giovedì 31 dicembre 2009



Il 31 dicembre ti costringe a fare bilanci, per default. E questo un pò mi irrita, perchè vorrei un tempo senza scadenze, regolato al sorgere del sole e al cambiare delle stagioni. Comunque...
Alcune notiziole: 1) 365 giorni fà sbarcavo su Facebook, bilancio è che ho contatti con circa trecento amici/conoscenti/parenti/gruppi ecc. Ho creato anch'io un paio di gruppi, ci sono altrettanti contatti pure lì. E' un mondo interessante, và studiato e accarezzato con misura, odio tutti quegli inutili quiz/test/, mai fatto uno finora; 2) Martino è stato eletto membro del Consiglio Comunale dei Ragazzi, pare che gli diano l'incarico di Assessore alla Solidarietà. In altri momenti sarebbe stata una notizia di cui andare fieri, coi tempi che corrono l'unica domanda che ti fanno è:"Vabbè, ma amico di chi?"; 3) al lavoro bilancio alquanto positivo, abbiamo totalizzato una serie di progettini mediamente interessanti anche se spesso poco redditizi, non si riesce a mettere nulla da parte, si sta nelle spese, vorrei fare altro (es. ricerca su fonti rinnovabili) ma questo è cio che mi dà il pane, resisto. Il collaboratore storico che lascia lo studio (grazie per tutti questi anni, Donato!) per un nuovo incarico professionale. 4) c'è piu musica i casa: dopo Martino (chitarra elettrica) è la volta di Cosmo (tastiera) che iniziato un corso, sembra promettente; 5) MGZ ha varcato la soglia degli 'anta' ma è contenta, perchè a volte qualche anziano cliente del suo CAF la chiama "signorina"; 6) ci sono toccati un paio di interventini chirurgici programmati più un ricovero urgente in famiglia, ma ora è tutto ok; 7) politica internazionale: forza Obama!; 8) politica nazionale: anno da gettare, non mi riconosco più in nulla, neanche nel Presidente della Repubblica, io che sono sempre stato un repubblicano. L'aggressione a s.b. è chiaramente una messinscena.
Auguri a tutti, spero che MMX (2010) sia un anno migliore (si dice sempre così) e spero di vincere una lotteria nazionale, possibilmente col biglietto regalatomi da qualcuno.

N.B.: La foto è quella del nostro albero di quest'anno, col presepe fatto e poi rifatto (a me piaceva rosso, a MGZ blu ...)

sabato 12 dicembre 2009

Anno 1961. Don Antonio, il parroco, era la persona giusta per chiedere consiglio e, se possibile, un aiuto. Cercare il riscatto dopo gli anni del dopoguerra passati a curare i vigneti del padre oppure a dare una mano ai fratelli maggiori nei trasporti lungo lo stivale d'Italia era comprensibile, ma a Martino piacevano le sfide. Come di quella di raggiungere Roma in bicicletta, poco più che ventenne, nel mezzo degli anni '50 e per strade polverose che ancora non conoscevano nè il traffico nè tantomeno le cabine telefoniche. Questa volta il ventisettenne ragazzo di provincia aveva un sogno che era anche un progetto di vita: avviare un'attività che il paese dei trulli ancora non conosceva, quella del tipografo. Don Antonio fu subito entusiasta dell'idea e subito lo mandò ad imparare il mestiere a Taranto, in una grossa stamperia diocesana. Dopo appena un anno il giovane tipografo era già alle prese con la costruzione dell'edificio futura sede della nuova tipografia, investendo nell'impresa tutti i suoi averi. I primi anni dell'attività trascorrono senza agi, tra gli apprezzamenti e la curiosità della gente. La tipografia di un piccolo paese è anche un luogo dove si incontra il destino della coppia di sposi novelli in procinto di stampare il proprio invito di nozze, dove si raccoglie il dolore della vedova che porta il testo dell'annuncio funebre del congiunto, dove nascono le speranze dell'imprenditore che stampa la sua prima carta intestata, dove lascia le sue lagnanze il nobile decaduto che vuole rivivere un'effimera gloria autoproclamandosi in un diploma di benemerenza. Il tipografo che diviene anche un buon consigliere, all'occorrenza un fotoreporter, insomma uno stimato tuttologo, con la sua pacata ma acuta dialettica. Un uomo da sposare dunque, e la bella e giovane sposa Marta arriva, portando Martino a nozze nello spazio di un'estate. Una felice unione che porta tanto frutto, quattro figli, cresciuti tra i caratteri mobili alla Gutemberg, la carta bianca e gli inchiostri. Ci scherzavano sopra, i due, perché agli amici che chiedevano conto della prole numerosa e dai lineamenti gentili rispondevano puntuali: "Noi stampiamo in grande tiratura perché abbiamo il clichè, e ci vengono così".


A mio padre, per il suo 75mo compleanno: auguri!

sabato 28 novembre 2009


E' perché leggo poco e dovrei leggere di più.
Però quando parte la curiosità, vado a fondo: a volte può essere un titolo curioso, a volte è quella persona persona conosciuta via blog amante della natura oppure quell'altra con cui hai chattato e che poi scopri essere la sceneggiatrice di un film che ti è piaciuto. Di solito coi libri scopri qualcosa di più di quella persona, solitamente il meglio. Perché confusi in una società basata sulle immagini ci si dimentica che i sentimenti sono dentro e non hanno colore, e che se non ti fermi un attimo a far silenzio attorno a te non riuscirai mai a leggere il colore di una richiesta silenziosa di aiuto. Vabbè, lo confesso: di Michelle Nouri mi ha subito colpito la sincerità dei suoi modi televisivi, al limite dell'ingenuità ma soprattutto quello sguardo profondo, solare e vagamente orientale, che sicuramente aveva molto da raccontare. Poi le storie orientali mi hanno sempre affascinato: anzitutto la musica, così diversa dai canoni occidentali, poi tutta l'arte decorativa e religiosa con la geometria elevata a misticismo, per giungere ai reportage di guerra di Pino Scaccia e alle immagini del mio amico fotografo Michele, tornato da Baghdad con immagini struggenti e testimonianze toccanti. La diversità che ci tocca e ci stuzzica a saperne di più, perché ci fa interrogare di quanto la nostra personale esperienza sia unica solo se si rapporta a essa. E di mezzo c'è sempre una guerra, a mutare tutto in tutt'altro. Perché Michelle e le sue due sorelle, frutto dell’incontro di due culture estremamente diverse, madre cattolica ceca e padre musulmano iracheno, sembravano solo destinate ad una infanzia felice, lei frutto singolare e motivo di curiosità nella profumata e speziata Baghdad. L'amore fa tutto, l'amore ti fa orientare e capire quando anche tradizioni e costumi sono lontanissimi, l'amore ricuce le contraddizioni, riduce le asprezze, rende due genitori amorevoli una fata e un principe. La guerra toglie. Il lungo conflitto Iran-Iraq fa sentire le conseguenze non solo economiche sulla società irachena, giungendo a impoverire e distruggere un rapporto che sembrava miracolosamente resistere. Giungono l'odio e le ristrettezze: Michelle conosce il dolore dell'isolamento e dell'abbandono del padre, la durezza delle ortodossie e la violenza delle ingiustizie e di fronte ad una situazione che precipita deve lasciare l'amata Baghdad per rifugiarsi nella fredda Cecoslovacchia, ancora adolescente. Trascorreranno ancora anni difficili nell'Europa post-comunista, anni di sacrifici e disillusioni, prima che uno spiraglio di luce baci la sua fronte, ravvivando quel lume mai spento di speranza nel riscatto.
Dopo aver letto "La ragazza di Baghdad", il romanzo autobiografico di Michelle Nouri, aver partecipato con lei alla sua rabbia e alle sue speranze non posso che guardare con ancora maggiore ammirazione lo sforzo di chi come lei si adopera per un dialogo interculturale e interreligioso, perché dopo la caduta di un muro, centinaia di altri piccoli muri si innalzano e minacciano un'esistenza altrimenti pacifica e possibile. La storia di Michelle insegna che tutto è possibile se c'è amore e comprensione e che nulla è perduto finchè c'è voglia di riscatto e desiderio di non farsi sopraffare dalle consuetudini e dagli stereotipi.

sabato 21 novembre 2009

Marilena andò nella sua stanza e recuperò un suo album di foto scattate in giro per la Puglia, di quand'era studente di architettura. Cominciammo a sfogliarlo, l'intenzione era trovarne alcune da farci una mostra, era deciso che per il 16 settembre avremmo preparato il tutto. Cominciammo a sfogliarlo: erano davvero tante, tutte belle, una più bella dell'altra, scattate con una reflex a pellicola. Mi sembrava di entrare nel mondo di Giancarlo, nel suo immaginario, nella sua ricerca di aspetti del territorio, dove mi sembrò subito chiaro ciò che il suo occhio voleva cogliere: un senso di bellezza, il bello negli elementi semplici del territorio brullo delle Murge, del Tavoliere, del Gargano e del Salento, pietra e vento, mare e terra rossa, chiese romaniche e rupestri. Era interessato a tutto e sembrava che il mezzo tecnico fosse sottodimensionato rispetto alle potenzialità e al suo talento e comunque quelle foto riuscivano a comunicare benissimo, l'osservatore si lasciava trascinare volentieri e facilmente nell'immagine. Guardare attraverso, guardare oltre. Gli occhi di Marilena si arrossavano mentre sfogliavamo l'album, il ricordo del terribile schianto del fratello era ancora troppo presente. Le foto erano accompagnate da piccole didascalie a penna, tranne che per una, forse la più bella di tutte le immagini. Decidemmo di metterla ugualmente, anzi di lasciarla come ultima nella sequenza della mostra: nessun indizio però ci poteva condurre al luogo di quella foto, quel mirabile rosone absidale ripreso tra lo spigolo di due case.
La mostra della presentazione dell'Associazione fu un successo: oltre 1500 visitatori da quel settembre fino al Natale. Però il dubbio mi ha tormentato per quattro anni: conoscere il luogo di quella foto.
Qualche sera fà mi attardavo in studio per lavoro; un po’ scazzato per quello che stavo terminando, mi tornò alla mente la foto di Giancarlo e di colpo decisi di fare un ennesimo tentativo, quello di cercare con i pochi indizi a disposizione ed un motore di ricerca. Tento con "rosone, puglia" e via a scandagliare le prime 200-300 facciate romaniche pugliesi, nessuna col rosone somigliante a quello. Poi osservo meglio: pare che il rosone della foto sia sotto un arco acuto, non a "tutto sesto". Quindi tento con la chiave di ricerca "rosone, arco, sesto, acuto". E via, un altro centinaio di rosoni, nessuno somigliante a quello della foto … tranne uno, ripreso però dall'interno e senza il finestrone absidale che appare dalla foto della mostra. Apro la pagina web corrispondente, scopro qualcosa di interessante nel testo: si parla di un eccezionale esempio di pianta a croce latina asimmetrica, con l'abside volutamente non in asse (con le asimmetrie poi io ci vado a nozze…), di un maldestro intervento di richiusura del finestrone absidale lì proprio dove sorge il sole, sole d'Oriente che porta il Cristo dell'Ultimo giorno, insomma uno scrigno di simboli alla cattedrale tardo-romanica di Troia, in provincia di Foggia. Dunque il finestrone c'è ma è murato ed il rosone absidale assomiglia proprio tanto. Affino la ricerca con "rosone, cattedrale, Troia" e finalmente alla cinquantesima immagine appare ciò che avevo cercato per quattro lunghi anni: una vista posteriore della chiesa di S. Maria Assunta a Troia (Fg). E nel confronto con la nuova immagine infine, la conferma, ahimè, di quanto ho sempre sostenuto: Giancarlo era un genio, il taglio che ha dato alla foto, il particolare angolo di ripresa, ha fatto di quella vecchia chiesa qualcosa di nuovo, di assolutamente moderno.

 

In ricordo di Giancarlo. Grazie per quello che ci hai lasciato, ora potrò portare i miei figli lì davanti a quella chiesa e potrò raccontare loro di quel giovane architetto che amava tanto la sua terra, il senso della bellezza, del suo amore verso la gente semplice e gli ultimi.

mercoledì 11 novembre 2009

Ripubblico questa immagine perchè mi piace tanto, perchè con un pizzico di fortuna dalle nostre parti a volte c'è l'estate di S. Martino e perchè di 'martini' in casa ne ho due, mio padre e mio figlio, cui voglio fare auguri di buon onomastico e dedicare questa foto.




On air: Sarah - Fleetwood Mac (non c'azzecca un granchè il testo, ma la sentivo giusta per questa immagine)

domenica 1 novembre 2009

Operazione nostalgia in questo week-end. Lo spunto, il "la" l'ha scatenato una esibizione di De Gregori con Morgan l'altra sera, che mentre facevo zapping catturarono la mia attenzione con una bella versione unplugged della splendida "Il suonatore Jones" di Fabrizio De Andrè. In un attimo mi è tornata in mente la messa in scena teatrale dell'estate 1986. Ma andiamo con ordine. In quell'estate si celebrava la sospirata maturità per me e Giovanni, lui al classico, io all'industriale. 
Due vite parallele le nostre, in comune le classi elementari e medie e la parrocchia (nella foto di terza elementare lui il primo a sx in prima fila, io il quarto). Per un paesino di provincia con due sole parrocchie, che si dividono quasi a metà la popolazione, con stili e metodi diversissimi (con preti più moderni e progressisti la mia parrocchia, un po’ più tradizionalisti nell'altra) riunire in un unico progetto una quindicina di giovani di entrambe le parrocchie fu un evento. Le ragazze di parrocchia Santi Medici portarono una riflessione sul tema della libertà (e sulle note di De Andrè, appunto), noialtri di parrocchia S. Antonio di Padova, artefice Giovanni per la ricerca dei testi, portammo in scena un dramma sessantottino, con coraggio ed incoscienza totale. L'estate da maturati la spendemmo per le prove nel salone parrocchiale ed inevitabilmente il pretesto era quello della commedia da mettere in scena mentre c'erano delle interessanti relazioni che stavano nascendo… Comunque arrivammo al 30 settembre, invitammo un centinaio di spettatori tra parenti e parrocchiani, ignari di quanto di lì a poco avrebbero seguito. 
Perché dopo l'innocuo duetto danzante (belle le coreografie di Enzo e Clara), la storia che mettemmo in scena (il titolo era qualcosa come "Storia di questa mattina", non ricordo assolutamente l'autore) era dura e dall'epilogo tragico. Bruno (io) e Ignazio (Giovanni) interpretavamo due compagni di lotta contro il sistema, dalla estrazione sociale molto differente: il primo figlio di borghesia e l'altro rivoluzionario proletario.
Il rapporto conflittuale dei due colora la vita del movimento di lotta: c'è la dolce Rosalì (Mietta) che è attratta da Bruno, la passionaria Mari (Rosanna) e Ignazio, il leader del gruppo, che prepara azioni dimostrative a forza di molotov e striglia tutti a concentrarsi sul fine politico e non lasciarsi incantare da Bruno l'artista, l'ex-borghesino ancora non del tutto redento.
Bruno riceve visite dal padre che tenta di convincerlo a rientrare da lui, dove gli offrirebbe un posto da dirigente nella sua azienda. 
Lui non cederà, ma comincia a maturare l'idea di lasciare il movimento, per andare a lavorare da operaio metalmeccanico e cambiare il mondo dal basso, abbandonando la rivoluzione violenta.  Poi l'imprevisto: durante una manifestazione di piazza Ignazio colpisce un poliziotto, ammazzandolo; al rientro in sede Bruno lo convince a costituirsi, ma il movimento è deciso a fargli pagare quel gesto che vedono come un tradimento. 
L'epilogo giunge mentre Bruno scrive una lettera all'amico Paolo, missionario laico in Africa, nella quale lo aggiorna sulla sua 'lotta' e manifesta l'intenzione di lasciare il movimento.
Un mattone di rappresentazione teatrale (qui si dice anche un 'chiancone'), dialoghi chilometrici zeppi di termini come 'classe borghese', 'proletariato', 'fascisti' e 'compagni', che comunque raccolse applausi (più per l'impegno profuso che per i contenuti) nonostante la recitazione acerba di ragazzi poco più che adolescenti ed una scenografia essenziale.
Appena dopo aver sentito la canzone l'altra sera, mi è ritornato in mente che dell'evento esisteva una videocassetta: cerca di qua e di là, eccola! La passo in DVD e visto che sabato eravamo a cena proprio da Giovanni e Rosanna (che guarda un po’, in quell'estate del 1986 si sono conosciuti, nonché anni dopo sposati e diventati genitori di due splendide bimbe), ospite anche Mario e famiglia (anche lui nella foto scolastica di sopra, proprio alle mie spalle) l'ho tirato fuori et voilà, operazione nostalgia è servita.
Sono saltati fuori tutte le tresche ed i retroscena delle prove
(es. la scena in cui Bruno doveva dare un pugno a Ignazio l'avremo provata almeno 15 volte, non mi riusciva proprio di sferrare un pugno ad un amico per esigenze sceniche…), ci siamo stupiti di come diavolo abbiamo fatto a mettere in scena un testo così tosto e naturalmente con gli anni passati abbiamo faticato un po’ per farci riconoscere ai figli.
C'era un'atmosfera di insolito ottimismo sabato sera, un vino rosso che scorreva come non ricordavo da anni … bella serata ma la notte il vinello faceva l'altalena! Non riesco a credere, pur nei limiti delle ingenuità interpretative di quell'età, che una analoga generazione oggi si possa cimentare in un'impresa simile… attendo smentite!

domenica 18 ottobre 2009

Che c'è di nuovo a Trulliland? Beh, anzitutto un cagnolino simpatico e giocherellone: ecco a voi Fiorino.

Ma soprattutto, la novità di rilievo: in casa Starnazza è arrivata la prima TASTIERA!!!

E mentre Cosmo si approccia alle sue prime note, Martino è molto interessato a pestare pure lui la tastiera (ed il papà non è da meno, ha un conto in sospeso con i tasti bianchi e neri...)

domenica 4 ottobre 2009

Here Comes The Flood (Peter Gabriel)

When the night shows
the signals grow on radios
All the strange things
they come and go, as early warnings
Stranded starfish have no place to hide
still waiting for the swollen Easter tide
There's no point in direction we cannot
even choose a side.

I took the old track
the hollow shoulder, across the waters
On the tall cliffs
they were getting older, sons and daughters
The jaded underworld was riding high
Waves of steel hurled metal at the sky
and as the nail sunk in the cloud, the rain
was warm and soaked the crowd.

Lord, here comes the flood
We'll say goodbye to flesh and blood
If again the seas are silent
in any still alive
It'll be those who gave their island to survive
Drink up, dreamers, you're running dry.

When the flood calls
You have no home, you have no walls
In the thunder crash
You're a thousand minds, within a flash
Don't be afraid to cry at what you see
The actors gone, there's only you and me
And if we break before the dawn, they'll
use up what we used to be.

Lord, here comes the flood
We'll say goodbye to flesh and blood
If again the seas are silent
in any still alive
It'll be those who gave their island to survive
Drink up, dreamers, you're running dry.


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Quando la notte mostra
i segnali, nelle radio aumentano
tutte le strane cose
vanno e vengono, come preallarmi
Stelle di mare insabbiate non hanno posto dove nascondersi
aspettando ancora l’alta marea pasquale
Non c’é nessuna direzione, non possiamo
neanche scegliere un lato.

Prendo la vecchia via
le spalle vuote, attraverso le acque
sulle alte scogliere
stavano invecchiando, figli e figlie
Il mondo di giada sotterraneo stava cavalcando alto
onde d’acciaio scagliavano metallo nel cielo
come unghie che affondano nelle nuvole, la pioggia
era calda e inzuppava la folla.

Signore, arriva il diluvio
Diremo addio alla carne e al sangue
se ancora i mari saranno silenziosi
in ogni sopravvissuto
ci saranno quelli che diedero la loro isola per sopravvivere
Bevetelo tutto, sognatori, vi state prosciugando.

Quando il diluvio chiama
non hai casa, non hai muri
nella burrasca
Sei un migliaio di menti, in un lampo
non aver paura di piangere per quello che vedi
gli attori sono andati, restiamo solo io e te
se molliamo prima dell’alba, loro
useranno tutto quello che noi eravamo.

Signore, arriva il diluvio
Diremo addio alla carne e al sangue
se ancora i mari saranno silenziosi
in ogni sopravvissuto
ci saranno quelli che diedero la loro isola per sopravvivere
Bevetelo tutto, sognatori, vi state prosciugando.

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Dedicato ai fratelli siciliani.
Credits: Dartagnan.ch (per la traduzione)




martedì 29 settembre 2009

Nei giorni scorsi si è (facilmente) contrapposto il clamore dei 6 militari morti in Afghanistan con la silenziosa strage dei morti sul lavoro (circa 3 morti al giorno, l'anno scorso 1.120 vittime, una realtà con andamento pressoché costante negli ultimi anni). Ma non è neanche questo contrasto l'aspetto clamoroso, quanto il fatto che lo spot governativo che circola in questi giorni sulle morti bianche indichi come soluzione la battaglia al lavoro nero. Bugia colossale (insieme a tante altre di questi tempi), perché chi opera nel mondo del lavoro, specialmente nell'industria e nel settore dei servizi sa benissimo che sicurezza = costi. Dobbiamo quindi dire quello che tra i denti si dicono tutti: non è possibile mandare avanti un'impresa in questi ultimi anni se non si lavora tanto, in fretta e tagliando i costi ove possibile. Tutte le voci "superflue" devono essere tagliate, altrimenti sei tagliato tu dal mercato e un'altra impresa a costi minori farà il tuo lavoro. Dunque risparmiamo sulla formazione, sull'informazione, sui dispositivi di sicurezza, eccetera: sono costi e tempi su cui si può risparmiare. Poi a seguire risparmiamo sulla qualità dei prodotti e sulla manutenzione; invece sulla retribuzione no, le assunzioni sui luoghi di lavoro sono obbligatorie (almeno a questo ci siamo arrivati, altro che balle), ma al minimo sindacale ovviamente. Tra liberismo e miope politica economica si va avanti a tentoni, confidando nella leggendaria italica capacità di arrangiarsi. Fino a quando?

mercoledì 16 settembre 2009

Metti due-tre accordi giusti uno dietro l'altro: questi si muovono e vanno...
Allora c'è un movimento, c'è azione dietro un Sol seguito da un La4 e da un La. E dunque non è proprio corretto quello che dice il mio amico Paki (filosofo e musicista) che "... due sole buone note, se non porteranno comunque da nessuna parte, se pure si muoveranno senza mete, varranno più di mille parole cattive". Beh l'altra sera c'era il buon Patrick Swayze, nella scena in cui dava lezioni di mambo: musica è fisicità. Eppoi ci sono le voci. Come si fa a rimanere indifferenti di fronte ad una Lauryn Hill o ad una Diana Krall?
Paki, andiamo d'accordo spesso e su tante cose, ma il tuo approccio è più cerebrale del mio. Le tue note urlano di essere svincolate, di lasciarsi andare: perchè non liberarle?


(On air: Time Of My Life - Dirty Dancing O.S.T. - in memoria di Patrick Swayze)

sabato 12 settembre 2009

Una giornata d'oro, non trovo altra definizione. Anzitutto come si fa ad essere indifferenti ad una valanga di auguri (via Facebook, SMS, telefonate e face-to-face) per il compleanno. Sono davvero grato a tutti, davvero. Ma quest'anno c'è qualcosa in più che proprio non mi aspettavo: un regalo. Stamattina esco per alcune commissioni, rientro e trovo Maria Grazia, Martino e Cosmo che hanno una busta per me. Fuori c'è scritto il mittente ed il destinatario, dentro c'è un foglietto con questo messaggio: "Caro papà, da parte mia (Martino), di Cosmo e mamma ti diciamo in coro Auguri!!! P.S.: Visto che capita in questo giorno anche un evento musicale abbiamo pensato che cantando dimentichi che ti sei fatto un anno + vecchio!!! Auguri."  E seguono le firme, e sotto il foglietto un biglietto per il concerto di Vinicio Capossela in programmazione proprio il 12.09 ad Alberobello. Wow, questa sì che è una sorpresa! Non ci pensavo più, c'avevo rinunciato ormai, perché 27,00 euri in tempi magri come questi non sono più una fumata di siga; poi scopro che i bimbi si sono distolti 5 euri a testa dai rispettivi salvadanai ed il resto la mamma.
Vi voglio un bene grande, grande quanto … il mare!




Update 17.09.2009: Naturalmente oggi è anche il compleanno di Cosmo
. Auguroni dal papi.

martedì 8 settembre 2009

Un po’ di vacanza in più quest'anno, tre settimane in luogo delle solite due, suddivise in una prima parte "murgese" ed una seconda "calabrese". Cioè un po’ ad Alberobello (ovvero casa e dintorni), in compagnia di amici e parenti da ogni parte d'Italia, venuti a trascorrere le proprie vacanze in Puglia ed un po’ fuori regione, con un last-minute scelto da MGZ alla cieca e ben riuscito: un 4 stelle al prezzo di un 3 stelle in una località con un mare da favola, un albergo con servizi ok ed un'animazione divertente e per nulla pressante. Chissà, forse ci torniamo a Tropea…
P.S.: Ho contato il numero di caricabatteria che ci siamo portati appresso ed ho totalizzato, tra cellulari, fotocamere, lettori mp3 e Divx ben 8 (!) unità. Ma è mai possibile!?

P.S.2: La A3 Salerno-Reggio Calabria fa cagare, una vergogna italiana.

lunedì 3 agosto 2009

Siccome per me la musica è un'esigenza, martedì prossimo mi trovate a questo link, in una veste ... parecchio diversa dal solito! Sono graditi applausi, foto e video (astenersi ortaggi e oggetti contundenti).



On air: La mia banda suona il rock - I. Fossati


Update 12.08.2009: Causa sforamento temporale del programma (1 ora e 1/2 di ritardo tra i vari cambi di palco) e dopo aver gustato la bella esibizione dei Pooglia Tribe e dei Folkabbestia, ho ritenuto che per me la serata finiva lì, senza partecipare alla prevista jam-session dedicata ai "musicisti singoli". Era destino.

martedì 21 luglio 2009


La conquista della Luna, 40 anni fa, tra le contrapposizioni di blocchi, guerra fredda, prove di forza e sospetti complottisti. Perché rovinare il ricordo di questa impresa, anzitutto di grande portata scientifica? Eppure le prove non mancano.
Ad ogni modo io c'ero: rimando al post di un paio d'anni fa.

venerdì 17 luglio 2009

Venerdi 17 ... inutile sottolineare che per me tutto ciò è una balla colossale, che non credo nella superstizione, che anzi a me il 17 ha sempre portato bene.
La prova? Cosmo è un martedì-17, Martino addirittura è un venerdi-17. Ma anche prima di loro, per me gatti neri, scale a forbice, carri funebri, sale sparso e specchi rotti non hanno mai avuto senso: qualcuno ha pensato persino che fossi io lo jettatore. Tranquilli... anzi magari lo fossi: ne tirerei due o tre di grane a qualcuno che mi vuole "bene"!

venerdì 10 luglio 2009

Notizie da Trulliland. Ve lo ricordate Gek, il geco del mio dirimpettaio che ogni estate faceva capolino nelle sere calde? Beh, quest'anno avrà cambiato casa perché non si è ancora visto, oppure sarà morto di vecchiaia, oppure disintegrato da un colpo di scopa della moglie del dirimpettaio, nota maniaca della pulizia. E ve la ricordate l'operazione "rialziamo il pino", che ci vide impegnati nel reimpianto di un albero caduto per una tempesta di vento? Abbiamo osservato il malcapitato in questi mesi, curandolo regolarmente e sperando nella sua ripresa in vista dell'estate, tra i commenti scettici di tutti. Ebbene, possiamo dichiarare con certezza che il pino … è morto, per la gioia di chi ha gufato. In autunno lo rimpiazziamo con un ulivo. Infine il mio fido SonyEricsson T68 m'ha lasciato dopo sette anni di onorato servizio. Ho spazzolato almeno un centinaio di schede tecniche di cellulari alla ricerca del degno sostituto, ed alla fine l'ho trovato. Piccolo problema: il Nokia E55 è appena stato annunciato ma il mio pusher di fiducia mi riferisce che prima di ottobre non esce nei negozi. E allora deluso, in attesa di quello, ho preso ebay, ho aperto una pagina a caso ed ho preso un glorioso Nokia 8310 . Il venditore aveva un nick poco rassicurante, accettava solo paypal (e ho dovuto penare un pò con la banca), il pacco sembrava proprio … un "pacco" ma alla fine tutto bene e sono stato contento dell'oggettino, bellino, leggero, fuorimoda quanto basta. E dopo tutta questa negatività, voglio regalarmi(vi) un pezzo che farebbe resuscitare anche i morti. Abbiate pietà, è che son reduce da una settimana di lavoro bella tosta...


sabato 4 luglio 2009

Ne sono convinto, lo sguardo di Neda mi perseguiterà per lungo tempo. Ma non quello di questa immagine ufficiale, ma quell'altro, l'immagine dei suoi occhi puntati a fondere l'obiettivo del videofonino che la riprendeva nel suo ultimo istante. Neda, bella, libera e indipendente: ingredienti esplosivi per un regime come quello iraniano. Bisognava colpirla, era necessario. Nella meccanica degli eventi pianificati a tavolino con minuziosa ed inflessibile strategia, Ahmadinejad l'ingegnere aveva in conto anche questo. Però almeno con una cosa non ha fatto i conti: l'urlo silenzioso di quello sguardo di Neda puntato al mondo libero, un mondo che sopravanza di 1000 a 1 in numero i piccoli despoti religiosi. Un'orda silenziosa che presto li annegherà, ne sono certo, con lo sguardo di Neda come bandiera. Dormi tranquillo, libero Iran, è solo una questione di tempo.

lunedì 22 giugno 2009

Solstizio d'estate: la notte più corta che mi fa presagire una settimana molto lunga (dannati Contratti di Quartiere, che il vento se li porti via insieme a chi li ha inventati...). Non c'entra un kz, ma un paio di notizione musicali le allego. La prima è che nei giorni scorsi il bel paesello (si proprio quello) dal nome d'Alberobello - olè - ha ospitato un evento musicale: Eugenio Finardi in concerto. E non potevo certo mancare, visto che con la Musica Ribelle io ci son cresciuto (concerto pure aggratis...). Seconda notizia: sempre qui al paesello avremo l'onore di sentire la sacerdotessa del rock, proprio Patti Smith, 04 luglio p.v. in acoustic trio. Questa volta c'è un biglietto (10 euri credo) ma ne vale sicuramente la pena. Bloggers e amici di passaggio sono invitati.

sabato 13 giugno 2009

Oggi avrebbe avuto circa 70 anni: lasciava i suoi affetti esattamente 35 anni fa. La storia del paesello dei trulli non ha mai registrato delitti, tranne quella balordata del '74, in pieno Corpus Domini. Orazio Cammisa era un vigile urbano integerrimo, dalla presenza rassicurante. Aveva prestato servizio a Torino ed in altre città d'Italia, prima di approdare al servizio nel suo paese natale. Forse l'aspetto serio, forse la sua fama di incorruttibile tutore dell'ordine, si era guadagnato un soprannome che tuttora al paese ricordano tutti: lui era D'Artagnan. Quel pomeriggio era in servizio, quando entrò nel caffè Sport salutando tutti come sempre. Tra gli avventori c'era un balordo (il nome non ha importanza) che, forse risentito per i numerosi richiami a causa della cattiva custodia del mercato settimanale degli animali e sicuramente non perfettamente sobrio, partì diritto verso il vigile con un coltello puntato all'altezza del cuore. Una strada del paese poi è stata a lui intitolata, proprio quella ove lui visse la sua infanzia.
Un solo colpo e zio D'Artagnan cadde a terra nel sangue. Ricordo pochissimo di quei momenti a casa del nonno, solo una grande agitazione, frasi che non riuscivo a capire, la giovane moglie in preda a svenimenti, il figlio di neanche 4 anni allontanato e preso in cura da altri zii, mio nonno sostenuto da incrollabile fede cristiana che in quel frangente incredibilmente invocava "Pace, pace!" L'assassino scontò i suoi 21 anni per omicidio premeditato, oggi giace anche lui al camposanto. Forse c'era un mandante, qualcuno mal sopportava l'intransigenza del vigile? Troppo tardi per chiederselo. Ricordo però l'affetto e la generosità di questo zio asciutto e alto, la sua passione per la bicicletta, la stima e la simpatia che riscuoteva su tutti, soprattutto svestiti gli abiti ufficiali.

martedì 2 giugno 2009

Il 2 giugno è una data simbolica per me profondamente repubblicano. Tre anni fa inauguravo, non a caso, il mio nuovo studio, tirato su a botte di rinunce e impegni bancari. E sul ruolo sociale che ha il mestiere del libero professionista vi dedicherò un post a parte, ora non è il caso di soffermarsi.
Perché repubblicano, perché questo termine desueto in questi tempi della cosiddetta "seconda repubblica"? Perché dipendesse da me manderei via a calci in culo almeno il 90% degli attuali parlamentari, li manderei a fare una professione, a fare gli impiegati, i docenti, i liberi professionisti, a pagare le tasse ad uno sportello bancario, li butterei nella società civile ad affrontare i problemi quotidiani di un'Italia che, ne sono convinto, non conoscono. Qualunquismo? No, affatto. E' che di fronte ad una situazione politico-economica così sclerotizzata attorno ad un sistema corrotto ma funzionale, il ricambio, anzi l'azzeramento di una classe politica è il minimo che si possa pensare per sperare in un futuro. Ho sofferto per le stragi di Capaci e Via D'Amelio, ho seguito il processo Mani Pulite e le gesta dei valorosi magistrati che scoprivano quel calderone. Centrodestra? Neanche a pensarne. Eppure nel '94 anch'io sono stato attratto dal sogno dell'uomo che scendeva in campo. Mi è spiaciuta anche la prematura caduta di quel governo, pare ad opera dello sgambetto dell'alleato politico leghista. Ho assistito anch'io al balletto dei governi di centrosinistra che si sono alternati fino al 2001. Ho finalmente aperto gli occhi quando ho rivisto a braccetto gli stessi alleati politici del '94, insieme per puro interesse numerico, ancora ed incredibilmente vincenti tornare al governo con slogan vecchi. Da quel momento per me è stato chiaro che l'Italia aveva finalmente il governo che si meritava: un governo panem et circenses. Poi, pure scettico, ho sperato nel primo governo di sinistra, il primo vero, quello dell'economista internazionale dalla chiara fama, ho vissuto quelle liti interne di normale democrazia, di necessaria dialettica, fino allo stillicidio-suicidio finale, perché non si può mandare a mare il governo di una nazione anteponendo presunte proprie posizioni ideologiche (o peggio, bieco radicamento allo scranno) all'interesse nazionale. Infine si è riconsegnato il governo del paese al pifferaio magico. Responso delle urne, volontà popolare, si è poi detto. Una beneamata cippa, rispondo. Perché già dal '94 e prima c'è in Italia chi conosce bene un meccanismo che permette di ottenere risultati gestendo sapientemente alcuni parametri e determinati eventi con l'appoggio dei media. Senza voler fare il politologo o il sociologo ma semplicemente leggendo i fatti e ricollegandoli (perché attenzione, oggi la capacità critica non è più materia di insegnamento a scuola) ho tratto l'impressione che il giocattolo funzioni ancora e che schiacciando la combinazione giusta di tasti ancora il miracolo di (far) vincere le elezioni si replicherà. Mai come in questi giorni sto bene e ritrovo il mio equilibrio quando sto lontano dalla tv per più giorni consecutivi. Riesco a farmi un'opinione più obiettiva leggendo i giornali sul web, meglio se più di uno e mettendoli impietosamente a confronto: il cattivo giornalista è più facilmente individuabile così, senza le sirene di una voce suadente o di una inquadratura a perfetto mezzobusto. Tv, cattiva maestra. Ricordo un episodio: era la campagna elettorale del '94 e c'era un faccia a faccia tra Berlusconi e Occhetto. Non potei fare a meno di notare quanto diverse fossero le inquadrature riservate ai due: perfettamente stabili e debolmente filtrate con un pizzico di cross-screen le prime, crude e con leggero ma fastidioso micromosso le seconde. E chi vinse? Poi negli anni gli strumenti della persuasione si sono fatti più raffinati, giocando sui sentimenti comuni, sulle paure, sul paradosso, sulle certezze, correggendo il tiro di tanto in tanto con qualche scandaletto ad-hoc. Balle, tutte pregevoli, indorate e profumatissime balle. Se sei fortunato ti ritrovi a credere nel contrario di cui credevi prima, senza neanche accorgertene. Per chi non crede in questo gioco di frittate rivoltate, per chi crede che in passato l'Italia abbia avuto veri statisti e che oggi ci siano ancora ma che non siano propriamente quelli che sono al governo, vorrei lanciare un appello: di resistere, di non lasciarsi travolgere dalla crisi dei valori (perché quello che deve realmente far paura oggi non è la cosiddetta crisi economica – con un minimo di memoria, finchè ce ne danno l'opportunità, è facile constatare che non è davvero questo il peggiore dei periodi storici per l'economia) e per chi avrà nervi e polsi saldi oggi sarà bello ritrovarsi domani con un'Italia da ricostruire su altre basi, solide più del mattone, del mattone o della canna di un fucile.
Buon 2 giugno a tutti!



venerdì 29 maggio 2009

Ve le ricordate le mie casse autocostruite, quelle che la consorte non voleva in casa perchè ingombranti e non in tono col mobilio? Ho trovato loro una degna sistemazione: in studio.
Sembrano un pò tristi lì all'angolo, ma c'ho attaccato un bell'ampli trovato su e-bay, potentissimo. Non concilia bene col lavoro giornaliero ma non trovate che sia una soluzione hi-fi?!

domenica 24 maggio 2009

Oggi si festeggia la Prima Comunione di mio figlio Martino. Siamo tutti presi qui a casa, perchè in effetti è un evento importante. Poi vi darò il resoconto della giornata con un update.
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Update 25.05.2009: Bellissima, caldissima e piena di emozioni la giornata di ieri. Il mitico Don Fabio ha preparato i 16 ragazzini con precisione e passione: la cerimonia si è svolta con una puntualità svizzera, col coinvolgimento di tutte le famiglie. Belli i messaggi che i piccoli ci hanno letto, il momento della Comunione vera e propria, fino al lancio finale dei palloncini col countdown. Poi tutti al ristorante con giardino, felici e contenti. Per un giorno solo, ma anche di più: basta volerlo.
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P.S.: Son passati in 20.000 a visitare queste pagine e neanche me ne accorgevo; vi ringrazio tutti.

Courtesy image by Mino S. - Chiesa di S. Antonio di Padova in Alberobello.

sabato 16 maggio 2009

Quando si dice "una sorpresa". Pochi giorni fa viene a trovarci un lontano parente: sessantina ben portati, un tipo molto gioviale, eccentrico nel vestire. Lui ha un negozio di strumenti musicali e nota subito le chitarre di casa. Ci invita a visitare il suo negozio, ove dice di averne di tutti i tipi, anche se la sua specialità sono pianoforti e fisarmoniche. "Beh, un sogno ce l'avrei: è una 12 corde", mi scappa. E lui: "Ce l'ho! Vieni a provarla." Il negozio non è proprio dietro l'angolo, sono quasi 100km da casa, e a dire il vero è un periodo tosto col lavoro, neanche un pò di respiro per andarci a fare una passeggiata coi bimbi (anche loro interessati). Così domenica scorsa lo incrociamo mentre si va in parrocchia, ci ferma e dalla macchina dice: "Devo lasciarvi qualcosa … ma c'è qualcuno nel condominio?". I miei abitano allo stesso pianerottolo, e così: "Si, … ci sono i miei … ma cos'è?" dico. E lui, sbrigativo: "Ci sentiamo dopo per telefono, ora sono solo di passaggio." Torniamo a casa e dietro la porta c'è qualcosa che assomiglia ad un fodero di chitarra, anzi è una … CHITARRA A 12 CORDE!
Subito la provo, senza neanche accordarla:





Appena dopo parto al telefono e lo chiamo. Neanche il "pronto" e lui: "Ti piace? L'hai provata?". Allora io: "Ma certo, è quella che volevo … ma dimmi almeno quanto ti devo…". E lui, con tono pieno di ironia: "Dunque, devi darmi codice fiscale e partita IVA, ti preparo una fattura e … MA VA', poi vediamo!!"  Insomma, ho capito che l'avrò ad una cifra simbolica, perché nei mesi scorsi mia moglie ha disbrigato per lui una non facile pratica, causa la buonanima della madre recentemente dipartita.
Grazie Giovanni, mi hai reso felice: ti ringrazio qui pubblicamente!!!
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Update 30.01.2013: Youtube ha deciso di cancellare il video qui linkato ... 'tacci loro! (http://dueperdiciassette.blogspot.it/2013/01/youtube-mi-ha-fatto-lo-scherzetto-ha.html)

sabato 2 maggio 2009

"Allora il 1° maggio andiamo a Napoli?" dice Pseudolus, il mio amico blogger. "Si, ma non in centro" risponde il sottoscritto. "Certo che no, andiamo alla Città della Scienza, a Bagnoli". Detto, fatto.
Partenza ore 6.30, 2x333km di patrie autostrade, ed eccoci al riepilogo fotografico. Da sx in alto abbiamo nell'ordine: 1) parcheggio con brandina d'emergenza per colpi di sonno improvvisi (del guardiano, di qualche ospite, boh?); 2) "fuga di archiferrosi in tripudio di minori festanti con sfondo di cielo appena rischiarito"; 3) momento ludico dei piccoli dal titolo "il riuso creativo"; 4) padiglione centrale, panoramica; 5) pterodattilo in posa plastica (o di plastica); 6) ...ZZOT!!  7) torre dell'ex-altiforno adattata a "faro culturale"; 8) nuovo modello di auto ecologica che presto comprerò ...
Bella giornata, trascorsa in leggerezza con famigliole al seguito. Poi ti capita pure di incontrare una blogger sopraffina come Jeneregretterien, fermarsi ai tavolini all'aperto e prendere un buon caffè (napoletano, ovviamente), chiacchierando amabilmente con lei e consorte per un'ora e passa ... e cosa si può pretendere di più dalla vita?!

mercoledì 22 aprile 2009

Per una grande donna: Rita Levi Montalcini, nel giorno del suo centesimo compleanno (nella foto a sx. durante il suo periodo alla Washington University of St. Louis - 1963 ca.)
Cosa dire di questa donna, oltre che ammirare il suo portentoso curriculum di vita e professionale: nulla, solo sperare di essere un briciolo di lei, di riuscire nella vita ad essere solo imitazione di una dei suoi tanti aspetti umani. Auguri, cento auguri!




Link articolo (artesalute.blogosfere.it)

lunedì 20 aprile 2009

Martino, alla vigilia di Pasqua.
- "Papi, vorrei un regalo per Pasqua."
- "Dimmi."
- "Vorrei una e-mail tutta mia. Mi serve per creare l'account su MSN."
- "Perchè proprio MSN? Lo sai che così rischi di incasinarmi il pc?
- "Così chatto con altri amici che ce l'hanno già. Anche Giorgia è su MSN."
- "Vabbè. Hai già scelto la username?"
- "Sì. E la voglio su gmail.com, così posso controllare la posta anche dal pc all'ufficio di mamma".
- "Ok, facciamolo insieme. Però ti controllo, eh? E non cambiare la password, come fai spesso sul pc di casa..."
- "Promesso, papi!"

... crescono.

sabato 11 aprile 2009

Operazione Back-Home.

Tutto partì a Natale scorso, perché da diversi anni arriva Natale e l'home theatre è puntualmente rimandato, per dare spazio ad altre priorità. Allora ci si arrampica in soluzioni low-budget, tra l'autocostruito e il presunto affare su Ebay. Conversando con Mino, un mio cugino, venne fuori che se avessi trovato un paio di casse piccoline, usate e in buono stato, avrei trovato il modo di inserirli in soggiorno, configurazione 2+1+1 (front L+R, centrale, subwoofer) e relativo ampli con decoder Dolby surround, rinunciando agli effetti dei canali posteriori. E lui: "Ricordi le tue Cerwin Vega? Sono ancora in contatto con coloro cui le hai vendute quindici anni fa e passa … devono fare spazio e le venderebbero volentieri, tanto le hanno completamente abbandonate". "Davvero!? Le ricompro!", risposi. Antefatto: era il 1986, quando mi regalai (… mi feci regalare) il primo vero impianto stereo, con classico quartetto piatto-piastra-ampli-casse. Ecco, la scelta delle casse fu quella che in particolare richiese attenzione, scelte tra quelle che avevano un migliore rapporto qualità-prezzo, dal suono grintoso, ascoltate e ri-ascoltate al negozietto. Poi erano proprio belle: un due-vie col woofer dal caratteristico foam rosso e il logo sul cupolino. L'orecchio divenne esigente e cinque anni dopo fu sostituito l'intero impianto, con componenti hi-end dal costo molto più elevato. Il "vecchio" impiantino venne venduto pezzo dopo pezzo e di quelle casse non seppi più nulla. "Comunque sono da rimettere un po’ a posto … le hanno tenute ferme in cantina per anni", precisò Mino. "Non importa, me le riprendo e le faccio restaurare da un esperto", dissi senza pensarci. Ed ecco, presto le Cerwin Vega tornarono a casa: ma in effetti come si vede il foam rosso dei woofer si era corroso ed era divenuto color arancio sbiadito. Urgeva la mano di un esperto: trovato! Mi son fidato di Gabriele, un artigiano del suono come ama definirsi. Ho precisato che le avrei rivolute esattamente com'erano (ovviamente conosceva anche lui il marchio CW e il tipico woofer): lui inizialmente m'ha freddato l'entusiasmo, dicendomi che i ricambi per quel pezzo oggi sono solo di produzione cinese e se avessi voluto farle suonare bene avrei dovuto rinunciare al foam rosso per uno grigio di migliore qualità. L'ho implorato di lasciar stare per una volta tanto il suono ma di privilegiare l'aspetto estetico: "E' una questione affettiva, non acustica: mi faccia contento, anche se dovrò attendere un mese!" Gabriele alla fine si è convinto ed il risultato direi è stato egregio. In più ho ritrovato il suono di quelle Cerwin Vega che conoscevo, fedele almeno al 90%. Le stesse casse che mi fecero conoscere il suono delle chitarre di David Gilmour e di Mark Knopfler, della voce di Peter Gabriel e di Sting …


lunedì 6 aprile 2009

Non è un meme, piuttosto un test, non invito nessuno stavolta. Liberi di fare copia/incolla (ma fatelo, però).
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1-Sei stato chiamato così perché qualcun altro si chiamava con questo nome?
Mio nonno paterno Giuseppe, classe 1887. L'ho conosciuto poco ma mi è bastato per capire che in gioventù era una persona che incuteva rispetto e autorità. Aveva un bel paio di baffi.


2- Quando è stata l'ultima volta che hai pianto?
Al funerale di un mio amico, a settembre scorso, morto di infarto a 57 anni.


3-Ti piace la tua calligrafia? 
No, è incomprensibile. All'università tutti mi chiedevano gli appunti, poi si pentivano di averlo fatto.


4-Qual è il tuo pasto preferito a base di carne?
Tagliata di filetto alla brace condito con rughetta e grana, un filino d'olio e aceto balsamico.


5-Hai figli?
Due meravigliosi maschietti. Nati di diciassette.


6-Se tu fossi un'altra persona, saresti amico di te stesso?
Perché no. Ma inizialmente sarei diffidente.

7-Sei una persona ironica?
Parecchio.

8-Hai ancora le tue tonsille? 
Sì.

9-Faresti Bungee Jumping?
Mai.

10-Qual è il tuo cereale preferito?
Boh?

11-Ti sleghi le scarpe prima di togliertele?
Si, sempre, e sempre la destra per prima.

12-Il tuo gelato preferito?
Vaniglia+cioccolato.

13-Cosa noti come prima cosa nelle altre persone?
Beh, sembrerà strano ma è la voce per prima. Poi l'aspetto fisico (interagisco meglio con i magri). Cerco subito un punto in comune, faccio parlare molto l'interlocutore, prima di attaccare io…

14-Rosso o rosa?
Rosso Ferrari, ma è un colore banale.

15-Cos'è che ti piace meno di te? 
La "evve" moscia.

16-Cosa ti manca di più? 
Ascoltavo tantissima musica a 20 anni, con tanto di sala d'ascolto attrezzata. Ora non ho né lo "stereo" che avevo allora (diviso in tre, tra fratelli), né la sensibilità che avevo allora (un'otite tre anni fa mi ha fregato il 10% del canale dx) né il tempo che avevo allora per fermarmi e gustare un album intero.

17-Vorresti che tutti completassero questa lista?
Lascio libera scelta

18-Di che colore hai i pantaloni e le scarpe in questo momento?
Pantalone nero, scarpe scamosciate marroni.

19-Che musica stai ascoltando?
Su VirginRadio: Life in technicolor II – Coldplay.

20-Se fossi un pastello che colore saresti? 
Verde pisello.

21-Profumi preferiti?
… docciaschiuma qualsiasi

22-Qual è stata l'ultima persona con cui hai parlato al telefono?
Un collega geometra.

23-Ti piace la persona che ti ha spedito questa cosa?
Ah, la Romins. Complicata, molto intelligente, un pizzico acida (per sua stessa ammissione), ma in fondo una brava persona.

24-Sport preferito da vedere?
Discesa libera (ma non so sciare), gare di tuffi (ma non so nuotare).

25-Colore dei capelli?
Castano, viraggio al grigio sulle tempie…

26-Colore degli occhi?
Castani. Quelli dei miei figli sono azzurri, entrambi: miracoli della genetica (o di mia madre, che ce l'ha azzurri?)

27-Indossi lenti a contatto?
Non le ho mai provate…

28-Cibi preferiti?
Pizza, spaghetti (… e mandolino!)

29-Film horror o a lieto fine?
Io film leggeri (che non mi fanno pensare), mia moglie film impegnati: alla fine vince lei.

30-Ultimo film visto?
Wall-E: bellissimo.

31-Colore della maglia che indossi?
A righini nero-viola-magenta-nero-verdechiaro-nero-arancio-viola-magenta-arancio ( e si ripete la texture…)

32-Estate o inverno?
Belle entrambe ed il loro succedersi.

33-Abbracci o baci?
Tutti e due, abbondantemente.

34-Chi risponderà più probabilmente?
Boh, questa volta non mi aspetto niente.

35-Chi risponderà meno probabilmente?
Idem #34.

36-Che libro stai leggendo?
Sul comodino ho "Undici" di Savina Dolores Massa, blogger nonché interessante scrittrice, che ho anche conosciuto personalmente a dicembre scorso.

37-Cosa c'è sul tuo tappetino del mouse?
Mousepad de "Collegio de Ingegneros de caminos, canales y puertos – Demarcaciòn de Madrid" regalatomi da Michelangelo (amico architetto) con sopra l'impronta di un morso che ha lasciato Cosmo quando appena cominciava a camminare: ce l'ho come una cosa di grande valore.

38-Cosa hai visto in TV ieri sera?
"Bakhita", fiction tv in due parti.

39-I tuoi suoni preferiti?
Vento, pioggia, fuoco crepitante, stridore di rondini, ecc…

40-Rolling Stones o Beatles?
Eheh, difficile scelta… The Who, sicuramente ;-)

41-Qual è il posto più lontano da casa che hai visitato?
Verso sud: passato lo stretto di Gibilterra, una piccola gita a Tetouan (Marocco) in viaggio di nozze. Verso nord: Heidelberg (Germania), gita-premio aziendale a spese di una grossa azienda di caldaie di riscaldamento. Ma spero di andare a trovare mio fratello a Copenhagen, vive lì da 10 anni.

42-Hai un talento speciale?
Si: il fischio bitonale (… un giorno andrò alla Corrida per questo)

43-Dove sei nata/o?
Ad Alberobello (Ba). Quel reparto maternità non c'è più ora, trasformato in RSA.

44-Chi speri assolutamente che risponda?
Me ne basta anche una/uno soltanto.

45-Credi nel destino?
Credo di leggere sempre qualche messaggio nelle cose che accadono quotidianamente, come "segni" premonitori del destino. Il resto è casualità, da accettare armati di pazienza a quintali.




sabato 4 aprile 2009

C'è Martino, con i suoi buoni voti a scuola, i messaggini che riceve dalle amichette (cartacei e/o SMS) e la sua nuova passione per la chitarra (che non può che farmi piacere - con pochi mesi di lezione già riesce a suonare qualche canzone di Battisti, merito del "mitico" maestro Mario -). Ma naturalmente, anzi soprattutto, c'è
<--- Cosmo!

Cosmo non smette di sorprendere per il suo caratterino, per la sua naturalezza nel disegno libero e … per il seguito che ha tra i suoi amichetti/e di scuola, che vorrebbero invitarlo ogni giorno a giocare e che lo riempiono di affettuosità. Lui minimizza, ma ora con questo paio di occhiali (eh sì, non sono lenti giocattolo e pare sia ereditario) sarà davvero irresistibile!

martedì 17 marzo 2009






"...
è per te che a volte piove a giugno
è per te il sorriso degli umani
è per te un'aranciata fresca
è per te lo scodinzolo dei cani
è per te il colore delle foglie
la forma strana della nuvole...
"

(L. Cherubini)

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Auguri, Martino!

domenica 1 marzo 2009

Con una nuova fotocamera tra le mani, di cui si è letta una recensione tecnica corrispondente alle esigenze (tecniche) dell'acquirente, ed un week-end in Puglia (...a casa) a disposizione che si fa? Si scatta, giusto?
Proviamo un pò a prendere confidenza con questa supercompatta made in Korea.





Il resto del set su Flickr.

mercoledì 25 febbraio 2009




A thousand people yell
Shouting my name
But I wanna die in this moment
I wanna die

And a thousand people smile
Smiling at me
But I wanna die in this moment
I wanna die

No way to understand
Why I've become the way I am
When the sky is filled with stars
I find a place inside my heart

Some people can take a blow
And won't ever drop
But I wanna die in this moment
I wanna die

She will tell me she loves me
And she won't ever stop
But I wanna die in this moment
I wanna die

The coldness in my soul
And I reach out for her to hold
Then I watch her close her eyes
It's only me that needs to cry

And if I stay with you
Do you believe that I'll pull through?

No way to understand
Why I've become the way I am
When the sky is filled with stars
I find a place inside my heart

Then I watch her close her eyes
It's only me that needs to cry

A thousand people yell
Shouting my name
But I wanna die in this moment
I wanna die



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Un migliaio di persone a gridare
Gridando il mio nome
Ma voglio morire in questo momento
Voglio morire

E un sorriso di migliaia di persone
Mi sorride
Ma voglio morire in questo momento
Voglio morire

Non c'è modo di capire
Perché sono diventato così come sono
Quando il cielo si riempie di stelle
Cerco un posto dentro il mio cuore

Alcune persone possono prendere una sbandata
E non cadere mai
Ma voglio morire in questo momento
Voglio morire

Lei mi dirà che mi ama
E lei non smetterebbe mai
Ma voglio morire in questo momento
Voglio morire

La freddezza nella mia anima
E io lì per arrivare a detenere la sua
Poi guardo il suo chiudersi gli occhi dinanzi
Solo perchè ha bisogno di piangere

E se volessi rimanere con te
Credi che attraverserei?

Non c'è modo di capire
Perché sono diventato così come sono
Quando il cielo si riempie di stelle
Cerco un posto dentro il mio cuore

Poi guardo il suo chiudere gli occhi dinanzi
E' solo perchè ha bisogno di piangere

Un migliaio di persone a gridare
Gridando il mio nome
Ma voglio morire in questo momento
Voglio morire


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Postilla: il testo della canzone è triste, non mi ci riconosco. Ma comunque volevo postarla questa canzone: mi piace.

sabato 14 febbraio 2009

... pssst! Io non vi ho detto niente, ma tra due giorni è il suo compleanno. Ed è di quelli importanti: sono ... anta!
Naturalmente lei è MGZ (Maria Grazia, mia moglie). Fatele gli auguri, anzi facciamo che tra due giorni vi lascio un post apposito dove farli. Ok?
P.S.: Se passa di qui e chiede di me, ditele che non mi avete visto...

venerdì 30 gennaio 2009


Ispirandomi ad analoga iniziativa radiofonica, voglio lanciare un (ennesimo) meme, dal titolo "3x6= la musica dei miei 18 anni". Ho scelto tre canzoni che hanno rappresentato (o mi ricordano in qualche modo, per qualche ragione) il mio passaggio alla maggiore età. E sono queste:
-          Heaven – Psychedelic Furs
-          Alive and kicking – Simple Minds
-          Never ending story – Limahl
Parliamo del settembre '86, in piena epoca paninara/duraniana: abbiate pietà! Alcune sono uscite un po’ prima dell'avvenimento, ma giravano ancora alla mia festa…
E vabbè direte: abbiamo messo 3 canzoni per ricordare i nostri 18 anni, ed il 3x6 dov'è? Eheh, 6 sono … i bloggers invitati a fare altrettanto:



Courtesy image: Patrick Nagel

martedì 27 gennaio 2009

casarossa1
C'è un posto a pochi passi da me, detto la Casa Rossa, dove nei primi anni '40 furono internati rifugiati e donne di origine ebrea. Furono trattati bene, contrariamente a quanto accadde ai loro simili altrove, ma erano pur sempre dei reclusi. All'indomani della shoah, un regista ungherese poi ci girò un film: "Donne senza nome", ispirandosi ai fatti appena accaduti. Da qualche anno questo luogo abbandonato, carico di memorie e in attesa di destinazione rivive nel Giorno della Memoria con una messa celebrata nella sua cappellina dal mio parroco, cappella quest'ultima affrescata da un artista ebreo internato anche lui.

sabato 24 gennaio 2009

Un vero talento, questa graziosa contrabbassista (si, non ne avevo viste finora) di nome Esperanza Spalding. L'altra sera era ospite dalla Dandini a Parla con me, in duo con un ottimo pianista. Una voce espressiva, una freschezza naturale, una tecnica eccezionale, un rapporto con lo strumento molto fisico. A soli 24 anni ha già varie collaborazioni con i big del jazz, e ne sentiremo sicuramente parlare ancora. Da ascoltare e vedere!




domenica 18 gennaio 2009


Non mi pare finora di aver speso esplicitamente parole sul paese nel quale sono nato e vivo. Si, proprio quello, Alberobello (i trulli, sito Unesco, ecc…). Tuttora cerco di carpirne il segreto, di cosa hanno di speciale queste pietre accatastate, quei pinnacoli e quelle chiancole. Una volta, di fronte ad un celebre architetto esposi una mia fantasiosa ipotesi: la forma del trullo ha in se rapporti riconducibili alle sezioni auree e a numeri celebri, troppo per un popolo di contadini, possibile se ipotizziamo origini extraterrestri ... il trullo come uno stargate, insomma. Pseudolo, presente alla scena voleva sprofondare ma l'architetto non mi guardò con lo sguardo pietoso; ci pensò un po’ e disse qualcosa tipo: "Di molte architetture tramandateci da popoli antichi non sappiamo tutto, basti osservare le piramidi ad esempio."


Tutto sommato amo il mio paesello, la sua gente, la sua provincialità, le tradizioni. Poi i trulli sono uno spunto continuo di immaginazione, sullo sfondo di un cielo terso soprattutto. Vi racconto di questa mia foto sopra.


C'è un affaccio sulla zona monumentale che ad ogni obiettivo di turista in visita a questo curioso paesello non è sicuramente sfuggito: il belvedere accanto alla chiesa di S. Lucia. Alla ricerca di un'immagine originale per una pubblicazione su Alberobello, nel maggio 2004 ho cercato un punto di ripresa nuovo. Idea: 20m più in alto, dal campanile della chiesa di S. Lucia. Oz mi presta la sua Nikon col grandangolo. Prima tappa: affronto l'obiettore che in quei giorni sorveglia l'altare con l'urna della Santa in visita ad Alberobello. Non mi conosce e quindi mi blocca in sagrestia: si, ho il permesso di don Fabio, lo chiamo ora così potrà confermare … "pronto don, sono Giuseppe, dovrei fare due foto dal campanile … sì, ti passo l'obiettore". Mi lascia passare, con le scuse. Scala a chiocciola non agevole, cacche di piccioni da scansare, una pesante botola metallica in cima alla scala da far scorrere, altre cacche di piccione, un campanone a pochi centimetri dalla testa … ma finalmente una panoramica davvero unica, emozionante. Monto l'obiettivo grandangolare, regolazioni, fotocamera in posizione e … batteria scarica! Dietro front, chiudo la botola, scendo, raggiungo a piedi lo studio di Oz (quel tipografo/grafico di mio fratello…), 500m andata e 500m ritorno a piedi, di corsa per non perdere quella luce giusta, il pass dell'obiettore, sagrestia, scala a chiocciola, cagate di piccione, botola, campanone da scansare, sudore, macchina in posizione: click!


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Update 14.02.2009.


Com'è la città dei Trulli dopo una spruzzata di neve? Più o meno così:




lunedì 12 gennaio 2009


Dunque, sopravviveremo alle tormente che il 2009 ci sta preparando? Lo scopriremo solo vivendo (cit.). Primo post dell'anno con due notiziole.

1)    La notte di San Silvestro, una vocina dentro come una sirena: "…perché non ti fai Facebook, dai cosa aspetti… vedrai ti porterà fortuna!" Ed ho ceduto alla tentazione. Fatto. Il bilancio a dieci giorni dall'apertura dell'account: circa 60 amici ritrovati su FB, alcuni latitanti da parecchi anni. Uno strumento molto potente, direi, da usare a piccole dosi però.

2)    Nell'ultimo week-end ho fatto l'ingegnere (eh eh, dove sta la novità?) cioè ho disegnato un paio di casse acustiche da pavimento e me le son costruite. Vero artigianato, bricolage a basso costo. Il desiderio era nell'aria da mesi: ho preparato tutto e nel giro di un week-end appunto sono "nate" queste due casse, come documentato meglio nel collage sotto.


Risultato sonoro: suonano … ma non come quelle da 1000 euri. Hanno pesato nel risultato la modesta fattura dei coni (50 euri per quattro coni, vuoi mettere…) e il materiale impiegato (pannelli di poliuretano da 3cm), lavorabilissimo ma dalle proprietà sonore dubbie… ecco: vi regalo il progetto!
Postilla a tutto: dopo aver concluso il lavoro e presentato con orgoglio alla famigliola i risultati, MGR fa: "Ma questi affari rimarranno QUI?"