Ciao pà, che mi dici dei primi due anni nella tua... diciamo 'nuova residenza'? Qui tutto bene, se escludiamo i venti di guerra che la gracile italietta è costretta a sfidare.
E qui la mente mi richiama un tuo racconto, di quando da bambino, nell'inverno del 1940 sentisti di notte il rombo di aerei e poi un boato sordo, abbastanza forte da far spegnere il piccolo lumino della lampada a olio, facendo rimanere tutta la famiglia al buio.
Più tardi, ricostruendo l'episodio, lo ricollegammo al bombardamento di Taranto, distante 40km. Racconti di inverni così freddi da far ghiacciare le infiltrazioni d'acqua dal tetto della cucina in masseria e di nevicate così abbondanti da rendere invisibili i muretti a secco tra i poderi, alti più delle giumente.
E così negli anni successivi ti riscattasti da quel passato, lanciandoti nella sfida della tipografia e regalandoci un futuro solido da cui ripartire. Ecco, ora mi sembra quasi che i sacrifici della tua generazione si stiano perdendo, mi sento confuso e smarrito.
I cattivi di ieri, oggi si travestono da statisti e corrono alla conquista dell'Eldorado; i saggi gridano l'allarme, ma vengono infangati e derisi. Su tutto, nuovi potenti hi-tech ci illudono con promesse intelligenti ma artificiali.
Pà, tu e la tua generazione ci avete sempre detto che non può esistere un benessere senza un sacrificio: e io ci credo. Ma continuo a domandarmi: cosa accadrà se (e non per colpa mia) non riusciremo a conservare la terra così come ci è stata consegnata ai nostri figli?
Pà, tu e la tua generazione ci avete sempre detto che non può esistere un benessere senza un sacrificio: e io ci credo. Ma continuo a domandarmi: cosa accadrà se (e non per colpa mia) non riusciremo a conservare la terra così come ci è stata consegnata ai nostri figli?
