mercoledì 11 luglio 2007


crisi_1Stupido. Bastava aprirsi un po’ e chissà se parlandone ti sarei potuto essere di aiuto. Ma hai preferito lanciare un urlo nel vuoto, un unico inutile estremo urlo di aiuto. Inutile, perfettamente inutile.


C'è un episodio che mi turba dall'altro ieri e del quale non riesco ancora a darmi una ragione. Una realtà che non potevo immaginare: una incomunicabilità che porta fino alla negazione della vita. Giovane ma già col volto segnato dal duro lavoro, conoscente da qualche anno, ultimamente avevamo instaurato anche rapporti lavorativi interessanti. Imprenditore figlio di imprenditore, con prospettive per il futuro e tanti impegni: nessun segnale apparente. Lunedì mattina, al rientro da un impegno fuori sede, la notizia dai miei colleghi di studio: suicidio. Così ora cerco di ricollegare frammenti delle sue conversazioni alla ricerca di una causa, ma finora niente, niente che mi possa fare intravedere un disegno di questo tipo. Deve esserci più di una ragione per negarsi alla vita, agli affetti di una famiglia e alle adorate tre figlie. Poi stamattina, la visita in studio del padre, preoccupato solo di come chiudere i lavori già avviati …

5 commenti:

utente anonimo ha detto...

mi colpisce quanto dici. ma spesso,concetrati sulle nostre cose e i nostri affetti ,nn ascoltiamo il grido silenzioso di chi sta male

jeneregretterien ha detto...

una risposta forse l'hai già avuta dal padre. Siamo ciechi e non ci accorgiamo della sofferenza di chi ci sta vicino.

monsieurvp ha detto...

Beppe,
avrei voluto scrivere sul mio blog dell'accadimento, esprimere quello che sentivo, pensavo, non ho avuto la forza.
La gente spesso, troppo spesso ormai, si chiude nella propria testa, arrovellando e mucinando i pensieri, non sapremo mai quello che gli passa in testa, fino a quando non decidono di renderci partecipi, se lo ritengono giusto.
Sapevo di situazioni un po' strane, il paesello questo è, non mi meraviglia per questo la reazione del padre quando è venuto da te; allo stesso tempo non mi meravigliano i commenti di alcune persone a lui molto strette il quale commento, di fronte alla bara, alla visita di alcuni è stato: Non gli abbiamo mai fatto mancare niente, gli abbiamo dato la casa" e via discorrendo.
per questo, caro beppe, penso che possedere la materialità delle cose, non sempre corrisponda ad una tranquillità interiore che ti faccia stare in pace con il mondo ma soprattutto con sa stessi.
Spesso basta un sorriso di chi ti è affianco quotidianamente, una pacca sulla spalla, un incoraggiamento a vivere, per vivere.
Forse questo è mancato nel tuo amico.
A presto,
MonsieurVP

Romins ha detto...

Che tristezza. Vedrai che mi capita la stessa cosa. Nessuno ascolta le mie grida d'aiuto. Lo farei solo perchè si sentano tutti stupidi a non aver capito!

ceglieterrestre ha detto...

Caro Beppe è molto triste, quello che hai scritto. Oggi le persone sono distratte, si corre troppo e non ci si accorge, della semplicità della vita. Se ti accorgi, che il mondo che ti circonda, non si trova sulla stessa onda della tua, possono accadere questi estremi.