domenica 20 novembre 2011
Casa nuova.
Da oggi si cambia casa: eccoci qui!
lunedì 14 novembre 2011
Non mi va tanto scrivere di politica, troppe delusioni già accumulate. Con le dimissioni del governo si apre però una fase nuova con cui bisogna fare i conti, necessariamente. Si può parlare di un ventennio: quello appena trascorso è quasi riuscito ad annullare il senso critico dell'italiano. Dimenticando in un sol colpo storia, senso dello Stato, economia (nel senso del risparmio, energetico e non) l'italiano-italiota è divenuto contemporaneamente pecora da tosare e vacca da mungere, nel tempo in cui la pastorizia non si pratica più. Non seguo ormai più le notizie attraverso i telegiornali, ai miei ne sconsiglio vivamente la visione, ma quando mio malgrado me ne capita uno, si riconferma in automatico il livello di ipocrisia cui siamo tragicamente giunti.
Nel servizio del tiggiuno (il tiggì della ex-rete ammiraglia) di qualche giorno fa, l'11.11.11, il giornalista scherzando con la data palindroma, al termine del servizio ricorda finemente che l'Art. 11 della Costituzione Italiana (quello dell'Italia che ripudia la guerra) ha l'undicesima parola che recita "libertà". Patetico richiamo mnemonico al cosiddetto "popolo delle libertà", un'invenzione per teste vuote da parte di una classe politica a corto di idee ma con grossi pubblicitari assoldati tra i consulenti. Dimenticando che nel '77 (che è anche 11x7, come i sette vizi capitali, se proprio vogliamo giocare coi numeri) il Cavaliere di fresca nomina amava farsi ritrarre in tutto il suo splendore con la sua Magnum sul tavolo in bella evidenza, l'uomo con la pistola.
Un'altra cosa questo ventennio ha fatto: dissipare e sperperare un patrimonio di credito che gli italiani avevano nelle istituzioni repubblicane, buone e sane prima dell'arrivo del forzitalia-pensiero. Forza Italia, già: neanche più la libertà di esultare senza sembrare un esaltato galoppino della (finta) destra. La forza delle parole, persa anche quella.
Avendo fatto terra bruciata e seminato qualunquismo, ora occorreranno anni perchè si ricostruisca un vero tessuto democratico e si torni a parlare volentieri, a dare un senso alle parole della politica, a dare un senso al senso dello Stato.
Nel servizio del tiggiuno (il tiggì della ex-rete ammiraglia) di qualche giorno fa, l'11.11.11, il giornalista scherzando con la data palindroma, al termine del servizio ricorda finemente che l'Art. 11 della Costituzione Italiana (quello dell'Italia che ripudia la guerra) ha l'undicesima parola che recita "libertà". Patetico richiamo mnemonico al cosiddetto "popolo delle libertà", un'invenzione per teste vuote da parte di una classe politica a corto di idee ma con grossi pubblicitari assoldati tra i consulenti. Dimenticando che nel '77 (che è anche 11x7, come i sette vizi capitali, se proprio vogliamo giocare coi numeri) il Cavaliere di fresca nomina amava farsi ritrarre in tutto il suo splendore con la sua Magnum sul tavolo in bella evidenza, l'uomo con la pistola.
Un'altra cosa questo ventennio ha fatto: dissipare e sperperare un patrimonio di credito che gli italiani avevano nelle istituzioni repubblicane, buone e sane prima dell'arrivo del forzitalia-pensiero. Forza Italia, già: neanche più la libertà di esultare senza sembrare un esaltato galoppino della (finta) destra. La forza delle parole, persa anche quella.
Avendo fatto terra bruciata e seminato qualunquismo, ora occorreranno anni perchè si ricostruisca un vero tessuto democratico e si torni a parlare volentieri, a dare un senso alle parole della politica, a dare un senso al senso dello Stato.
sabato 22 ottobre 2011
sabato 1 ottobre 2011
Ed ora che si fa? Sette anni fa pensavamo in grande, un mutuo è quello che ci voleva: lo studio sotto casa era già nostro. Sono stati anni di sacrifici, di privazioni, ma alla fine … sono passati. Io ed Mgz pensavamo: quando finirà questo mutuo Cosmo avrà 9 anni e Martino 11 anni, nel frattempo avremo ristrutturato lo stanzino sul terrazzo, per farci un attico dove magari loro potranno farci le festicciole con gli amichetti, noi avremo cambiato auto perché nel frattempo la Punto si sarà fatta stretta, al lavoro passeremo da "libero professionista" a "studio associato", magari una srl. Abbiamo contato le ottantaquattro rate una ad una, monitorandone l'andamento, sognando. Sì appunto, sognare non costa nulla, anche un mutuo guardando i progressi si affronta meglio ma tre/quattro manovre finanziarie piovute sul collo senza preavviso, senza considerare Iva, Irpef e contributi previdenziali, costano. E non solo.
Avevo tante idee interessanti. Fare l'ingegnere libero professionista non era neanche quello che avrei desiderato fare più di ogni altra cosa, mi ci sono adattato, mi sono ritagliato questo ruolo per necessità: volevo qualcosa che mi consentisse di far campare dignitosamente la mia famiglia, senza eccessi, e con l'aiuto di Mgz direi che l'obiettivo è stato raggiunto. Ma lasciandosi da parte un minimo di tempo e risorse per sviluppare altri progetti personali, attitudini speciali o soltanto mettere da parte qualche spicciolo, questo era il programma; lavorare solo per portare a casa il pane, dovendo magari fare anche qualcosa controvoglia, non è nei programmi di nessun uomo dignitoso, mi ripetevo.
Bilancio di questi sette anni di mutuo appena conclusi: solo un immobile in più, spazi per lavorare. E del resto? Niente, niente assoluto. Niente auto nuova, niente soldi da parte, il piccolo attico con vista sui trulli ancora da riparare e, soprattutto, le mie idee interessanti ancora nel cassetto ancora lì, ad impolverarsi. Ma cosa mai sono queste "idee interessanti"? Progetti di ricerca per nuovi sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili, nuovi sistemi di climatizzazione ambientale, insomma tutte cose che altrove (non in Italia, ovvio) ti vengono a cercare a casa tua se ne hai un briciolo e dal giorno dopo ti pagano (e bene) per svilupparle e per farle diventare valore aggiunto di un grande Paese industrializzato. Sono incazzato, sì incazzato nero, perchè: 1) ho sempre ritenuto – ed ho lottato per ribadire il concetto, scontrandomi anche – che il Sud d'Italia non meritasse di impoverirsi con la fuga di cervelli; 2) ho sempre lodato il primato del lavoro da libero professionista sul lavoro da dipendente e – meno che mai – da dipendente statale; 3) ho sempre pensato che l'Italia fosse un grande Paese, pieno di eccellenze in ogni campo, nel quale poteva essere bello sviluppare le proprie idee e renderle produttive.
Beh, forse mi sono sbagliato, ho speso molto male i miei ultimi anni.
Ora leggo che a quelle idee che avevo messo da parte qualcuno da un'altra parte del mondo ci sta arrivando e sento che presto sarò scavalcato, perché c'è il PSC per la casetta di Sempronio da fare, l'impianto elettrico a dr.Tizio da completare, la pratica del costruttore Caio ai VVF da seguire, perchè all'architetto Metrocubo quella certificazione energetica la faccio gratis così poi mi passa dell'altro lavoro e via così: lasciare questo magro ma "certo" presente per un altro futuro non è consentito.
Stanno bruciando le mie idee e non posso farci niente.
Un altro futuro non puoi permettertelo, e non lo dice solo la pragmatica Mgz, ma lo urlano le desolanti cifre dell'estratto conto… merda! Io, un'altra vittima del "cronico deficit infrastrutturale delle regioni del Mezzogiorno", si faranno due risate in più i miei colleghi milanesi (ma ride bene chi ride ultimo). Dueperdiciassette, che ne dite di una bella gita all'estero, con viaggio di sola andata?
Sono ad un bivio, mi è si è prospettata una possibilità, ma devo schiarirmi bene le idee, ho poche settimane per pensarci.
Ora però ho voglia di una bella jam-session: datemi una Fender Stratocaster!!!
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martedì 13 settembre 2011
Sul valore dell'amicizia. Queste erano domande essenziali da adolescente, poi hanno perso la loro efficacia, con l'arrivo dell'età della ragione. Ma ci si può domandare ancora oggi, a 43 suonati (...ding!) se l'amicizia è ancora un valore, se è importante o se solamente esiste? Qualcuno dice: porsi domande è sempre un buon segno. Ma facciamo un passo avanti: esiste l'amicizia pura, disinteressata? Qualcun altro dice: sì, è quella che si stabilisce tra due innamorati, oppure due coniugi... Domande, domande, quante domande. E se l'amicizia fosse solo un caso, una coincidenza? Credo che il segreto sia nel saper leggere i segni del caso: il destino ti passa accanto, se sai leggere nei suoi segnali ti porta da qualche parte, a volte in posti migliori di dove sei. E ti fa incontrare persone che non ti chiedono altro che essere ascoltate. Ecco il dunque: ascoltare, saper ascoltare. E bello raccontarsi e sentirsi ascoltati, è altrettanto bello predisporsi ad ascoltare, far parlare il/la tuo/tua amico/amica. Ma ad una condizione fondamentale: non aspettarsi nulla da questo scambio. Il resto è tutta coreografia, convenzioni sociali, note di colore. Ah, quanto avremmo bisogno di amicizie vere, è davvero una merce preziosa di questi tempi vacui, altro che euro e conti in banca... ho la percezione che sia proprio così, che sia merce rara. Però, per fortuna, l'amicizia esiste, c'ho le prove (come scrisse il buon Ceccherini...)
lunedì 22 agosto 2011
Certe volte li guardo (i Dueperdiciassette) e non mi sembrano veri, sicuramente più carini di me e Mgz... ;-)

venerdì 29 luglio 2011
Evvai, piccoli musicisti (rockettari) crescono!!!
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