sabato 1 ottobre 2011


Ed ora che si fa? Sette anni fa pensavamo in grande, un mutuo è quello che ci voleva: lo studio sotto casa era già nostro. Sono stati anni di sacrifici, di privazioni, ma alla fine … sono passati. Io ed Mgz pensavamo: quando finirà questo mutuo Cosmo avrà 9 anni e Martino 11 anni, nel frattempo avremo ristrutturato lo stanzino sul terrazzo, per farci un attico dove magari loro potranno farci le festicciole con gli amichetti, noi avremo cambiato auto perché nel frattempo la Punto si sarà fatta stretta, al lavoro passeremo da "libero professionista" a "studio associato", magari una srl. Abbiamo contato le ottantaquattro rate una ad una, monitorandone l'andamento, sognando. Sì appunto, sognare non costa nulla, anche un mutuo guardando i progressi si affronta meglio ma tre/quattro manovre finanziarie piovute sul collo senza preavviso, senza considerare Iva, Irpef e contributi previdenziali, costano. E non solo.
Avevo tante idee interessanti. Fare l'ingegnere libero professionista non era neanche quello che avrei desiderato fare più di ogni altra cosa, mi ci sono adattato, mi sono ritagliato questo ruolo per necessità: volevo qualcosa che mi consentisse di far campare dignitosamente la mia famiglia, senza eccessi, e con l'aiuto di Mgz direi che l'obiettivo è stato raggiunto. Ma lasciandosi da parte un minimo di tempo e risorse per sviluppare altri progetti personali, attitudini speciali o soltanto mettere da parte qualche spicciolo, questo era il programma; lavorare solo per portare a casa il pane, dovendo magari fare anche qualcosa controvoglia, non è nei programmi di nessun uomo dignitoso, mi ripetevo.
Bilancio di questi sette anni di mutuo appena conclusi: solo un immobile in più, spazi per lavorare. E del resto? Niente, niente assoluto. Niente auto nuova, niente soldi da parte, il piccolo attico con vista sui trulli ancora da riparare e, soprattutto, le mie idee interessanti ancora nel cassetto ancora lì, ad impolverarsi. Ma cosa mai sono queste "idee interessanti"? Progetti di ricerca per nuovi sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili, nuovi sistemi di climatizzazione ambientale, insomma tutte cose che altrove (non in Italia, ovvio) ti vengono a cercare a casa tua se ne hai un briciolo e dal giorno dopo ti pagano (e bene) per svilupparle e per farle diventare valore aggiunto di un grande Paese industrializzato. Sono incazzato, sì incazzato nero, perchè: 1) ho sempre ritenuto – ed ho lottato per ribadire il concetto, scontrandomi anche – che il Sud d'Italia non meritasse di impoverirsi con la fuga di cervelli; 2) ho sempre lodato il primato del lavoro da libero professionista sul lavoro da dipendente e – meno che mai – da dipendente statale; 3) ho sempre pensato che l'Italia fosse un grande Paese, pieno di eccellenze in ogni campo, nel quale poteva essere bello sviluppare le proprie idee e renderle produttive.
Beh, forse mi sono sbagliato, ho speso molto male i miei ultimi anni.

Ora leggo che a quelle idee che avevo messo da parte qualcuno da un'altra parte del mondo ci sta arrivando e sento che presto sarò scavalcato, perché c'è il PSC per la casetta di Sempronio da fare, l'impianto elettrico a dr.Tizio da completare, la pratica del costruttore Caio ai VVF da seguire, perchè all'architetto Metrocubo quella certificazione energetica la faccio gratis così poi mi passa dell'altro lavoro e via così: lasciare questo magro ma "certo" presente per un altro futuro non è consentito.
Stanno bruciando le mie idee e non posso farci niente.
Un altro futuro non puoi permettertelo, e non lo dice solo la pragmatica Mgz, ma lo urlano le desolanti cifre dell'estratto conto… merda! Io, un'altra vittima del "cronico deficit infrastrutturale delle regioni del Mezzogiorno", si faranno due risate in più i miei colleghi milanesi (ma ride bene chi ride ultimo). Dueperdiciassette, che ne dite di una bella gita all'estero, con viaggio di sola andata?
Sono ad un bivio, mi è si è prospettata una possibilità, ma devo schiarirmi bene le idee, ho poche settimane per pensarci.
Ora però ho voglia di una bella jam-session: datemi una Fender Stratocaster!!!


2 commenti:

gentlemac ha detto...

Da un certo punto in avanti non c'è più modo di tornare indietro.
E' quello il punto al quale si deve arrivare. (F. Kafka)
Se poi sei ad un bivio beh.. buona scelta! ;-)

nonhotempo ha detto...

Salve, sono l'ingengere milanese. E non ho niente da ridere.
Grazie per essere passato da me, mi fa sempre piacere leggerti.
F.