anno denso di sorprese positive per tutti, e se ci saranno momenti bui, vi auguro di trasformarli in opportunità! Auguri!!!


venerdì 16 febbraio 2018

Auguri, cara.

Auguri, cara. Non sto qui a dire quanto sia grande ed incommensurabile questo amore: forse non mi sono mai soffermato (volutamente) a dargli una misura, perché onestamente tutto ciò che non è misurabile mi incute un certo timore, sarà deformazione professionale. Ci si lascia prendere (anzi, travolgere) dagli impegni e dal lavoro, per tenere su "la baracca" e si perde di vista il bene più prezioso che c'è: l'amore. E allora al diavolo tutto e stringiamoci attorno a questo amore, che non è a quattro mani (già da tempo), ma a otto mani. E che miracolosamente dà sempre frutti buoni. Auguri, cara!

lunedì 4 settembre 2017

Facciamoceli (gli auguri)

Come può essere la vita coniugale a ventuno anni dal matrimonio? Posso dire che ci siamo arrivati indenni (tre volte sette, dunque la crisi del settimo anno l'abbiamo passata almeno tre volte...), passati velocemente e desiderando sempre il bene reciproco, il meglio per i ragazzi, con tanti progetti ancora da realizzare: consigliabile, a chi è ben motivato e dotato di un pizzico di pazzia. Tanti auguri a noi!


Ai curiosi cui interessa sapere/vedere come eravamo quella mattina di ventuno anni fa, seguire codesto link ;-)

martedì 13 giugno 2017

Amministrativamente donna: si può.

C'è un vincitore vero della tornata elettorale appena conclusa (conclusasi già al primo turno, per noialtri della fascia 5-15mila) anzi una vincitrice, ed è la rappresentanza di genere: mai così tante donne in un'assemblea consiliare della Città dei Trulli. Dopo aver toccato le 5 presenze (su 20 consiglieri) con la consiliatura De Luca 2007-2012, il consiglio che si insedia a breve conta ben 7 consigliere su 16 (ma si può dire "consigliera"? sì, la Crusca approva). Tutto in linea con le statistiche nazionali, ma è una vittoria parziale, perchè se è stata necessaria una legge ad-hoc, la Legge 215/2012, vuol dire tanto: significa che in Italia abbiamo ancora tanto da pedalare per raggiungere le democrazie nordeuropee. Gioiamo per il risultato, auguriamo un buon lavoro alle consigliere di maggioranza ed opposizione, con l'esortazione che facciano sentire bene il loro peso e non siano solo elementi numerici, e che con loro si pervenga alle decisioni importanti per la comunità con maggiore ponderatezza rispetto al passato recente.



domenica 21 maggio 2017


Sentire la necessità di cambiare, di non rimanere uguali a se stessi, ma sentirlo da dentro, non come una imposizione dei tempi, non perchè è la moda del momento. Insieme a questo magari aprire gli occhi e guardarsi intorno per scrutare uno ad uno gli "amici" e scoprire, sgomenti, che non sono tali, che si servono di te e delle tue risorse per propri interessi, per consenso personale o questioni di budget. Passare da uno "ieri" fatto di yes-man ad un "oggi" di telefoni lasciati squillare per dedicarsi a se stessi ed alle proprie passioni.



sabato 31 dicembre 2016

S. Silvestro (again...).

Uelà gente, siamo ancora vivi, ad un anno di distanza dall'ultimo post! Perchè è meglio girarla a black-humor visto le numerose dipartite VIP del 2016, ahimè.
Un anno intenso e di svolta per certi versi, ci sarebbe tanto da dire... invece nulla: un grosso abbraccio a tutti e buon 2017!

giovedì 31 dicembre 2015

S. Silvestro arriva sempre puntuale (ma avrei preferito Gatto Silvestro).

Comincio a detestare questo giorno dell'anno. Sarà da quando ho preso l'abitudine di fare statistiche coi fatturati, oppure da quando mi accorgo che in realtà tutta 'sta tensione dell'ultimo dell'anno col suo carico di buoni propositi, veglioni e cotillons, conduce ad un giorno dopo uguale a quello precedente (ma va?) e per di più sbaglio a digitare correttamente l'anno per diverse settimane: insomma mi piacerebbe saltare direttamente dal 30 dicembre al 2 gennaio.
Qualcosa di cui andare fiero di questo 2015? Sicuramente la mia famiglia, coi miei ragazzini, Martino e Cosmo, che per vie diverse ogni giorno mi fanno scoprire cose nuove e mi costringono a gioire per ogni giorno in più sulla terra. E poi mia moglie Maria Grazia, che non ringrazierò mai abbastanza per la vicinanza ed il consiglio nei momenti bui, così come l'arguzia e l'acume delle sue osservazioni quotidiane: persona rara (strano a dirlo qui, a quasi vent'anni di matrimonio...). Poi ancora, il bel viaggio nella memoria a Torino, di cui ho già scritto. Infine abbiamo avviato il cantiere della ristrutturazione delle facciate esterne della casa, opera di una certa entità (praticamente 3 lati su 4 della casa sono tutto un ponteggio...), quattro imprese coinvolte, rimandata di anno in anno e non più derogabile.
Qualcosa per cui vorrei dimenticare il 2015? Anzitutto l'incidente di Cosmo, durante l'ora di educazione fisica, certo non grave (microfrattura alla rotula) ma che lo ha costretto a venti giorni di gesso ed altrettanti di riabilitazione, dal quale si sta riprendendo tuttora.
Poi voglio dimenticare il brutto incidente occorso al mio amico e collega Vito, ben più grave, che lo ha costretto a mesi di degenza e riabilitazione e che solo da pochi giorni ho potuto riabbracciare alla sua abituale postazione Cad: forza Vito, sei sempre lo stesso!
Infine il caso di un inutile centro polivalente in corso di costruzione nella mia Alberobello, in piena buffer-zone a tutela Unesco, nell'area dell'ex-Mercato Coperto, partorito da chissà quale notte insonne di chissà quale collega costretto da chissà quali gruppi di interessi e che ha costretto a sua volta una piccola e tranquilla cittadina all'indignazione collettiva, passata dal sogno della fiaba delle casette a punta e gli abitanti puffi al risveglio nella democrazia apparente. Vicenda nella quale si consuma il perfetto cortocircuito politico-affaristico all'italiana in sei punti: 1) c'è un bando di finanziamento; 2) si confeziona un progetto ad hoc che fa tanto utilità sociale, da cantierizzare a tutti i costi prima che scada il finanziamento; 3) la classe politica coglie l'occasione per elevare i consensi con sfoggio di pragmatismo e promesse occupazionali; 4) l'opinione pubblica, tenuta all'oscuro di tutto, si sveglia una mattina al suono delle ruspe che demoliscono il vecchio mercato e scopre il progetto di un nuovo immobile, peggiore del vecchio e di dubbia utilità, ed insorge; 5) un Comitato cittadino di difesa e tutela accede agli atti, alcuni sono raffazzonati, alcuni fuori norma, alcuni del tutto mancanti, partono gli esposti pubblici e la danza dei chiarimenti e delle integrazioni tra Amministrazione/UTC/Impresa e Ministeri ed Autorità anticorruzione; 6) la magistratura (di solito comunista) vuole vederci chiaro e blocca i lavori sequestrando il cantiere, inchiesta, complottismo, campagna mediatica, ecc... Storie già viste, decine e decine di volte in Italia, sulla testa di cittadini onesti e paganti, come sempre e più di prima.
Odio il giorno di S. Silvestro, perchè mi costringe a fare i bilanci (ma sono della Vergine...). Meglio che ti mando a fanxulo da subito, anno nuovo: così, preventivamente, aggratis (come certe bombe intelligenti di certi esportatori di democrazia), chissà che stavolta l'augurio funzioni meglio.

 
Alberobello: la magia delle luci dell'Alberobello Light Festival

mercoledì 21 ottobre 2015

The Future...

Dicono che oggi, 21 ottobre 2015, inizia il futuro. Perchè nella finzione cinematografica, quel mondo dorato in cui ci rifugiamo sia nei tempi di magra che nelle vacche grasse, il Marty McFly del 1985 viene proiettato con la DeLorean DMC-12 lanciata a 88 miglia orarie dallo scienziato Emmeth "Doc" Brown, esattamente a questa data. E noialtri abbiamo aspettato pazientemente questa data per (non) vedere i microonde sfornapizza magici, le pubblicità ad ologramma e, soprattutto, i monopattino a levitazione. A me l'idea giornalistica che il futuro inizi oggi piace, anche parecchio. Un pò perchè ho sempre sostenuto che viviamo in un'era paleo-tecnologica, un pò perchè sono già diversi anni che i segnali affinchè possiamo essere prossimi ad una vera svolta ci sono tutti. E sia: da oggi inizia il futuro. Bene, benissimo. E ora che si fa?! Nulla, da domani tutto uguale a ieri. In questi giorni sto leggendo "Makers" di Chris Anderson (ex-direttore di Wired), un regalo di compleanno molto gradito. Al netto delle americanità fatte di nerds che dal nulla creano fabbrichette e fanno fortuna, mi piace l'analisi che si fa riguardo il nuovo artigianato digitale, una vera svolta epocale fatta di una combinazione di fattori e di portata paragonabile alla rivoluzione industriale del XIX sec. Vi si traccia quello che molto probabilmente vedremo nei prossimi 10 anni: il passaggio dalla produzione di massa dei beni di consumo basata su economie di scala e manodopera a basso costo ad una produzione fatta di una miriade di microfabbriche ad alta tecnologia e “open-source”, forti della potenza del sapere condiviso offerto dalla rete. Un leggero buonumore mi ha preso da quando leggendo queste pagine le ho viste coincidere con la personale ricerca che ho avviato circa due anni fa, attorno al tema del 3D-printing e che mi ha portato in giro per l’Italia a conoscere persone con idee interessanti e a loro modo rivoluzionarie: Enrico Dini, Massimo Moretti, Paolo Magni, ad esempio. E’ poco, ma almeno non è il nulla, cui la categoria dei liberi professionisti come me è condannata a convergere, azzerata dalla furia burocrate delle inutili leggi. E che c’entra la saga di “Ritorno al Futuro” in tutto ciò? Se il mondo avesse un pò più di fantasia, se credesse più nella ricerca scientifica e nella forza delle parole oggi, a distanza di trent’anni da quel 1985, avremmo davvero le auto a levitazione e non avremmo perso tempo a farci le guerre per due gocce di petrolio in più e a trovare nuovi modi per consumarlo.



giovedì 2 aprile 2015

Aprile (dei bilanci parziali)

Come consuetudine, mi trovo a celebrare il 2 aprile. E non per l'anniversario della dipartita di buonanima Papa Wojtyla, nemmeno per l'abbattimento dell'ecomostro di Punta Perotti, ma per la mia laurea (anno 1996). Ecco, quella sottile soddisfazione di avercela fatta, di aver messo su "lo studio", di collezionare esperienze professionali, contatti e consensi tra colleghi, insomma quella "molla", già da tempo ha smesso di tirare. Si cerca solo di galleggiare, sopportando pure i sorrisetti di chi pensa che in questi anni mi sia arricchito... perchè parlare degli spiccioli da mettere da parte significa farsi una grassa risata. Non voglio parlare qui di cause: si guarda avanti, navigando a vista. Siamo in una fase di passaggio, il mito della libera professione che ingrassava ingegneri ed architetti fino a fine anni '80 è scomparso: non voglio dire che ho sbagliato, che avrei fatto meglio ad accettare un comodo lavoro da dipendente in una multinazionale. Ho lottato per fare quello che faccio, perchè ci credevo, anzi ci credo ancora nonostante tutto. Costruiremo altro, si lavorerà per qualcosa di diverso, che intravedo all'orizzonte, pure se non ben definito. Con la responsabilità aggiuntiva di dover indicare una direzione anche ai miei ragazzini, dicendo loro fin da ora che qualunque mestiere onesto vorranno fare è bene che lo facciano, con determinazione ed impegno, ovunque nel mondo tranne (ahimè) il libero professionista in Italia. 


Nella foto: la mia seduta di laurea del 2 aprile 1996 con la commissione del PoliBa di quella sessione. Voglio qui ricordare, da sx di spalle: prof. Lattarulo, prof. Savino, prof. Salvatore (ormai compianto, in piedi), prof. Trotta, prof. Andria.

giovedì 22 gennaio 2015

I soliti bilanci

Li ho già fatti, ma sia chiaro: non servono un granchè, i bilanci di fine anno. Perchè già te ne accorgi a settembre che le cose vanno in un certo modo, come non vorresti, fare le addizioni a dicembre è solo un mettere il dito nella piaga che già conosci. E questa volta per il secondo anno consecutivo, il segno è negativo. Ma prevedendo questo, nel 2014 me ne sono andato in giro per l'Italia a cercare notizie reali su quel gran fermento che è il mondo del 3D-Printing, parlando con esperti, cercando dati reali, osservando quello che fanno queste prodigiose macchine. Per tirar fuori una conclusione ovvia: se ce l'hai i soldi, puoi investire in qualcosa di serio e potrai creare quelle forme libere colorate, sculture dell'artigiano digitale del terzo millennio, e il limite sarà solo quello della fantasia. Se non ce l'hai, ti illuderai di fare la stessa cosa con la macchinetta low-cost e col software open source, sottraendo tempo a quella che è la tua attività ordinaria fatta di rincorsa ad una burocrazia asfissiante e clienti ingrati e malpaganti, riuscendo a stento a chiudere l'anno in pareggio con tutte le tasse, le bollette ed i fornitori pagati. E basta! Il nuovo 2015 si apre con un'amarezza di fondo, ma con una piccola speranza all'angolo: quella che questo sia l'anno della svolta (ma non come dicono dal governo da anni, con la "ripresa" cui ormai non crede più nessuno), quello in cui butterò all'aria quasi diciotto anni di libera professione per affrontare qualcosa di nuovo, che ancora non conosco ma che sono deciso a conoscere.

martedì 25 novembre 2014

C'era una volta il genio italico.


Due notizie dal mondo scientifico, a pochi giorni di distanza tra loro, entrambe di portata storica per il nostro Paese. Passate, ahimè, in totale secondo piano: dannazione, perchè?! Dapprima la missione Rosetta, col suo lander Philae e la strumentazione di bordo in parte di progettazione e realizzazione italiana, la prima volta nella storia di una sonda terrestre su una cometa, poi la cosmonauta Samantha Cristoforetti, prima cosmonauta italiana in assoluto, selezionata tra 9mila sue colleghe aspiranti tali per una missione nella stazione spaziale internazionale ISS. Mi si contorcono le budella a pensare, nell'ordine: 1) che la missione Rosetta per il TG4 (sedicente tiggì nazionale) è semplicemente quella che "rovina l'immagine della stella natalizia"; 2) che la diretta dell'aggancio con la ISS del modulo spaziale con la Samantha su RaiNews24 ha avuto uno share di meno di un decimo della diretta radio del derby Milan-Inter; 3) che neanche tre anni fa un Ministro Italiano della Pubblica Istruzione enfaticamente plaudeva all'apertura del tunnel di 750 km tra il laboratorio del Gran Sasso ed il Cern di Ginevra - e di grandi passi a livello ministeriale da quel triste giorno non ce ne sono stati -; 4) che prima ci sedevamo al tavolo coi grandi del G7, poi abbiamo ospitato il G8 (tirando a lucido l'inverosimile anche a costo di debiti ventennali e impietosendo gli ospiti sulle rovine dell'Aquila per elemosinare accordi energetici favorevoli), ora ci accontentiamo di fare la foto di gruppo al G20 - dove si parla di tutto purchè non si cambi nulla. E infine, è un fatto che ci sia un sottile filo rosa che lega i due avvenimenti - è determinante il contributo femminile nella missione Rosetta - ma per l'italico macho medio per il quale la donna va bene finchè è bella e non pensante oppure mamma a casa, l'accusa di aver fatto passare in secondo piano gli eventi storici di cui sopra è solo un complotto della statistica.

lunedì 20 ottobre 2014

Una fiction ci risolleverà (sigh!)

E ora basta, adesso hanno rotto davvero. L'ennesima fiction Rai basata sulle storie del miracolo italiano, imprenditori illuminati e fortunati che hanno lasciato il segno: ora è la volta dell'Autostrada del Sole, prima di una serie di grandi opere pubbliche che ha unito l'Italia ed ha contribuito a farne un paese moderno. Iniziativa buona, nelle intenzioni, ma che ancora una volta, sin dalle prime scene, lascia un grande amaro in bocca. Perchè, secondo il sottoscritto, ormai questo è un disegno preciso: affidare alla fiction il compito di risollevare il morale dell'italiano, schiacciato da scandali e degrado morale ormai da anni. Altresì non si spiegherebbe il proliferare di fiction analoghe: le sorelle Fontana, Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Giovanni Borghi, ecc. Il Made in Italy è un curriculum che abbiamo ormai bruciato ampiamente, in tutte le sedi internazionali, non è il caso di infierire oltre, non facciamoci più del male. E voglio credere anche che non ci sia un disegno in tutto ciò, che sia solo un caso che gli sceneggiatori abbiano attinto dalle storie italiane esemplari tutti insieme e tutti nello stesso tempo, ma il dubbio rimane. Comunque, se pure fosse, se il pio intento fosse proprio quello di suscitare nuovi talenti e nuovi miracoli italiani, è un bambino morto in culla, perchè per ogni geniale inventore italico che tenta di aprire una bottega e farla crescere con una bella idea (ora le chiamano start-up, fa più trendy) c'è un burocrate che ti consegna una lista di adempimenti da onorare e di moduli da compilare (e dietro l'angolo un nerd nordeuropeo che l'ha già fatto ieri). Bravi, bravi, sceneggiatori dei miei maroni, v'ho lasciato 10 minuti del mio tempo e poi ho fatto zapping. Nauseato.


domenica 21 settembre 2014

Orazio e Mariagrazia


Ieri, invitati alla cerimonia del matrimonio di mio fratello Orazio con Mariagrazia. Una cerimonia a lungo pensata e pianificata nei dettagli, quasi più per noi invitati che per se stessi: ogni dettaglio al suo posto, con al centro il loro amore reciproco. E' una bella coppia, e non perchè è mio fratello, ma perchè il loro sentimento è profondo e traspare agevolmente, non possiamo che gioire con e per loro. Un matrimonio poi è anche un momento di riflessione per chi ci è già passato: ci si guarda negli occhi tra consorti e ci si interroga su quale strana congiunzione astrale abbia unito queste due persone, a volte diversissime, e per altre ragioni inspiegabili, riescano a stare insieme per anni e anni (noi 18 anni, per la cronaca). Un rito civile, con reciproca convinzione, un pò in sfida alle tradizioni della Murgia ma molto in linea coi tempi. Location di grande effetto (un'antica masseria pugliese), e poi la musica: ogni momento accompagnato dalle note giuste, che ho apprezzato al 95% (è tutto dire, perchè di solito ai matrimoni mi fermo al 40% di apprezzamento, eheh...). Un milione di AUGURI!!!

(photo: Paolo Fanizzi)

lunedì 28 luglio 2014

Nativi digitali

 

L'altro giorno Cosmo mi fà: "Ma come passavi il tempo tu quando avevi la mia età? Cioè che giochi facevi, senza cellulare e senza tablet?!" Ed io: "Beh, facevo giri di isolati e del quartiere con la bici, poi l'avevo taroccata con dei cartoncini presi dalla tipografia del nonno, messi con le mollette ai raggi per far rumore, infine c'avevo messo un paio di tubi di scarico ai lati e andavo forte, imitando le moto.", "Si, ma i giri in bici li faccio anch'io, quando me lo permetti, vabbè..." "Eh si, lo sai che oggi il traffico è aumentato..." "Si, si, e poi che facevi?" "Poi m'ero costruito dei caschi di cartoncino, sagomati e aerodinamici, sembravo un robot di quelli dei cartoni, c'hai presente Goldrake, Mazinga, quelli che t'ho fatto vedere una volta, eh?" "Si, vabbè. E poi?" "Poi ascoltavo la radio, tanta radio, leggevo fumetti..." Ed infine lui: "... e che palle, ma non ti scocciavi così?!"
Insomma, ne ho ricavato che sono padre di un nativo digitale, anzi due, Martino e Cosmo. E che non serve a niente dire com'erano i miei pomeriggi di dodicenne, ma serve capire i suoi pomeriggi come sono.